Certe serate non cambiano una carriera, la illuminano sotto una luce diversa. Federico Casarini, con la doppietta realizzata nell’ultimo turno di Serie C con la maglia del Carpi, ha riacceso i riflettori su un percorso fatto di battaglie, cadute e ripartenze. Non è solo una questione di gol, ma di significato: l’ennesimo segnale di un giocatore che, nonostante l'età, continua a lasciare tracce profonde: "Dietro c’è tanto lavoro, ma soprattutto tanto amore per questo sport. Certo, richiede sacrifici fuori dal campo, soprattutto alla nostra età: allenamenti extra, andare a letto presto, la famiglia. Se hai passione, queste cose le fai volentieri, altrimenti arriva il momento di smettere. Io però ho ancora tanta voglia di dimostrare, ed è questa la mia spinta. Finché ce l’avrò, andrò avanti. Poi sarà il campo a decidere". Due gol, il secondo di tacco, che hanno permesso alla squadra biancorossa di avvicinarsi ulteriormente all'obiettivo stagionale: la salvezza.
Una vera e propria seconda giovinezza per il classe 1989, già protagonista di una lunga carriera tra i professionisti. Dagli anni in Serie A con il Bologna fino alla tappa che lo vede attualmente protagonista dalle parti del Cabassi: "È stata una settimana molto positiva, sia a livello di squadra, perché c’è stata l'opportunità di allungare in classifica, che a livello personale. È logico che sia una soddisfazione enorme: in una partita così importante, fare una doppietta… insomma, non potevo chiedere di meglio".
Due colori, il bianco e il rosso, che per Casarani significano soprattutto casa. Carpigiano d'origine, Federico oggi è uno dei grandi trascinatori del Carpi: "È una realtà storica, una città che calcisticamente ha fatto qualcosa di bello e importante, arrivando anche in Serie A. Essere qui rappresenta per me un’opportunità. Quando sono tornato volevo dimostrare che un ragazzo carpigiano è riuscito a fare qualcosa di importante anche fuori, soprattutto davanti alla mia gente. È stata ed è una sfida impegnativa, perché essere “profeta in patria” è sempre difficile per tanti motivi".
Una missione difficile e non scontata, carica di un peso emotivo sicuramente importante: "A oggi, secondo me, sto riuscendo nel mio intento. Sono venuto qui per dimostrare che il mio percorso non era ancora finito. Finché sarò qua cercherò di dare il massimo per Carpi e per me stesso".
Cara Bologna
Carpigiano di nascita, ma la prima casa 'calcistica' di Casarini è Bologna. Con i rossoblù si rende protagonista di una lunga trafila nel settore giovanile, fino ad una data per lui indimenticabile, il 18 gennaio 2009: "L'esorido in Serie A, è stato inaspettato. C’erano degli indizi, ma non avrei mai pensato di esordire così presto. Mihajlović dimostrò subito che non guardava età o altro: metteva in campo chi riteneva pronto". Una figura carismatica, sensibile e sempre molto attenta a ogni dettaglio: "Mi ha colpito molto per la fiducia immediata. Era una persona dal cuore enorme, un vero uomo. Posso solo ringraziarlo. Avrei potuto anche segnare, ma ho sbagliato: sarebbe stato un esordio perfetto".
Una prima volta seguita da un secondo esordio, quello da titolare, il 15 maggio 2009 durante Torino-Bologna: "Era una partita cruciale, uno scontro diretto contro il Torino per la salvezza, con lo stadio pieno. Purtroppo per me durò poco: fui costretto a uscire per un problema alla caviglia. Ma ero comunque contento: in quei momenti pensi solo all’esordio e alle cose positive. Il dispiacere c’è stato, ma da lì mi sono costruito le mie opportunità". Un percorso fatto di piccoli traguardi e momenti significatici, come in occasione del primo assist per Marco Di Vaio: "Marco per me è stato una persona importantissima. Era il simbolo di quella squadra e, da capitano, ci ha dato tanto. L’assist? In quegli anni potevi fargli anche il passaggio peggiore possibile ma lui segnava comunque. Mi è andata bene".
Una bella parentesi, seguita tuttavia ma da un primo bivio. Imboccare una strada diversa, partire per mettersi nuovamente in gioco: " Dopo l'esperienza a Lanciano tornai a Bologna con la consapevolezza che non sarei rimasto. Fu un contraccolpo, a Lanciano arrivammo a sfiorare i playoff. Lasciarsi e poi ritrovarsi, ed è così che inizia il secondo atto della storia tra Federico e il Bologna: "È stato un anno tostissimo. All’inizio rischiavamo il fallimento, la società chiese ai giocatori di abbassarsi gli stipendi per andare avanti. Era una squadra nuova, piena di giovani. Vincere subito dopo una retrocessione è difficilissimo. Si è creata un’alchimia forte con i tifosi, che hanno capito il momento di difficoltà. La festa finale è stata magica". E proprio durante quella stagione, in Serie B, fu il 'suo' Carpi a strappare uno dei pass per la massima serie: "Giocare contro il Carpi fu molto particolare. Alla fine però il verdetto sul campo parlò chiaro, perdemmo il 3-0".
Ripartire
Ottenuta la promozione in A con i rossoblù, Casarini viene ceduto al Novara in Serie B. Con gli azzurri sfiora la seconda promozione consecutiva in massima serie e indossa la fascia da capitano: "A Novara sono stati anni belli. Il primo anno arrivammo ai playoff, al terzo anno arrivò invece la retrocessione, ancora oggi non me lo so spiegare. Essendo capitano, la responsabilità era doppia e il colpo l’ho accusato molto. Ma fa parte del mestiere".
Trattenere il fiato per un momento, stringersi ai ricordi, poi respirare ancora, e ripartire. Inizia quindi la parentesi triennale con la maglia dell'Alessandria. Con il club piemontese Casarini trova la forza di reagire, preludio alla promozione in cadetteria dei grigi, arrivata in finale playoff con il Padova: "C’era un grande senso di responsabilità. Alcuni ragazzi non avevano mai tirato un rigore: sono stati fenomenali. È stata una vera lotteria, contro una squadra fortissima come il Padova. Una promozione lunga e combattuta".
Il presente, invece, lo vedo ancora protagonista dalle parti del Cabassi. Tra volti familiari e qualche coincidenza. Come quella che condivide con il suo attaule allenatore, Stefano Cassani. Entrambi sono infatti classe 1989: "È un qualcosa di particolare, dipende da come la vivi. Io metto la mia esperienza a disposizione e sono al suo servizio, sempre". E sul futuro: "Non lo so, ho tante idee, ma sono talmente focalizzato sul calcio che sto andando a rilento su tutto il resto. Sto cercando di capire cosa sia meglio fare. La passione resterà, il campo mi mancherà, quindi trovare un ruolo nel calcio, magari anche a Carpi, non sarebbe male. Però non voglio prendere decisioni ora. Sto ancora bene e ho ancora voglia di giocare. Non voglio affrettare nulla". Una carriera segnata da alti e bassi, tra promozioni e retrocessioni, tra gioie e momenti di dolore, sempre guidata da un unico filo conduttore: l’amore incondizionato per il calcio.
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