È una notte che dalle parti di Potenza non si scorderanno tanto facilmente. È una notte che corona quel sogno custodito nel cassetto per decenni da quei bambini cresciuti sentendo le storie dell'attacco raffica e della Serie B negli anni '60. Della vittoria in C2 nel 1992, o dei playoff vinti contro il Benevento nel 2007. Racconti di un calcio ormai ben lontano, praticamente dimenticato, ma che in qualche modo riuscivano a far immaginare a occhi lucidi ciò che, prima o poi, si sarebbe potuto ripetere.

Tutto ciò è stato possibile nella notte del 1° aprile 2026: nonostante la sconfitta per 1-0 sul campo del Francioni, il Potenza si aggiudica la prima Coppa Italia di Serie C della sua storia. Un successo destinato a rimanere nelle pagine di storia non solo del club ma di tutto il movimento calcistico lucano, traghettato dalla squadra del suo capoluogo verso un risultato finora mai raggiunto da nessun altro team della Basilicata.

È una notte che però sa anche di rinascita, perché molti dei presenti in questa serata al Francioni, probabilmente, erano anche sugli spalti di Teramo due anni fa, a sostenere un Potenza che si giocava minuto dopo minuto la permanenza in Serie C attraverso i playout contro il Monterosi. Un filo rosso che, inevitabilmente, si intreccia con un nome e un cognome: Pietro De Giorgio.

L'ex allenatore della Primavera rossoblù, infatti, è subentrato ad interim proprio in quel delicatissimo finale di stagione che vedeva il Potenza obbligato a fare risultato nella doppia sfida contro i laziali. 180 minuti carichi di tensione e di paura, poi sfociati nella gioia... ma anche nella consapevolezza che ora, da lì in avanti, ci sarebbe stato bisogno di qualcosa di diverso.

Aspettare il momento giusto
A dir la verità, il percorso di De Giorgio sulla panchina della prima squadra inizia ben prima, nell'ottobre 2023, quando per una sola partita fu chiamato a sostituire l'ormai esonerato Colombo. Poi ancora, dopo il secondo esonero, stavolta di Lerda, fu sempre l'ex attaccante a guidare il club stavolta per 3 gare che regalarono al Potenza 5 punti, quando nelle precedenti 4 erano riusciti a collezionarne soltanto uno. Ma ancora una volta, però, i tempi non sembrano essere maturi.

De Giorgio dovrà aspettare anche l'epilogo della deludente gestione Marchionni per giocarsi il tutto per tutto nelle ultime due giornate della regular season, che potevano ancora salvare il Potenza senza dover passare per i playout. Così non sarà: i lucani pareggiarono contro Messina e Virtus Francavilla, ma come si dice in questi casi, il resto "è storia". Chissà se in quelle settimane di fine 2023, quando De Giorgio ricevette per la seconda volta l'incarico ad interim riuscendo anche a strappare qualche risultato sul campo, per un momento, anche soltanto per un momento, non gli sia saltata in testa la possibilità concreta di rimanere su quella panchina.

Crescere
Un'iniezione di fiducia, un premio per quanto di buono svolto in così poco tempo. Qualcosa che non arriva immediatamente ma soltanto dopo la pausa estiva: il Potenza decide di ripartire con De Giorgio, vengono gettate le fondamenta di un nuovo ciclo. Il calciomercato fa tabula rasa del vecchio organico, preferendo ricominciare da 6 profili: Alastra, Cucchietti, Verrengia, Burgio, Castorani e Caturano. L'allenatore calabrese adotta subito un 4-3-3 che nel capoluogo conoscono ormai a memoria. Nuovi interpreti come Felippe, Schimmenti, Siatounis, D'Auria, Riggio e Petrungaro consentono a De Giorgio di mettere in campo un'identità di gioco che ben presto è riconosibile e stimata da tutti gli addetti ai lavori. Soltanto un anno dopo l'incubo playout, il Potenza sogna in grande: la vittoria per 3-0 sul Benevento capolista porta i lucani a -5 dalla vetta.

Si sa però che percorsi di questo tipo non sono lineari e necessitano di alti e bassi. Fa tutto parte della maturazione di una squadra rinata dalle proprie ceneri e di una rosa piusttosto giovane. Il girone di ritorno non va come sperato, il Potenza chiude al 7° posto e raggiunge il 2° turno dei playoff. In estate sarà tempo di altri saluti: da capitan Caturano, fino a Verrengia e Burgio che raggiungono la Serie B. È tempo di nuovi rodaggi, nuove dimestichezze da imparare, e sono inevitabili anche i crolli. I soli 2 punti ottenuti contro Latina, Team Altamura, Benevento e Cosenza mettono in pericolo la panchina di De Giorgio, ma stavolta è il gruppo ad emergere in tutta la sua compattezza. La svolta della stagione arriva proprio in difesa di chi, forse più di chiunque altro, assieme al proprio staff, aveva reso magico lo spogliatoio del Viviani.

Un segno indelebile
Il Potenza supera il 2° turno di Coppa Italia Serie C contro il Monopoli e poco dopo centra 7 risultati utili consecutivi che rimettono su dei buoni binari la stagione dei rossoblù. Nonostante la piena emergenza in infermeria, De Giorgio sa di poter fare affidamento anche sui più giovani: spazio a Ragone, Gabriele e lo stesso Bura, lanciato titolare al Liberati nel primo atto della semifinale contro la Ternana. Un processo di crescita e piena fiducia già ampiamente portato avanti da De Giorgio in passato. Lui che, proprio con i giovani, aveva iniziato il suo percorso a Potenza: da Galletta fino a Mazzeo, con quest'ultimo fondamentale nel finale di stagione 2024-25.

Adesso, a due anni di distanza da quelle tragiche serate contro il Monterosi, il Potenza torna a brillare e lo fa nel firmamento delle squadre che hanno aggiunto la Coppa Italia di Serie C alla propria bacheca. Alrri 180 minuti al cardiopalma, ancora una volta contro un club del Lazio. Lavoro, costanza, dedizione, ma soprattuto idee chiare e mentalità: gli ingredienti dei lucani per sfondare la porta di un tabù lungo ormai 34 anni, da quella Serie C2 vinta nel 1992. I rossoblù sono finalmente una squadra riconosibile - certo pur sempre con qualche lacuna, come dimostrano i dati relativi ai gol subiti - ma quantomeno consapevole di tutte le proprie potenzialità. "Ci tenevo a lasciare un segno a questa piazza che mi ha sempre accolto come un potentino", queste le parole di De Giorgio dopo aver battuto in semifinale la Ternana. Che dire, Pietro. Il segno l'hai lasciato ed è indelebile, nella storia e nella memoria dei 2500 presenti al Francioni e di un'intera comunità che hai portato sul tetto d'Italia per la prima volta in 107 anni.

Sezione: News / Data: Gio 02 aprile 2026 alle 14:30
Autore: Marco Gioviale
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