La Triestina dice addio alla Serie C nel modo più amaro possibile. La squadra di Marino crolla 1-6 contro il Vicenza, chiudendo con una pesante sconfitta una stagione già segnata dalla retrocessione aritmetica maturata nelle scorse giornate. Un’annata durissima, condizionata da ben 24 punti di penalizzazione e da mille ostacoli lungo il cammino.
Al termine della gara, l'allenatore si è presentato in conferenza stampa lanciando subito un messaggio forte e diretto: "Voglio iniziare ringraziando l'ambiente perché non è stato un anno facile ma abbiamo avuto il supporto della gente, del tifo e per questo devo dire grazie. Quest'ultima partita non deve assolutamente cancellare quanto di buono è stato fatto, di certo non siamo scesi in campo per chiudere il campionato in questo modo, però purtroppo affrontavamo una squadra che ha vinto il campionato un paio di mesi prima che finisse e che andava affrontata in un determinato modo. Noi l'abbiamo presa sotto ritmo poi l'episodio del rosso ha cambiato la partita, per loro come per noi era un derby quindi hanno fatto la partita per giocarla e per vincerla, siamo stati noi ad averla interpretata in maniera sbagliata e questo non doveva accadere".
L'allenatore però ha voluto fare una precisazione importante: "Non voglio assolutamente che la gente ci condanni per non aver onorato la maglia, questa è una cosa che non permetto perché questo è un gruppo che avrebbe potuto tirare i remi in barca a gennaio, non l'ha fatto e ai punti oggi si sarebbe guadagnato il diritto di giocarsi la salvezza ai playout, con tutte le difficoltà che tutti sappiamo sono state affrontate. Deve restare questo, ovviamente brucia perdere e farlo in questo modo, ma sinceramente non me la sento di dare responsabilità a questa squadra. Si può dire che si sarebbe dovuta affrontare la partita in un altro modo, che loro non avrebbero dovuto chiedere l'espulsione, è giusto quello che i nostri avversari hanno fatto anche se non so se io avrei fatto lo stesso, ma ognuno interpreta il calcio a modo suo e reputo giusto tutto. Dobbiamo fare mea culpa e prendere serate come questa come opportunità di crescita, parlo anche per il sottoscritto, imparando che nulla è scontato e che non si deve mollare niente, dando sempre tutto fino alla fine. Questo è l'insegnamento arrivato oggi da una grande squadra alla quale faccio i complimenti per aver vinto con merito da tempo il campionato".
Marino si è soffermato anche sulla riunione tecnica pre-partita: "Solitamente ai ragazzi scrivo sempre una frase motivazionale, oggi ho scritto per loro una citazione di Nelson Mandela che diceva 'non voglio essere ricordato per le mie vittorie ma per tutte le volte che sono caduto e mi sono rialzato'. Questo è stato il nostro anno e così a prescindere da oggi dobbiamo finirlo. Questo, pur in mezzo alle difficoltà, è stato per me un percorso di crescita, perché non sono arrivato in prima squadra in situazioni di tranquillità. La prima volta subentrando a Santoni nella trasferta di Trento, quest'anno non ne parliamo proprio, ogni subentro è arrivato in momenti di grande difficoltà, ma considero Trieste la mia madre calcistica e la porterò sempre nel cuore. C'è il rammarico di non aver visto lo stadio pieno ma questa è anche una nostra responsabilità, perché la gente si affeziona quando si fa bene, quando si vince e si portano i risultati, il calcio ce lo insegna".
Triestina, Marino: "L'esonero di Tesser era sembrato un sinonimo di resa"
L'allenatore Marino si è soffermato anche sulle difficoltà della stagione: "Quest'anno è iniziato in un determinato modo ma vedere i tifosi alla fine di questa stagione applaudirci, apprezzando quanto abbiamo fatto, è stato un segno di riconoscenza e sarò sempre grato alla gente di Trieste, a chi mi ha e ci ha supportato, ai tantissimi messaggi arrivati anche in forma privata, in un anno così difficile mi hanno dato la forza per andare avanti. Posso solo augurare il meglio a questa città, a questa squadra, a questo club, perché non merita assolutamente una categoria come la D. Quest'estate siamo partiti senza ritiro, subito con una gara di Coppa Italia, senza mai sfigurare lungo tutto l'arco della stagione se non in tre occasioni, penso a Renate, ad Arzignano e ad oggi. Per come era stata prospettata l'annata, l'esonero di Tesser era sembrato un sinonimo di resa, inutile nascondersi, da gennaio in poi va via Attilio e oltre a lui Ionita, Crnigoj, Gündüz, Moretti, è finita. Invece noi da lì abbiamo iniziato a fare punti rafforzando un'identità, con risultati che oggi ci avrebbero permesso di giocarci gli spareggi salvezza, questo significa tanto".
E sui mesi trascorsi: "Abbiamo prodotto tanto in questi mesi, la terza squadra per possesso palla, la quarta più prolifica del 2026, esprimendo un buon calcio con personalità e questo non è stato facile, facendo parallelamente a tutto questo esordire sei o sette ragazzi, cosa credo mai capitata nella storia della Triestina. Ragazzi che non vengono da un percorso di costruzione durato anni come accade in altre realtà più strutturate, ma da esperienze durate qualche mese, chi più chi meno. Farli esordire in un campionato come questo non è affatto facile, la differenza con una Primavera 3 è veramente grande, ma è stato fatto con piacere ed anche bene, vista la media punti che ci ha permesso di tenere fino alla fine in campo una squadra viva. Questo grazie ai risultati, perché si può parlare di empatia, di gruppo, di gestione, ma se non fai risultati in un'annata come questa inizia la depressione, la rassegnazione, noi invece abbiamo fatto risultati e non è stato affatto facile, portando la barca in porto e imbarcando acqua purtroppo proprio alla fine, cosa che non avrei certo voluto. Fa molto male a tutti noi e non lo meritavamo, ma l'approccio sbagliato di oggi non deve assolutamente infangare quanto di buono è stato fatto, ed è stato tanto".
A conclusione un commento sul suo futuro: "Non è una cosa di mia competenza, il mio augurio è che chiunque sarà qui dovrà sentirsi responsabile e metterci il cuore. Ho conosciuto i magazzinieri, lo staff medico, tutte le persone che lavorano quotidianamente per il club, queste sono persone parte di una piazza che merita tutto tranne che una categoria come la D. E' una realtà che merita massimo rispetto, massimo attaccamento, non è retorica per un saluto finale. Ho vissuto qui nella massima difficoltà e necessaria praticità, solo chi ha vissuto tutto questo accanto a me e a noi, sa i sacrifici che sono stati fatti, da me e non solo. Sulla propria pelle, nei confronti della propria famiglia, sentivo di poter provare a fare qualcosa di importante per questa città. Ci ho provato fino alla fine, non ci sono riuscito e sarà il mio più grande rammarico, ma se guardo i punti non ho nulla da imputare a me stesso così come ai ragazzi perché ribadisco ancora una volta, senza quella enorme penalità oggi ci giocheremmo i playout".
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