L’Ascoli torna in Serie B e lo fa al termine di una cavalcata entusiasmante guidata da Tomei, decisivo nel successo nel ritorno della finale playoff contro l’Union Brescia. Una gioia incontenibile, quella dell'allenatore, raccontata ai colleghi di Tuttosport, tra emozione, orgoglio e consapevolezza di un’impresa costruita passo dopo passo. "Abbiamo festeggiato il giusto ripartiremo il 13 luglio, mi godo un po' di riposo dopo un ultimo mese intenso". Questo l'esordio dell'allenatore bianconero che poi prosegue: "Siamo riusciti a conquistare un traguardo meritato che però non arrivava mai. A fare la differenza è stato il gruppo formatosi in una squadra ricostruita da zero la scorsa estate. C'è stata anche un briciolo di fortuna perché in questi casi devono incastrarsi diversi fattori tra cui l'aspetto umano. Durante l'anno non ci sono mai stati problemi pesanti e questo ci ha portati a lavorare con entusiasmo, per la voglia di stare insieme".
L'allenatore ha poi proseguito sottolineando il lavoro svolto: "La divisione tra giochisti e risolutivi non ha senso. Qualsiasi persona nel suo lavoro deve fare ciò che gli piace. A me piace un tipo di lavoro che mi renda soddisfatto, dando personalità alla squadra, occorre però avere la fortuna di trovare ragazzi disponibili e io li ho avuti. Ho chiesto di condividere il voler dominare le partite, di essere aggressivi e li ho visti divertirsi".
Tomei, fresco di rinnovo, ha parlato anche della prossima stagione in Serie B: "Se hai un'identità di gioco, la mantieni in tutte le categorie. Se saremo bravi a replicare le forze e l'attenzione, sapendo che la B è un campionato molto duro, si può ripetere il nostro modo di giocare. Partiremo con un profilo basso, dobbiamo solo programmare un assestamento nella categoria. Ci vorrà molta umiltà. In B cambia soprattutto la fisicità, è un calcio più atletico".
Tomei ha fatto sua l’eredità degli allenatori transitati da Pescara, figure che hanno lasciato un’impronta profonda in chi, fin da giovane, sognava di intraprendere la stessa strada: "Aver potuto vivere le epoche di Galeone e Zeman ha sicuramente tracciato una strada non solo a me, ma anche a Di Francesco, Grosso, D'Aversa. Se vedi un calcio propositivo e spumeggiante ti viene voglia di replicarlo".
Ascoli, Tomei: "Ero di poche parole"
Nel corso dell’intervista, Tomei ha ripercorso anche la sua esperienza da calciatore, soffermandosi in particolare sugli anni vissuti da difensore: "Può sembrare un paradosso, ma proprio perchè non mi sono mai divertito nel correre dietro agli altri, da allenatore chiedo ai miei di avere la palla, così è più bello".
Taciturno, quasi schivo, da allenatore ha dovuto inevitabilmente rivedere il proprio modo di comunicare, adattandosi alle esigenze del ruolo che lo espone molto di più. Da giocatore, invece, era noto con il soprannome di “il russo”: "Ero di poche parole, nei viaggi e nei ritiri leggevo tanto soprattutto libri sugli indiani d'America".
"Riesco a trasmettere ai miei giocatori l'importanza della resilienza"
Una carriera da giocatore che l'ha visto protagonista di diversi infortuni: "Quattro crociati, menischi, tibia e perone. Per questo riesco a trasmettere ai miei giocatori l'importanza della resilienza".
A conclusione un commento sul legame che ha con Di Francesco: "Sono stato molto contento della sua salvezza con il Lecce. Gli stavano mettendo un'etichetta che non meritava, di allenatore che retrocedeva. Ci si dimentica il lavoro col Sassuolo portato in Europa e quella semifinale di Champions con la Roma quando eliminammo il Barcellona nei quarti. Resta la notte più bella della mia vita anche perchè era il giorno del mio compleanno".
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