Quattro milioni di anime unite dalla bellezza del pallone. La piccola Croazia, grande culla di campioni. Danzante sul mondo, sotto Dalic e Modric, perché rappresentanzione più fedele del sentimento popolare, mista all'estetica del gioco che vince il tempo e le sue logiche. Sfondando barriere, ridisegnando confini, esportando speranze. E prospettive. Sì: anche Karlo Butic ha avuto modo di sognare il futuro.

Perché, zaino in spalla e desideri nel borsone, è partito da Zara e arrivato fino alla Scala del calcio. San Siro, l'Inter, due colori che raccontano una storia di coppe e di campioni. Mirabelli mise l'occhio sul suo talento (anno 2016), il suo talento piacque a tutti, ma non tutti sono poi riusciti ad attenderne i progressi. Dopo un campionato di Primavera messo in bacheca, 17 partite e 7 gol totali, il ragazzo cambia aria. Dalla frenesia di Milano si immerge nella vita lenta di Torino

Il granata gli dona. E in un certo senso ben si sposa con le sue radici. Grinta, cuore, testa e gambe a mille watt. E poi tanti, tanti gol nel suo serbatoio. L'unica droga a cui non sa dire no. Ne fa 20 in 29 partite di Primavera 1, vince una Coppa Italia di categoria, Mazzarri lo coccola e spesso lo porta su, al fianco dei grandi. Ma non debutta. Quindi perde qualcosa. Eppure no: non si perde. Mai.

Riparte, sempre. Prova e riprova, cade a decibel altissimi. Lo sentono tutti, anche quando elemosina sfide dal basso. Si guadagna il riscatto, pane per uomini forti. Ternana, Campobasso, Arezzo: pochi gol, tanto ossigeno. Poi l'expolit di Cesena, i dieci gol in C, il Pordeone e la B sottratta al Cosenza (un suo gol ne sancì la retrocessione in C nel 2021), quella che diventerà poi la sua nuova squadra (ma sempre in B, dopo ripescaggio). Feralpisalò, gloria. Ritorno in patria, tutta vita. Il Sarajevo, una tappa di riscoperta. Verso Caserta. Verso Bari. La sua prossima missione, per sognare ancora il futuro...

Storia di un ragazzo abituato a vincere

Torniamo in riva al Garda. La criniera del leone a pettinare il mito. L'ingresso nel pantheon dei giganti: era il 2022. Butic, lasciato Cosenza dopo 13 partite in Serie B, accetta la sfida con la C. Lo chiama la Feralpisalò, per irrobustire le sue scorte offensive. Lui arriva, in punta di piedi, e lega a sé l'impresa. Con lui, la squadra rifinisce il salto al livello successivo del gioco. Agli ordini di chi? Di Stefano Vecchi, colui che accolse il croato all'Inter, lanciandolo verso vita. I cerchi della vita.

Butic resterà anche in Serie B, ma non riuscirà ad evitare la nuova downfall dei bresciani. Pur segnando 5 gol. Dunque chiude un capitolo per scriverne un altro. E per riscrivere la trama: inizio e svolgimento. La fine? Lontanissima. Prima la certezza del domani: va in Croazia con lo Slaven Belupo, poi va a Sarajevo e vince un campionato bosniaco. Infine la Casertana. Agli ordini di chi? Di Federico Coppitelli, che lo ha invece guidato sotto la Mole. Si ritrovano sotto i colpi del destino, e sognano come allora: in 15 partite il bomber ne fa 7. La B sfuma, vero, ma sarà dolce brindare a quei ricordi lì. Sì: c'è ancora domani.

A Bari per continuare a correre

E il domani di Butic canterà come il galletto di Bari. Nella filosofia di Nietzsche, il risveglio della ragione. L'alba di un nuovo giorno. Contro la paura e l'illusione. Chissà che non gli regali la consapevolezza che si può. Che si deve, anzi. Continuare a correre.

I biancorossi bramano la casella B, ma prima devono passare dal punto C. A chi affidarsi? A chi se intende. Il peso e il fiuto di Karlo, la scaltrezza e il cinismo di Gomez. L'orchestra di Rastelli e il tatto di Marino. Il calore della piazza e una promessa stretta tra le dita del cuore. Bisogna tornare a far sorridere.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Ven 24 luglio 2026 alle 20:55
Autore: Edoardo Gatti
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