Ritrovarsi dopo tanto tempo, sfogliare insieme l'album dei ricordi, rivivere e riviversi anche solo per un istante. Brindando a ciò che è stato, aspirando a quel che sarà: no, il viaggio non è ancora finito. Un cuore può battere anche a distanza di 11 anni, così come un sorriso può splendere e una lacrima scendere giù. Tutto normale, specialmente quando è il campo a riunire i pezzi. Domenica 29 marzo toccherà a Mimmo Di Carlo e Andrea Mandorlini sfondare la quarta parte e coinvolgerci nel loro quinto scontro diretto da allenatori.
Qualche ruga in più e qualche categoria più in giù (sarà Serie C), ma in fondo va benissimo così. Significa che entrambi, pur affrontando impervie, hanno lasciato il segno e meritano di tramandarne l'essenza. Chi con il Gubbio, chi con il Ravenna: eccole, le rispettive nuove dimore sportive dei due condottieri. Che adesso si riaffronteranno, ognuno con il suo obiettivo: il primo vuole consolidare i rossoblù in zona playoff (è attualmente ottavo), il secondo ha il dovere di mantenere altissimo il colore granata (è terzo, a -4 dall'Ascoli secondo).
Status diversi, comune denominatore: sormontare l'altro. Cosa che, nei precedenti incroci, è successa solo una volta. Precisamente, il 23 febbraio 2014. Sul palcoscenico della Serie A. In ordine: Di Carlo allenava il Livorno e aveva da poco rimpiazzato Davide Nicola (che verrà poi richiamato a retrocessione oramai certa), mentre Mandorlini era alla guida di un Hellas Verona che, con lui al timone, aveva già scalato la C e la B. Esito del confronto? Al Picchi finì 2-3 per i gialloblù, che volarono sulle ali di Jankovic, Romulo e... Luca Toni. Sì, era proprio un altro calcio. Basti pensare che per i granata segnarono Leandro Greco (ex Pro Patria, tra le altre cose) e Paulinho. Ricordate?
Tempi in cui Iturbe era considerato un vero e proprio crack, ma riavvolgiamo ulteriormente il nastro. Come detto, oltre a questo trionfo, non vi sono state altre conquiste: bensì, tre pareggi. Il primo è datato 14 novembre 2005 e coincise con l'esordio di Mandorlini sulla panchina del Bologna, in Serie B. Dall'altra parte, Di Carlo allenava un Mantova che, di lì a poco, avrebbe infastidito le big e sfiorato la Serie A (perse la finale playoff contro il Torino). Finì 0-0, ma apparecchiò la tavola per altri due duelli davvero molto accesi.
Il 3-3 del 2015, un elogio alla follia. Ma non solo...
Alt: procediamo per gradi. Perché prima del favoloso 3-3 del 4 aprile, i due allenatori hanno regalato un altro scontro meritevole di ricordo. Datato specificatamente 4 novembre 2007, contrappose il Parma dell'ex Chievo e il Siena dell'ex Inter. Risultato? Un 2-2 amarcord, letteralmente. Segnarono, nella stessa partita, Bernardo Corradi, Davide Matteini, Paolino De Ceglie (al suo secondo gol consecutivo in A dopo quello al Catania) e l'attuale allenatore della Primavera della Fiorentina Daniele Galloppa (che sigillò il pari finale dei bianconeri allo scoccare del 90esimo).
Non male. Spettacolare. Ma mai quanto (e adesso ci arriviamo) dell'ultimo incrocio incamerato nella storia dai due allenatori. 4 aprile 2015. Scenario simile a quello del Picchi: Mandorlini sta guidando l'Hellas a una comoda salvezza, Di Carlo sta cercando di salvare il Cesena di Defrel e compagnia. Uno riuscirà nel suo intento, l'altro no. Ma in quella partita accadde l'inimmaginabile. Perché il Verona, al 62', era sopra di 3 gol: Toni, Juanito Gomez, Toni. Tutto secondo i piani, con il campione del mondo che diventa anche miglior marcatore all-time degli scaligeri in massima serie. Tutto secondo i piani, sì... quantomeno fino al 70': quando l'allora asso romagnolo Carbonero fa 3-1. Aprendo quindi la clamorosa girandola: Brienza fa 3-2, Succi scrive 3-3. Finisce così, eppure non l'abbiamo ancora dimenticata.
Gubbio-Ravenna, i precedenti
Torniamo a parlare di presente, perché lo stato attuale delle cose lo richiede. Gli allenatori, adesso, si affronteranno in Serie C e tenteranno di regalare eguali emozioni a chi legge. Per giunta, anche Gubbio e Ravenna hanno saputo regalare delle discrete cartoline. Esemplare, a proposito di pari-spettacolo, il 3-3 del 2019/2020.
All'andata, invece, terminò 1-1. Era il 22 novembre, era una Serie C ancora in piena evoluzione. I romagnoli, allora allenati da Marchionni, andarono avanti dopo un giro d'orologio con Di Marco. Ma i rossoblù equilibrarono il confronto con il sigillo di La Mantia, alla terza freccia stagionale. Ora ne ha 5, ma chissà che non abbia voglia di ripetersi. Specialmente perché il Gubbio, entro le proprie mura, ha già saputo battere l'alter ego di domenica: nel 20/21 finì 3-1. Che sia di buon auspicio?
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