Il calcio è una capriola di attimi unici. E se non ci credete, chiedete ad Anass Serbouti, difensore centrale del Pineto. Che ne ha viste tante, nei suoi 26 anni di lotta e pallone. La Sampdoria, la Serie D, la resa, la riconquista. e, adesso, la Serie C. Il professionismo, il grande calcio: chiamatelo come volete. Sta di fatto che lui, partendo e ripartendo da zero, è arrivato lì. A sbracciare per il sogno. Quale dei tanti? Beh: uno parla la sua lingua natìa. Sotto sotto, spera ancora nel Marocco.
Il difensore a Lacasadic.com ha ricostruito ogni tappa della sua carriera, partendo proprio dall'ultima partita giocata contro il Carpi: "La vittoria di sabato è stata fondamentale perché volevamo dare continuità al successo con il Bra. Siamo felicissimi di aver portato a casa altri tre punti, il nostro pensiero resta sempre lo stesso: affrontare una partita alla volta, cercando di raccogliere il massimo ogni giornata senza fare troppi calcoli".
Tre punti vitali, che alimentano il sogno playoff degli abruzzesi: "Devo tantissimo alla società per avermi dato la possibilità di rimettermi in gioco dopo un anno e mezzo di stop per due infortuni al crociato anteriore" - dice Serbouti. Che prosegue così: "Hanno creduto in me in un momento delicato e l’unico modo che ho per ringraziarli è dare sempre il massimo in campo, ogni volta che vengo chiamato in causa. Qui ho trovato una società piena di entusiasmo, organizzata e attenta a metterci nelle migliori condizioni per lavorare. Fin dal mio arrivo ho percepito subito la qualità del gruppo e il percorso che abbiamo fatto ci ha fatto crescere tanto".
Fermarsi? No, troppo banale. E poi, l'allenatore Ivan Tisci non lo permetterebbe. Anzi: "Le idee che ci propone settimana dopo settimana stanno portando frutti, e la cosa che apprezzo di più è l’intensità che riesce a farci mettere in allenamento: ci alleniamo forte, con ritmi alti, e questo poi si vede in partita, dove riusciamo a tenere bene il campo per tutti i novanta minuti". Insomma: tutto sembra coincidere. Difatti, i numeri non mentono.
Tra alti e bassi: la stagione del Pineto dagli occhi di Serbouti
Anche se non è sempre stata una piacevole discesa, la rincorsa dei teramani. Lo dimostrano le quattro sconfitte consecutive incassate tra inizio e fine febbraio. Ammette anche Serbouti: "Quando attraversi un periodo in cui i risultati non arrivano, la cosa più importante è non demoralizzarsi e continuare a credere nel percorso che hai intrapreso. In quel momento devi essere lucido, non stravolgere tutto e restare fedele ai principi che ti hanno portato fin lì. Per uscire da quella fase ci siamo concentrati proprio sui nostri concetti base e abbiamo continuato a lavorarci forte, con disciplina e costanza. Sono convinto che, alla lunga, se continui a spingere ogni giorno, i risultati arrivano".
Sì: i risultati sono decisamente arrivati. Ma è il come sono arrivati che fa la differenza. Da squadra matura e consapevole. Sciolta, nelle gambe e nello spirito. E con le idee chiare: "Il momento più bello, finora, è stato il filotto di 14 risultati utili in 15 partite, in quella fase riuscivamo davvero a esprimerci al meglio, sia come gioco che come mentalità. Subito dopo, però, abbiamo attraversato un periodo buio con quattro sconfitte di fila, che ci ha messo alla prova ma allo stesso tempo ci ha fatto capire quanto fosse forte il nostro gruppo. Penso che abbiamo imparato quali sono i nostri punti di forza e i nostri limiti e, con il gruppo che abbiamo costruito, sono molto fiducioso per questo finale di stagione". Alt: ora, passo indietro. Dove nasce il Serbouti calciatore? Dalla Samp e...dai campi della D. Riavvolgiamo il nastro.
Samp, Mantova e...il Marocco
Fino a questo punto della stagione, il classe 2000 ha raccolto 21 presenze complessive, con un assist iscritto a referto. Dopo i guai poc'anzi menzionati (in maglia Latina, nel 23/24), la ripartenza è qui servita. E non si discosta dal credo-base del calciatore, che parla sempre la stessa lingua: "I miei punti di forza sono sempre stati l’aggressività e la corsa: mi piace essere intenso nel duello e avere gamba per coprire il campo. Ogni giorno, però, lavoro per migliorare nella gestione dei momenti della partita, capire quando alzare i giri e quando, invece, usare più testa che istinto per sfruttare al meglio le mie qualità". Prerogative affinate proprio nell'ambiente blucerchiato, che Anass ricorda così: "Il percorso alla Sampdoria mi ha aiutato tanto a crescere sotto tutti i punti di vista, soprattutto sul ritmo e sull’intensità del gioco. Stare in un settore giovanile di alto livello ti obbliga a curare ogni dettaglio e questo, con il tempo, fa davvero la differenza".
Anche se la vera palestra resta (e resterà) la Serie D, categoria che Serbouti ha persino dimostrato di saper vincere. Parlano per lui le promozioni agguantate con le maglie di San Giuliano e Mantova. Ma parlano per lui anche le tappe in quel di Fanfulla e Chieri, formative a modo loro. Specialmente per un motivo: "Non avendo la cittadinanza, sapevo che per arrivare in Serie C dovevo per forza vincere il campionato, e questo mi ha insegnato cosa vuol dire perseverare quando hai un obiettivo preciso. Dopo due campionati vinti sono riuscito a conquistarmi la C e Mantova, in particolare, è stata una tappa decisiva: una piazza importante, con aspettative alte e la voglia di tornare nel calcio professionistico. Quell’ambiente mi ha messo alla prova e mi ha fatto crescere molto come calciatore e come uomo".
Vero, Anass si è fatto uomo. Ma sotto sotto cova ancora sogni bambini. Esempi? La nazionale del Marocco, lui che è di Oued Zem: "Il calcio in Marocco è in grande crescita: negli ultimi anni sono stati fatti investimenti importanti nelle infrastrutture e nella formazione dei giocatori fin da piccoli, e i risultati si vedono, anche a livello di nazionale. Oggi il Marocco è arrivato fino all’8º posto nel ranking FIFA, il miglior piazzamento della sua storia, segno che tutto il lavoro che c’è dietro sta andando nella direzione giusta. Per me è sempre stato un sogno vestire la maglia della nazionale marocchina, ed è un sogno che ho ancora oggi, anche sapendo quanto sia alta la qualità della selezione attuale".
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