Il Ravenna approccia la sfida decisiva contro il Cittadella con la consapevolezza di chi ha attraversato una tempesta ed è riuscito a venirne fuori più forte. Al “Tombolato”, l’andata dei playoff è stata un’autentica odissea: sotto di due reti, i giallorossi hanno trovato il coraggio di rialzarsi in appena quattro minuti grazie a Bani e al rigore glaciale di Fischnaller. “C’è tempo”, cantava Ivano Fossati, e il Ravenna a Cittadella ha dimostrato che il suo non è ancora finito.
I numeri raccontano una stagione da autentica “matricola terribile”, chiusa al terzo posto con 73 punti e una solidità casalinga impressionante: 14 vittorie e una sola sconfitta al “Benelli”. La forza di questo gruppo nasce da una programmazione capace di fondere la freschezza di giocatori come Joshua Tenkorang — capocannoniere della squadra insieme a Fischnaller con 8 reti — e Cristian Spini, leader degli assist con 11 passaggi vincenti, con l’esperienza di chi i grandi palcoscenici li conosce a memoria.
La società romagnola, per il suo ritorno in Serie C, ha puntato sul carisma di uomini come Nicolas Viola, regista da 111 presenze in Serie A e padrone di un sinistro capace di incantare su ogni calcio piazzato, e Stefano Okaka, arrivato per garantire presenza, personalità e fisicità all’attacco. Accanto a loro, l’esperienza di Giulio Donati in difesa e la leadership tra i pali di Giacomo Poluzzi assicurano quella tenuta emotiva fondamentale quando la pressione rischia di schiacciare i meno esperti.
L’esperienza giallorossa non rappresenta soltanto un dato anagrafico, ma una vera bussola a livello tattico. Se giovani come Tenkorang e Spini garantiscono strappi, intensità e imprevedibilità, i veterani fanno sì che l’orchestra giallorossa non perda mai il ritmo, trasformando ogni pallone pesante in una scelta lucida. È un equilibrio cercato e costruito: la freschezza della gioventù unita all'esperienza di chi ha già attraversato mille battaglie calcistiche.
Il Ravenna dei Mandorlini: un album di famiglia tra campo e scrivania
Quella del Ravenna è una storia che profuma di casa e appartenenza: Andrea Mandorlini in panchina, il figlio Matteo a dettare i tempi in mezzo al campo e l’altro figlio, Davide, a coordinare tutto nel ruolo di direttore sportivo. Una combinazione rara nel professionismo che, al di là della retorica, mette al centro il lavoro quotidiano e la tutela di un club che Andrea aveva già condotto in Serie B nel 1996.
In campo, Matteo Mandorlini è l’uomo che garantisce equilibrio e ordine tattico. Centrocampista classe 1988, si è ritagliato un ruolo fondamentale agendo da play davanti alla difesa, con il compito di dare geometrie e protezione alla difesa. La sua è una situazione professionale quasi unica: giocare per il club della propria città natale sotto la guida tecnica del padre Andrea e con il fratello Davide alla direzione sportiva.
Il Ravenna si gioca tutto davanti al suo pubblico
Il futuro prossimo ha una data cerchiata in rosso sul calendario: mercoledì 13 maggio, ore 20:00, stadio “Bruno Benelli”. Al Ravenna, grazie al miglior piazzamento ottenuto nella regular season, basterà anche un pareggio per superare l’ostacolo Cittadella e continuare la scalata verso quella Serie B che manca da 25 anni. Sarà una notte di battaglia vera, in cui lo stadio romagnolo promette di trascinare ancora una volta i suoi uomini.
Il Ravenna si aggrappa all’esperienza dei suoi leader e alla forza di un gruppo che, nel corso della stagione, ha saputo trasformare ogni difficoltà in energia positiva. Di fronte ci sarà un Cittadella pronto a giocarsi tutto, ma i giallorossi hanno già dimostrato di possedere carattere, equilibrio e fame. Novanta minuti per continuare a inseguire un sogno che in città aspettano da troppo tempo.
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