Una stagione di insormontabili difficoltà per la Triestina, iniziate sin dagli albori del campionato. La squadra allenata da Giuseppe Marino si trova infatti all’ultimo posto della classifica del Girone A, complice anche la pesantissima penalizzazione di 24 punti complessivi ricevuta nel corso dei mesi. L’allenatore triestino - che aveva iniziato la stagione alla guida della formazione biancorossa - ha ripreso in mano la squadra a gennaio 2026 in seguito all’esonero di Attilio Tesser, chiamato a rincorrere una disperata salvezza. Al culmine di un percorso estremamente controverso, la Triestina è retrocessa in Serie D con ben sei giornate d’anticipo, salutando il professionismo dopo nove anni di permanenza in Serie C. Le cause del crollo verticale di una realtà di spicco come quella friulana sono molteplici. E, soprattutto, scollegate in buona parte dalle vicende di campo.
Le problematiche degli alabardati sono da ricercare principalmente nella gestione condotta dalla società. Nello specifico, sotto il profilo finanziario. La più che complicata situazione economica ha infatti condotto il club sull’orlo del fallimento, generando una reazione a catena di conseguenze che hanno inevitabilmente compromesso in maniera irreversibile la stagione dei biancorossi. La penalizzazione in classifica, dovuta a numerose inadempienze amministrative e al mancato versamento dei contributi, ha impattato sull’aspetto psicologico della squadra. I giocatori, per mesi, non hanno avuto la possibilità di ricevere lo stipendio: uno scenario che non ha sicuramente contribuito al raggiungimento degli obiettivi prefissati.
La formazione friulana ha iniziato il campionato 2025/2026 con Marino in panchina, ottenendo risultati complessivamente positivi. Nelle prime 10 giornate, infatti, la Triestina ha collezionato 13 punti in classifica mantenendo un ruolino di marcia che avrebbe potuto, sulla carta, consentire ai biancorossi di centrare la salvezza. Il cambio di proprietà avvenuto in corso d’opera ha però scombinato ulteriormente i piani, portando alla sostituzione dell’allenatore con Attilio Tesser. La decisione non ha sortito gli effetti sperati: nonostante l’esperienza della nuova guida tecnica, infatti, la situazione di classifica è sensibilmente peggiorata. Il ritorno in panchina proprio di Marino, richiamato dalla dirigenza a metà gennaio per cercare di aggrapparsi a una salvezza ormai insperata, certifica ulteriormente il clima di caos che ha dominato in casa biancorossa.
Nell’economia della stagione disastrosa della Triestina non può non essere preso in considerazione un aspetto cruciale della costruzione della squadra. La sessione invernale di calciomercato, caratterizzata da una rigida politica di risparmio, ha rappresentato un ulteriore danno per la squadra friulana: le cessioni di pedine importanti, da Domen Crnigoj ad Artur Ionita, ha infatti portato la Triestina a essere la squadra con il valore di mercato più basso del Girone A. Una somma di componenti che non ha consentito a Marino di giocarsi al meglio le sue carte, nonostante un sistema di gioco che si è rivelato senza dubbio efficiente.
Ritorno al futuro: i dati della gestione Marino
Nonostante la situazione di estrema difficoltà in cui la Triestina ha versato per tutto il corso della stagione - dall’assenza di strutture adeguate per gli allenamenti ai già menzionati stipendi non pagati - non si può non riconoscere come la gestione Marino-bis abbia rappresentato una svolta importante. Tracciando un confronto con i mesi di gestione Tesser, infatti, emerge chiaramente una differenza di risultati: l’allenatore triestino, oltre ad aver collezionato 4 risultati utili consecutivi, è riuscito a garantire una media punti superiore di 0,4. Con queste premesse, non contando la pesante penalizzazione in classifica, i biancorossi avrebbero già raggiunto la matematica salvezza e mantenuto così la categoria.
Ma il dato ancor più significativo è quello delle reti segnate. Da gennaio in poi, quando Marino è tornato a sedere in panchina, la Triestina ha messo a segno 21 reti complessive: numeri che permettono ai friulani di vantare, nell'ultimo periodo, il quarto miglior attacco del girone A alle spalle della dominatrice Vicenza, del Trento di Tabbiani e del Renate di Foschi. Statistiche che permettono di equipararla ad alcune realtà ben solide di Serie C, a dimostrazione del grande potenziale che il macchinario biancorosso potrebbe esprimere in condizioni stabili di funzionamento.
Un futuro tutto da scrivere
La Triestina ripartirà ora dalla Serie D, con l’obiettivo di ricostruire il proprio futuro mattoncino dopo mattoncino. A tal proposito, risultano particolarmente significative le parole dell’allenatore al termine della gara vinta contro la Giana Erminio: “Dobbiamo essere consapevoli di aver dato il massimo per questa città, nonostante le difficoltà abbiamo dato orgoglio e dignità alla maglia. Mi rendo conto che sia stato un anno difficile, sportivamente triste, ma non si può dire nulla per quello che è stato fatto in campo. Per le difficoltà avute nel corso della stagione, per i giocatori persi, se si guardano i punti fatti penso che abbiamo fatto parlare il campo con sacrificio. Una squadra con dignità, orgoglio, mentalità e che non molla niente, le basi su cui costruire il futuro”.
Dignità, orgoglio, mentalità e determinazione. Sono questi gli ingredienti per rinascere dopo una stagione compromessa sin dal principio, sotto la guida di un allenatore che, nonostante le mille difficoltà, è riuscito in quella che sembrava una vera e propria impresa: restituire identità.
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