Hanno atteso, si sono cercate o forse persino volute a vicenda. Una sfida fortemente attesa, questo è certo. Perché sia l'una che l'altra, anche a distanza di quarant'anni, non hanno disperso il desiderio di vincersi. Un derby è pur sempre un derby. Chi vince, tinge la città dei suoi colori. Chi cade, è costretto a rialzarsi comunque spoglio di una certezza o più. Nel mezzo? L'emotività che sovrasta il tatticisimo e l'equilibrio che tuttora persiste tra le due avversarie. In questo caso, parliamo dell’ Union Brescia e dell’ Ospitaletto: dopo lo 0-0 dell’andata, le due squadre torneranno ad affrontarsi sabato 21 marzo, con l’obiettivo di scrivere un pezzo di storia.

Lo faranno a distanza di un girone. Era novembre quando le squadre si ritrovarono sul palcoscenico dei grandi. In un battito di ciglia siamo già arrivati a marzo. Il mondo, nel frattempo, è cambiato in tronco. Le prospettive dei club, anche. A partire dai biancoblu, che nel corso del tragitto hanno persino cambiato guida tecnica. Aimo Diana ha lasciato spazio a Eugenio Corini, per giunta a 180 minuti di distanza dal pari contro gli oranje.

Per l'ex Vicenza, fatale sarà la successiva sconfitta contro il Lumezzane, anche se il confronto di Ospitaletto aveva di per sé tolto qualcosa al suo operato. Ricordate le parole del patron Pasini? "Oggi abbiamo fatto malissimo. Ci hanno dimostrato come si gioca in Serie C e su un campo inzuppato di pioggia". Dichiarazioni che hanno de facto anticipato il primo e grande smottamento del nuovo Union. Poi formalizzato con l'arrivo di Corini, come noto. Il terzo ciclo dell'ex Chievo, per quanto inizialmente fulgido, non ha scalfito di un centimetro il monopolio del Vicenza. Pur mantenendo la squadra al secondo posto, che da qui fino a fine corsa dovrà essere prioritario stringere a sé.

Tra gli ostacoli da sormontare, però, ci sarà proprio quel gruppo che - giusto 125 giorni fa - insegnò alle Rondinelle il modo esatto di interpretare i ritmi della categoria. Ci risiamo: saranno di nuovo gli arancioblù di Quaresmini a tarare la cilindrata del Brescia. Come? Magari avvalendosi proprio di quella forza che li ha trascinati fino a diventare la realtà che sono oggi. 

Dalla seconda categoria alla C in sei anni. L'Ospitaletto fa scuola

Dalla terza categoria alla seconda. Poi, dalla seconda alla prima. Infine, dalla prima alla Promozione. Infine? Macché: queste erano solo le prime tre tappe del viaggio, che proseguirà a ritmo di imprese: Eccellenza, Serie D, Serie C. Tutte in successione, una dopo l'altra. Un viaggio di sei anni, fino al professionismo. Ora però il viaggio è appena iniziato, perché l'Ospitaletto, nonostante abbia già scalato ben sei montagne, non sembra essere del tutto sazio. Normale, del resto, quando serbi fame e visione: pensare l'immenso diventa abitudine.

E l'immenso, per la micro-realtà bresciana, sarebbe conquistare la salvezza nei pro al primo colpo. 29 anni dopo l'ultima C2. La squadra, adesso, occupa il quattordicesimo posto in classifica. Punti, 37. Vittorie, 8. Scalpi raccolti, importanti. Il pari contro l'Union, menzionato pocanzi, ma anche lo 0-0 strappato al Vicenza, prossimo alla B e il segno X di Alcione. Dimostrazioni di una squadra che - nonostante abbia il monte ingaggi più basso di tutta la Serie C - ama lottare, seminare e raccogliere.

I precedenti storici

Come detto, prima di incrociarsi lo scorso 16 novembre le due realtà non si affrontavano da ben 40 anni. Precisamente, dal 1984/1985. L'ultimo duello, valevole per il ritorno del primo turno di Coppa Italia, finì 1-1 ma sancì il passaggio del turno dell'Ospitaletto, che s'impose per 2-1 al Rigamonti nella gara d'andata.

I restanti incroci riguardano i due testa a testa nella stagione 1983/1984. Stesso palcoscenico, la Coppa Italia, esito diverso: il Brescia vinse 4-1 a Ospitaletto e 2-0 in casa, accedendo ai sedicesimi.

Sezione: Girone A / Data: Mer 18 marzo 2026 alle 19:30
Autore: Edoardo Gatti
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