"L'eroe romantico del calcio": così è intitolato il docufilm sull'incredibile carriera di Igor Protti. Il bomber di Rimini è stato proprio questo: un eroe diventato grande stagione dopo stagione, categoria dopo categoria. 

Poi la malattia annunciata sui social: neoplasia maligna, affrontata sempre con diginità e forza, tanta da riportarlo nello stadio della sua Livorno, dov'è stato il "RE" e di cui è diventato cittadino onorario. Anche la famiglia è stata una parte importante della sua vita: nonostante il tumore ha accompagnato la figlia all'altare nel giorno del suo matrimonio. "Sei stato ancora una volta un grandissimo babbo", poche parole ma capaci di raccontare l'essenza di un grande uomo prima ancora di un grande calciatore. 

Sul campo la sua carriera comincia nella squadra della sua città, a Rimini, dove viene notato dal Milan che lo acquista e lo gira a Livorno. Poi l'esperienza con la Virescit Bergamo dove attira l'attenzione del Messina, orfano di Toto Schillaci e Zdeněk Zeman. 

Per salvare i siciliani dal fallimento, Protti abbandona Messina in direzione Bari, dove diventerà Zar. Lascia poi i pugliesi per approdare a Roma, sponda Lazio: un'esperienza in cui non brilla particolarmente. In biancoceleste viene ricordato soprattuto per un il gol all'ultimo minuto che regala insperato pareggio in un Derby. Seguono le esperienze a Napoli e Reggiana, prima del ritorno a Livorno e della chiusura della sua carriera, in cui ha collezionato 257 gol e il titolo di capocannoniere in Serie A, B e C1 (primato condiviso con Dario Hübner).

Il Re del gol e di Livorno 

Arrivato nel 1985, la prima avventura toscana dura tre anni, fino al 1988, dove aiuta la squadra a raggiungere tre salvezze con 75 presenze e dodici gol, nove dei quali arrivano nell'ultima stagione. 

Tornerà in amaranto nel 1999, ritrovando la convinzione persa tra Lazio, Napoli e Reggina: undici centri in 26 gare. Da lì in poi è un continuo crescendo, 18 reti nell'annata successiva. Nella stagione 2001-2002, Protti diventa Re, 27 reti e capocannoniere del torneo, ma sopratuttto la promozione in Serie B dopo 31 anni. In cadetteria il Re non si ferma, 23 gol in 37 partite e capocannoniere della Serie B. Pensa al ritiro, lo annuncia ma i tifosi gli fanno cambiare idea. Con il compagno di reparto, Cristiano Lucarelli, trova altri 24 gol e sopratutto la storica promozione in Serie A, 55 anni dopo l'ultima volta. Questo è il capolavoro del Re, che nel 2005 lascia il calcio giocato

Lo Zar di Bari e la Serie A 1995-1996

Protti arriva a Bari per aiutare il Messina a evitare il fallimento. Dopo due stagioni in cadetteria, l'ultima condizionata da un grave infortunio al ginocchio, conquista la Serie A. Alla sua prima stagione nella massima serie, però, le cose non vanno benissimo: è costretto a lottare per una maglia da titolare, segna solo sette reti. Nella stagione succesiva arriva la consacrazione. Il Bari sostituisce Tovaglieri (capocannoniere dei biancorossi nella stagione precedente con 17 reti) con lo svedese Kenneth Andersson. La coppia Protti-Andersson mette a referto 36 reti di cui 24 sono frutto dell'attaccante di Rimini. Un bottino che vale, insieme a Beppe Signori, il titolo di capocannoniere della Serie A.

Anche in una squadra destinata alla retrocessione, riesce a lasciare un segno indelebile, trasformando un’annata amara in una delle più luminose della sua storia individuale. Da lì in avanti, il suo nome resterà sinonimo di affidabilità e determinazione, qualità che lo accompagneranno fino agli ultimi anni di carriera.

Con la sua scomparsa si chiude la storia di un attaccante che ha segnato di destro, di sinistro, di testa e in acrobazia, passando dai campi di provincia fino al vertice della Serie A, ma restando sempre fedele alle piazze che lo hanno reso grande, da Livorno a Bari, grazie ai suoi gol, ai record e alle promozioni. Al suo nome rimarrà legato il ricordo di un Re che ha scelto di rimanere umano.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Ven 19 giugno 2026 alle 15:00
Autore: Tommaso Paolantonio
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