Ci sono pomeriggi che racchiudono il senso dei nostri passi. Il sole, il vento, il manto verde: sono emozioni che restano. Stefano Filigheddu, riposti i guanti nel borsone, ha voluto tracciare una riga a "La Casa Di C": il derby di sabato 11 aprile contro l'Union Brescia ha segnato l'inizio di un nuovo giorno. Per lui e per il Lumezzane. Nella maniera più bella e intensa.
Il ritorno al calcio giocato dopo sei mesi, e una grande vittoria arrivata senza subire gol. Ma sarebbe troppo facile fermarsi al campo. Originario di Gardone Val Trompia, è cresciuto con le Rondinelle e si è affermato con i rossoblu. Insomma, l'ultima gara è stata quindi la chiusura di un cerchio: "Contro l'Union Brescia è stato un pomeriggio incredibile sotto tutti i punti di vista. Abbiamo fatto una partita di sofferenza, di letture e di attenzione massima contro una squadra forte e ben costruita. Il merito è anche nostro, perché siamo riusciti a interpretare ottimamente le direttive del mister. Ci stiamo avvicinando a un obiettivo incredibile, dopo un inizio molto difficile, e in maniera spettacolare. Abbiamo vinto quattro derby su quattro: non era mai successo".
L'aspetto emotivo della sfida, chiaramente, ha caratterizzato ogni passo: "La partita la si preparava da sola, per l'emozione e per quello che rappresentava per me. Non giocavo da sei mesi, ma è come se non avessi mai staccato la testa. Do sempre il massimo e Troise mi ha sempre coinvolto, ci tenevo a fargli un favore perché mi ha spinto tantissimo tutte le settimane". Non mancano però i ringraziamenti per un altro punto di riferimenti: "Pomini, mio preparatore dei portieri, che ha sempre saputo toccare i tasti giusti dall'alto della sua esperienza. Sinonimo di serietà, applicazione e impegno massimo: sono rimasto sul pezzo".
Del resto, parliamo di un giocatore che ama lottare e di un contesto che sa stimolare i sogni: "L'essenza di tutto è l'abbraccio ricevuto a fine gara, all'inizio non me ne sono reso conto ma quando l'ho rivisto è stato bellissimo. Non è un caso, siamo un grande gruppo". E il rapporto con il 'collega' Drago lo conferma: "Penso di aver stretto uno dei migliori rapporti della mia carriera. Lui è una persona d'oro, si lavora bene e mi trovo bene anche fuori dal campo. Ci confrontiamo e ci supportiamo. Prima della partita mi ha detto di divertirmi. Penso di avergli dato anche io una mano, poi i risultati parlano per lui: i 13 clean sheets stagionali dicono tutto".
Cartoline da Brescia
Come detto, Stefano ha mosso i primi passi nel settore giovanile del Brescia. Dove ha incontrato proprio Eugenio Corini, che ha riabbracciato lo scorso 11 aprile: "Fare un'esperienza a Brescia era il mio sogno bambino. Tifavo il Brescia, sono di Brescia e sono cresciuto nel settore giovanile toccando anche la prima squadra. Il primo ritiro con i grandi l'ho fatto proprio con Corini, nell'anno della Serie A. Mi ha insegnato tanto". Punti di riferimento? Ben tre: "Enrico Alfonso è sicuramente il migliore. Un portiere con un grande carisma che mi ha fatto capire quanto una persona conti all'interno dello spogliatoio. Strappava un sorriso e innalzava la tensione, mi ha lasciato tantissimo. Poi c'era Jesse Joronen, primo uomo di altissimo livello. E infine Lorenzo Andrenacci, una grandissima persona".
Dopo aver accarezzato il sogno di volare tra i pali del Rigamonti, il destino del classe 2002 si è tinto di rossoblù. Colori che gli donano parecchio: "Sono a Lumezzane da cinque anni. Non sono stati anni banali o senza riflettori, è stata un'esperienza full-immersion. Il momento migliore? La vittoria del campionato di Serie D. Lì ho fatto uno step in più. Abbiamo vinto prima il campionato di Eccellenza e poi quello di Serie D, non è scontato. Questo club mi ha reso un professionista, qui ho conosciuto persone fantastiche". Come spesso accade a ogni calciatore,però, c'è sempre una figura che riserva un posto speciale: "Parto da mister Patuzzi, che mi ha fatto crescere come portiere e come persona. Poi dico mister Franzini, persona fantastica e allenatore indiscutibile: abbiamo vinto insieme due campionati, per poi qualificarci ai playoff di Serie C al primo colpo. L'esonero è stato un bel colpo". Mai troppo duro, però, per spezzare un legame comunque importante.
Una stagione da mille e una notte
Il "Lume", adesso, vede la possibilità di qualificarsi ai playoff. E pensare che la stagione era iniziata con quattro sconfitte consecutive, che hanno poi portato all'esonero di Massimo Paci: "Quest'anno è stato particolare. Penso che nessuno si sia mai salvato partendo da una situazione simile. In proiezione saremmo quarti o quinti. Paci era un ottimo allenatore, con idee pratiche. A Barletta sta facendo qualcosa di incredibile, spero vada fino in fondo. Troise invece è arrivato in una situazione complicata, è partito con idee basiche e poi, man mano, ha inserito gradualmente qualcosa di più. Ci ha coinvolto. Mi sento parte integrante di questa causa".
Ma quando la squadra ha capito di potercela fare? Filigheddu ha le idee chiarissime. Risposta secca: "Ce l'ho stampata in testa: perdevamo 3-1 ad Arzignano, alla fine siamo riusciti a pareggiare. Quella partita ci ha sbloccato mentalmente, aprendo un filotto di risultati positivi". Interrotto proprio dall'Arzignano nella gara di ritorno, fino al derby-storia contro l'Union Brescia. Chiuso un cerchio, se ne apre sempre un altro: "Personalmente non mi pongo limiti. L'infortunio dell'anno scorso ha rallentato tutti i piani, ma ho lavorato per crearmi nuove opportunità. Vorrei arrivare il più lontano possibile con il Lumezzane, abbiamo ancora tanto da dare a questo campionato".
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