C'è una serie televisiva italiana che ha segnato l'infanzia di milioni di ragazzi, dal titolo "Un medico in famiglia". Una storia che ha raccontato perfettamente la quotidianità dei nostri nuclei familiari, che ha tra i protagonisti "Nonno Libero". Una figura generosa e apprensiva, per i suoi parenti ma non solo. Una di quelle persone che ti fanno sentire subito a casa. Ebbene da questa sensazione parte il racconto di oggi, che fa tappa nelle zone milanesi con Vittorio e il suo Alcione.
Tutti lo salutano, dai calciatori ai magazzinieri. Perché da quando ha iniziato qui come calciatore all'età di 10 anni, Vittorio ha seguito sempre da vicino la crescita del club arancioblù diventandone colonna portante. Da giocatore, allenatore, dirigente, contabile, responsabile del settore giovanile e oggi collaboratore. Ma più di tutti, come tifoso. "Anche se devo ammettere che come club di Serie A seguo ancora il Milan", ci confida sorridente.
Chi meglio di lui poteva quindi accompagnarci in questo viaggio alla scoperta dell'Alcione Milano, una realtà più che ambiziosa che in pochi anni è passata dall'essere una storica ma modesta società calcistica locale alla terza squadra più importante del milanese, in Serie C. E guai a considerarla solo un'alternativa a Inter o Milan.
I PRIMI PASSI - "La mia prima trasferta da calciatore fu a Morialdo (Asti) con una Fiat Topolino, parliamo degli anni che furono insomma. E dopo aver smesso come giocatore sono rimasto in società, vedendo passare praticamente tutti i presidenti". Dal primo, Ennio Di Ponzio, che fondò il club nel 1952 ispirandosi ai colori e al nome del martin pescatore europeo, uccello comunemente soprannominato "alcione". "In quegli anni il presidente arrivava in bicicletta. Nonostante non avesse grandi risorse, riusciva sempre a far giocare la squadra con divise bellissime. Una volta si fece regalare dei quadri da dei pittori e con il ricavato acquistò il primo pulmino dell’Alcione, un Alfa Romeo", racconta Vittorio. A seguire ci sono poi stati Ernesto Pellegrini, presidente anche dell'Inter e Carlo Tognoli, ex sindaco di Milano. "Ma la svolta decisiva è arrivata con l'ingresso di Marcello Montini, che ha portato all'interno del consiglio l'attuale presidente Giulio Gallazzi. Con loro c'è stato un cambio non solo a livello economico, ma anche di visione futura: passare dal dilettantismo al professionismo è un salto notevole. Ma non vogliono fermarsi qui".
Evoluzione nella società ma anche nelle strutture. "In questi anni abbiamo cambiato tanti campi. Da Roseto verso Monza a Capecelatro, dove adesso c'è il 'Don Gnocchi'. Poi siamo stati a Baggio dove inizialmente non esistevano gli spogliatoi, al centro sportivo Pavesi e al Kennedy, diviso un weekend a testa con il Baggio 2. Poi il Comune decise di assegnare quel campo solo a noi e da lì diventò il nostro spazio". Oggi invece la squadra, in attesa della fine dei lavori del nuovo centro sportivo di proprietà a Settimo Milanese, gioca al Breda della Pro Sesto, a Sesto San Giovanni. "Spostarci porterà per me molto seguito perché avere una squadra di riferimento di Serie C per i paesi è importante", aggiunge.
GIOCATORI E PRIMA SQUADRA - L'Alcione ha visto numerosi calciatori che hanno vestito la maglia del club calcare i campi dalla Serie B in su. "Ricordo Beppe Dossena, Campione del Mondo nel 1982. Lo allenavo e suo padre, che poi ci ha lasciato, era il mio dirigente in quel periodo. C'è stato poi Doriano Pozzato, con cui ho giocato assieme e che sento spesso. Ma anche Nicolò Rovella, attuale centrocampista della Lazio, Lorenzo Dickmann e Alessandro Pistone".
Tutti giocatori che Vittorio ha conosciuto e con cui ha instaurato un legame. Una figura di riferimento anche per l'attuale Prima squadra (e non solo): "Il mio rapporto con i calciatori è fenomenale. Alcuni mi chiamano addirittura 'presidente'. Ed è un legame che si instaura anche con i nuovi: questo vuol dire che mi vogliono bene", ci confida emozionato.
TIFO E TIFOSI - Milan a parte, ogni weekend Vittorio tifa e sostiene il suo Alcione. "Qualcuno ha detto che la seguo sempre in televisione? È una bugia! Io sono sempre sugli spalti, in mezzo alla gente. Vederla dal campo è tutto diverso. Poi con i tempi falsati della trasmissione non ci sarebbe gusto". Lo fa su quelle gradinate colorate di arancione, soprattutto grazie a maglie e sciarpe di ragazze e ragazzi con i loro genitori.
Sono loro la parte più attiva del tifo del club, che non ospita ancora un vero e proprio gruppo organizzato. "Qui il tifo è di bambini, famiglie e di chi viene a vedere la partita. Le cose sono cambiate con il tempo, ma bisogna adeguarsi: oggi va così, domani magari no". Nonostante questo, il supporto per l'Alcione è tra i più rilevanti della categoria. Le notizie pubblicate sui giornali e i video pubblicati sui canali ufficiali della Lega e della società hanno sempre grande seguito. "L'anno scorso da noi giocava il fratello di Dimarco (esterno dell'Inter, ndr) e ci diceva che l'Inter si informava sempre sui nostri risultati. Io vivo a Settimo Milanese e lì la gente mi ferma spesso per chiedere come sta andando la stagione", spiega.
PRESENTE E FUTURO - Dopo la tranquilla salvezza raggiunta la passata stagione, quest'anno l'Alcione Milano sta cercando di difendere un posto valido per i playoff, sognando la Serie B. "Un rafforzamento della rosa sarebbe necessario in qualche reparto. E anche la tifoseria dovrebbe crescere, magari facendo conoscere in maniera approfondita la storia del nostro club. Altrimenti faticheremmo a tenere il passo. Ma parliamo di sogni oggi, anche perché nei playoff partono in tanti, ma ne arriva una sola", dice Vittorio.
Anche se per il presidente Gallazzi e tutto il suo consiglio, si parla più di visione e obiettivi. E lo dimostrano i lavori avviati per il nuovo centro sportivo e l'introduzione della nuova squadra femminile, attiva dalla prossima stagione. "Credo che sia una delle dinamiche più importanti per una società quella di riunire più giovani possibili, per toglierli anche dalle strade".
Una cosa è certa, al loro fianco ci sarà sempre Vittorio, per questo viaggio soprannominato il "Nonno Libero milanese". Sempre presente, attento e pronto ad aggiornarsi sulle novità. Valori perfettamente rispecchiati anche dal club della sua vita, compresi in ogni aspetto più remoto. Perché il suo "tifo" vuol dire anche conoscere e tramandare una storia, per non perdere mai di vista le radici di un albero oggi prospero. E anche questa è un'altra "Storia di Tifo".
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