Vincere è tra le emozioni più appaganti di tutte per un calciatore. Farlo da protagonista e in quella che oramai consideri "casa" di certo aumenta e non poco il valore simbolico del successo. Questo è quanto accaduto ad Antonio Prisco, centrocampista classe 2004 del Benevento che è stato uno dei protagonisti della cavalcata trionfale dei giallorossi guidati dal loro condottiero: Antonio Floro Flores.
Quando ci si incammina verso questi percorsi è sempre bene affidarsi a qualcuno, spesso di familiare, che possa guidarti: "Ho sempre rivisto come idolo mio nonno. Purtroppo è venuto a mancare lo scorso marzo il giorno della gara contro il Crotone. La società mi diede la possibilità di allontanarmi dalla squadra e ritornare la sera. Auteri disse che avrebbe voluto mettermi titolare, se io fossi stato d'accordo e ho concordato". Come calciatore, invece: "Pirlo per me è il più forte di tutti i tempi ma mi rivedo nelle movenze in Verratti. Per me è stato un fuoriclasse assoluto e spero di poterlo incontrare il prossimo anno quando affronteremo il Pescara anche perchè lì gioca un mio fraterno amico, Acampora. Lo scorso anno mi sono sentito un terzo figlio per lui".
Qualche settimana fa Floro Flores, in conferenza, ha elogiato Antonio Prisco dicendo che "fosse di livello mondiale": Il mister è sempre molto generoso, spero di poter essere di livello mondiale. Lo sogno da sempre e anche ora rimane come aspirazione, il primo obiettivo era giocare al Vigorito perché era un sogno grandissimo arrivando dal settore giovanile e addirittura vincere un campionato e riportare il Benevento dove merita era inimmaginabile. Mi correggo, meritiamo almeno la Serie B".
Un campionato fatto di partite pazzesche e rimonte che sembravano impossibili per molti. Evidentemente, non per i giallorossi. "Per me non c’è una partita precisa che ha fatto capire che avremmo vinto il campionato, c’è Picerno e poi Bergamo dove il 99% delle squadre sul 3-1 avrebbe mollato. Per questo ringrazio Pierozzi che ieri è diventato un santo". (Il riferimento è a un cartellone che raffigura il terzino elle vesti di un santo, mostrato dopo la gara contro la Cavese). Prosegue: "La svolta è stata la nostra consapevolezza e il giocare sempre come una finale. La parola chiave è stata questa".
L'arrivo di Floro Flores
Il Benevento a novembre ha deciso di esonerare Gaetano Auteri e di affidare la panchina a Floro Flores. "Fu inaspettata come notizia, dopo la vittoria a Foggia nessuno l'avrebbe pensato. Io ero a pranzo con una persona e all’improvviso mi arriva questo screen ma credevo che fosse uno di quei fotomontaggi mandati nel gruppo squadra dove di solito scherzano. È stato scioccante perché non ce l’aspettavamo ma il mister lo conoscevo già perché seguivo la primavera e ho fatto svariati pranzi con lui. Lo conoscevo ed è una persona che si fa voler bene, capisci il suo spessore umano".
"Ricordo che vidi una partita dove perdevano 0-3 su due errori e lui continuava a incitare la squadra a giocare, sottolineando che la colpa fosse sua. Alla lunga si è vista la sua mano, siamo quelli che giocano meglio di tutto il campionato". Serie B? "Una nuova scoperta, è un nuovo mondo, sarà molto più dura ma questo gruppo e con questa base possiamo divertirci tutti insieme perché siamo i migliori della C. Molti possono fare la B a occhi chiusi, gruppo coeso e compatto. Con i calciatori forti vinci le partite, con un grande gruppo il campionato."
Il rapporto coi compagni e la festa scudetto
Prisco ha fatto tutta la trafila nel settore giovanile del Benevento, stringendo un grande rapporto con chi ha vissuto questo percorso con lui. "Con Esposito, Sena, Carfora e Talia ho rapporti migliori. Dei più grandi sin da subito ho legato con Manconi e Lamesta. Ci tenevo inoltre a ringraziare il capitano Maita perché per me è stato un punto di riferimento a 360 gradi, mi dà consigli anche su come mangiare e dormire".Continua: "In generale ci vogliamo bene tutti. C’è Scognamillo che mantiene lo spogliatoio allegro. Gianmarco (Vannucchi) lo stesso. Sembrano ragazzi seri da fuori ma in realtà ti fanno morire dal ridere". Derby? "A Benevento il più sentito è quello con l’Avellino. Peccato che non siamo mai riusciti a batterli negli ultimi anni ma speriamo di farlo la prossima stagione perchè sappiamo la gioia che possiamo portare ai nostri tifosi".
Il Benevento ha festeggiato la promozione in Serie B a Pasquetta nel derby con la Salernitana, una gioia indimenticabile per Prisco e compagni. "A fine primo tempo sapevamo che il Catania stesse perdendo ma pensavamo che la ribaltassero. Dovevamo vincere e poi sperare, non ce l’aspettavamo. Le cose inaspettate sono quelle più belle. La gioia più bella che potessi vivere sono le lacrime di Vigorito, per me è come una figura familiare. Dopo anni di sofferenza per lui è giusto si prenda i meriti"A segnare il gol promozione è stato Francesco "Ciccio" Salvemini. Ma la domanda è: Prisco avrebbe scambiato il suo eurogol in rovesciata ad Altamura per il gol promozione? "Assolutamente si! (ride n.d.r.). Abbiamo fatto un anno intenso, lungo e gioioso e sono contentissimo che sia andata così perchè lo meritiamo tutti".
Dai problemi del calcio italiano all'intenso abbraccio con Vigorito
Si parla spesso dei problemi che gli ultimi anni hanno caratterizzato il calcio italiano e soprattutto sulle possibili soluzioni. Prisco non ha dubbi. "Secondo me si deve avere più coraggio nel far sbagliare i giovani. Il Barcellona gioca con 6/7 calciatori nati dopo il 2004-2005: Cubarsi, Pedri, Gavi, Yamal. Facendoli giocare acquisiscono determinazione e diventando mondiali, non è un caso che la Spagna abbia vinto l'Europeo. Ci deve essere più coraggio perché i ragazzi ci sono. Ne conosco parecchi. Magari vanno in B a farsi le ossa quando possono giocare in A. Lo stesso Pio Esposito che per me è fenomenale. Vergara idem. Non possono stare a casa quando continuiamo a stare lì a non vedere l’Italia al Mondiale. Ci vuole più coraggio".
Infine, la promessa: "Dissi l’anno scorso al mio procuratore, voglio arrivare in Serie A con il Benevento. Questa è casa mia. Oramai non sono un calciatore ma un loro parente. Voglio portare il Benevento in Serie A ma anche arrivare in Nazionale". Vigorito? "Il presidente sin dalle mie prime volte in prima squadra mi faceva carezze e diceva -scherzando- che avrei giocato a occhi chiusi in prima squadra. A inizio anno viene dai noi giovani e ci dice che voleva andare in Serie B con noi. A Salerno mi abbraccia e me lo ribadisce, una gioia incredibile. É un visionario e un familiare. Lo merita più di tutti".
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