Ci sono storie che non si misurano soltanto con la classifica o con i voti in pagella, ma con i chilometri macinati per trasformare un sogno da ragazzo in una realtà matura. Quella di Riccardo Cargnelutti è la storia di chi ha conosciuto il calcio luccicante di Trigoria, ha portato la fascia al braccio nelle giovanili della Roma e poi non ha avuto paura di rimboccarsi le maniche, scendendo nei campetti polverosi della Serie C per costruirsi da solo il proprio destino.

Oggi che il Sorrento si gode un avvio di campionato da copertina, la firma ai momenti più esaltanti porta proprio il suo nome. Tre gol nelle prime uscite stagionali per un centrale classe 1999 non sono una semplice parentesi fortunata: sono la consacrazione di un ragazzo che a ventisette anni ha trovato il contesto perfetto per unire la qualità dell'insegnamento romano alla cattiveria agonistica imparata in provincia.

Per capire chi è davvero Cargnelutti bisogna tornare ai pomeriggi al centro sportivo "Fulvio Bernardini". Crescere nel vivaio giallorosso sotto la guida di un maestro come Alberto De Rossi significa assimilare una mentalità ben precisa: responsabilità, postura da leader e il coraggio di metterci sempre la faccia. In quella Primavera, condivisa con compagni che si sarebbero poi affacciati al grande calcio,da Luca Pellegrini a Mirko Antonucci, fino a Zan Celar e Andrea Marcucci, Cargnelutti non era uno dei tanti, ma il punto di riferimento dello spogliatoio, capace di guidare i compagni e di farsi valere anche sui calci d'angolo nelle partite che contavano.

Il passaggio dalla capitale alla Serie C è un duro apprendistato. L'esordio arriva con il Modena, ma è a Fano che impara a capire la durezza della categoria. Poi la svolta alla Gelbison nel Girone C, dove firma 5 gol in una sola stagione prima dei passaggi alla Lucchese e successivamente a Crotone.

Dalla scuola di Trigoria alla leadership nel Sorrento

Quella scuola di formazione romana, tempesta negli anni sui campi di provincia, ha restituito al Sorrento un centrale completo. Nello spogliatoio lo chiamavano "Gigante" per la stazza e per l'autorevolezza; oggi, al fianco di compagni di reparto più giovani, Cargnelutti è diventato il punto di riferimento per chiamare la linea del fuorigioco, accorciare la squadra e mantenere la calma nei momenti di difficoltà.

Fuori dal rettangolo di gioco resta un ragazzo schivo e di poche parole. Appena il calendario lo permette, si rifugia al mare per dedicarsi alla pesca sportiva: una passione vera, coltivata lontano dai riflettori per staccare la spina e ricaricare le pile prima delle battaglie del weekend.

Il vizio del gol e la battuta di Maiuri

Oltre alla tenuta dietro, a fare la differenza è la spinta nell'area avversaria. I 5 gol segnati ai tempi della Gelbison avevano già certificato che il suo vizio sotto porta non fosse casuale. Uno di quei gol lo realizzò proprio contro la squadra allenata all'epoca da Vincenzo Maiuri.

Quando la scorsa estate i due si sono ritrovati a Sorrento, la prima battuta dell'allenatore è stata chiarissima: "Finalmente non devo più impazzire per capire come marcarti sui piazzati". Un'intesa immediata che sta portando i suoi frutti: il Sorrento si gode il suo difensore goleador, consapevole di avere in casa un giocatore capace di chiudere la porta dietro e risolvere le partite davanti.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Lun 14 settembre 2026 alle 13:50
Autore: Francesco Sarubbi
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