Un progetto nuovo, una società fondata solo 5 anni e, da questa stagione, l’arrivo in Serie C tra i professionisti. La salvezza alla prima annata tra i professionisti e un ambiente riempito di passione e voglia di emozioni che solo il calcio sa regalare. La Dolomiti Bellunesi è anche questo. Il club veneto è stata una delle grandi sorprese di questo Girone A e nelle sue retrovie c’è un ragazzo che a pieno incarna la giovane storia e lo spirito dell’intero ambiente.
Nicolò Gobetti, ruolo difensore, la carta d’identità recita anno di nascita 2004, ma lo spirito sembra quello di un veterano. Uno di quelli che conoscono l’importanza della fatica e del gruppo, del lavoro quotidiano e soprattutto del sacrificio. Uno di quelli che, a una squadra come la Dolomiti Bellunesi, hanno dato la spinta in più necessaria per confermare la categoria tanto ambita. Protagonista già della scorsa stagione di Serie C con il Caldiero, Nicolò si è aperto a La Casa di C, raccontando i segreti della formazione guidata da Andrea Bonatti ma soprattutto lo spirito e l’attitudine che lo hanno portato dalla Promozione alla Serie C a soli 22 anni.
“Credo che uno degli aspetti fondamentali di questa stagione sia stato il gruppo. Quando fai il salto dalla Serie D alla C lo senti, soprattutto se sei giovane. Ambientarsi alla categoria non è né facile né immediato: anche io l’anno scorso ci ho messo un po’.” ha raccontato Nicolò parlando della stagione non sempre facile che sta arrivando al termine e della sua passata esperienza con il Caldiero. “Abbiamo affrontato anche dei momenti parecchio difficili quest’anno. Essendo un gruppo molto giovane abbiamo fatto fatica all’inizio e siamo riusciti a venir fuori a pieno solamente con il tempo. Lo spogliatoio affiatato e la voglia di tutti di lavorare per fare sempre meglio alla fine sono stati il nostro punto di forza. Siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo della salvezza in anticipo, togliendoci anche delle soddisfazioni”.
Una squadra al primo anno di Serie C dove l’entusiasmo e la grinta si respirano ad ogni angolo, a partire dalla dirigenza ma soprattutto nella tifoseria. “Alla Dolomiti ho trovato un ambiente nella quale si sta bene. Un posto tranquillo nella quale si può fare calcio molto bene e in serenità. Il primo anno in una nuova categoria è sempre il più difficile per una società, la gestione è diversa e va condotta al meglio. L’entusiasmo però è stato travolgente fin da subito ed è arrivato davvero da tutti i fronti. Primo fra tutti dalla tifoseria. Giocare tutte le partite in casa con un seguito del genere è stato straordinario. Vedere mille persone venire allo stadio anche nel periodo in cui abbiamo giocato a Fontanafredda, a un’ora di strada da Belluno, è stato un segnale importante e una spinta in più verso i nostri obiettivi”.
Il salto al professionismo e l'annata perfetta: "Anche la fortuna è fondamentale"
Il percorso fatto da Nicolò è quello che tanti ragazzi sognano sui campi dilettantistici. Un salto dalla Promozione al professionismo in sole 3 stagioni è quello stacco che non tutti riescono a fare, e che forse, affonda le radici delle sue difficoltà anche nel modo in cui i giovani vengono visti nelle categorie dilettantistiche. “In Serie D e in tutte le categorie minori ci sono tantissimi ragazzi con tutto il potenziale per arrivare in alto. Una grande parte del percorso però lo gioca la fortuna: la possibilità di fare quella stagione perfetta, con il gruppo giusto, può cambiare tutto. A me è successo a Caldiero. Sicuramente il sistema delle quote per gli Under non aiuta sempre i ragazzi a mettersi in mostra: solo per avere dei giovani in campo capita che alcuni giochino in ruoli diversi dal proprio e se non ti riesci ad adattare diventa tutto più difficile”.
Una volta fatto il salto poi tutte le prospettive cambiano. La seconda stagione tra i professionisti è sicuramente diversa dalla prima. Ci si lascia alle spalle l' emozione delle prime volte e si inizia a conoscere meglio l’ambiente in cui si gioca. Per Gobetti entrambe le stagioni però sono andate in scena in società alla prima storica stagione tra i pro, realtà che riempono di consapevolezza e lasciano il segno: “Due stagioni così importanti, come quella con la Dolomiti quest’anno e con il Caldiero l’anno scorso, ti rimangono dentro. Anche se l’anno scorso non siamo riusciti a raggiungere la salvezza, prendere parte a questo tipo di progetto è un’esperienza che ti fa crescere, come calciatore e non. Dalla scorsa stagione ne sono uscito responsabilizzato, più pronto anche ad affrontare tutte le difficoltà che anche con la Dolomiti sono venute fuori durante l'annata".
Gli idoli difensori e il carattere vincente
35 presenze e un gol segnato rendono quella con la Dolomiti Bellunesi una stagione che difficilmente Nicolò Gobetti dimenticherà. I risultati però nascono dal duro lavoro e dalla determinazione di un ragazzo chiamato a inseguire il suo sogno. "Sono un ragazzo tranquillo e molto umile che crede davvero tanto nell'importanza del lavoro quotidiano. In questi anni ho imparato a fare tesoro di tutti i consigli e gli insegnamenti dei miei compagni: ascoltare e imparare dai più vecchi ma anche da chi ha la tua stessa età. Tutto unito sempre all’allenamento: cerco sempre di dare il massimo, andando al massimo delle mie forze".
“Se dovessi sognare di poter scegliere un ipotetico compagno di spogliatoio, sceglierei uno tra Maldini, Nesta o Chiellini. Un difensore come me dalla quale anche solo provare a rubare il più possibile” ci ha infine raccontato Nicolò, parlando dei giocatori che lo hanno segnato e dei campioni alla quale si ispira. “Mi piacciono tanto giocatori come Gatti e Baschirotto: mi rivedo un po’ nella loro storia di rivincita che parte dalla Promozione e arriva con orgoglio al professionismo. In generale poi guardo tanto i difensori di grinta e carattere, come Chiellini e Bonucci, e tutti quei campioni che come ruolo mi assomigliano di più, come ad esempio Bastoni”.
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