Il Ravenna di Ignazio Cipriani ha piazzato quello che, senza dubbio, è il colpo dell’estate. La società romagnola ha infatti tesserato Ronaldinho che, come confermato dal club, prenderà parte ad almeno una gara ufficiale con l’obiettivo di segnare l’ultimo gol della sua straordinaria carriera proprio in Serie C. Un’operazione che va oltre il semplice aspetto sportivo e che riporta sotto i riflettori uno dei calciatori più amati, spettacolari e vincenti degli ultimi trent’anni.

A 46 anni, il Pallone d’Oro 2005 è pronto a rimettere gli scarpini per regalare ancora una volta magia ai tifosi. Ronaldinho ha segnato un’epoca grazie a un talento irripetibile, fatto di dribbling, sorrisi e giocate diventate iconiche. Un campione capace di far innamorare milioni di appassionati e di trasformare ogni partita in uno spettacolo, lasciando un segno indelebile nella storia del calcio.

Dopo gli inizi nel Grêmio e l’esplosione al Paris Saint-Germain, il brasiliano approdò al Barcellona con il difficile compito di raccogliere l’eredità di Rivaldo. Una missione compiuta alla perfezione: in Catalogna conquistò il Pallone d’Oro nel 2005, vinse la Champions League nel 2006 e divenne il simbolo della rinascita blaugrana. Nel suo palmarès spicca anche il Mondiale conquistato con il Brasile nel 2002, oltre a numerosi trofei nazionali e internazionali che lo hanno consacrato tra i più grandi di sempre.

L’avventura al Milan rappresentò l’ultimo capitolo ai massimi livelli del calcio europeo, prima del ritorno in patria e del successivo ritiro. Oggi, però, Ronaldinho è pronto a vivere una nuova pagina della sua carriera con il Ravenna, entrando in una ristrettissima cerchia di Palloni d’Oro che hanno disputato gare nelle terze serie nazionali. Un evento che riaccende i riflettori sulla storia di altri fuoriclasse che, per motivi diversi, hanno incrociato il calcio di provincia.

Chi come Ronaldinho?

Prima del brasiliano era già successo ad altri due giganti del calcio mondiale. George Best, Pallone d’Oro nel 1968 dopo il trionfo in Coppa dei Campioni con il Manchester United, fu uno dei talenti più puri che il calcio abbia mai conosciuto. Il suo carattere ribelle e una vita fuori dal campo spesso sopra le righe ne condizionarono però la carriera, portandolo a cambiare numerose squadre dopo l’addio ai Red Devils. Nel 1982 vestì anche la maglia del Bournemouth in Third Division, l’attuale League One, regalando ai tifosi inglesi gli ultimi lampi di una classe fuori dal comune.

Destino simile per Sir Bobby Charlton, altro simbolo del Manchester United e dell’Inghilterra campione del mondo nel 1966. Vincitore del Pallone d’Oro nello stesso anno, nel 1973 accettò la sfida del Preston North End come allenatore-giocatore, cercando di avviare una nuova fase della propria carriera. L’esperimento non diede i risultati sperati e il club retrocesse in Third Division, ma Charlton rimase anche nella stagione successiva, continuando a guidare e rappresentare la squadra in campo. Una scelta che confermò ancora una volta il suo enorme attaccamento al calcio, anche lontano dai riflettori dei grandi stadi.

Dalla Serie C al tetto del mondo 

Se Ronaldinho, Best e Charlton hanno conosciuto le categorie inferiori nella fase conclusiva della loro carriera, altri futuri Palloni d’Oro hanno mosso proprio da lì i primi passi verso la gloria. L’esempio più iconico è quello di Roberto Baggio, che debuttò in C1 con il Vicenza il 5 giugno 1983, ad appena 16 anni, nella sfida persa per 1-0 contro il Piacenza. Fu proprio sui campi della terza serie che il talento del giovane fantasista iniziò a emergere, attirando ben presto l’attenzione dei grandi club.

Due stagioni più tardi il “Divin Codino” trascinò i biancorossi alla promozione in Serie B grazie a 12 reti in 29 presenze, dimostrando già tutto il suo immenso talento e una personalità fuori dal comune. Quella stagione rappresentò il trampolino di lancio di una carriera straordinaria, che lo avrebbe portato a diventare uno dei simboli del calcio italiano, fino alla conquista del Pallone d’Oro nel 1993. La storia di Baggio dimostra come anche i campi della terza serie possano essere il punto di partenza per arrivare sul tetto del mondo. Oltre al divin codino anche Jean-Pierre Papin cominciò la sua carriera nella terza serie francesce, all'INF Vichy, prima di raggiungere l'apice del successo nelle file del Marsiglia, dove nel 1991 fu insignito del Pallone d'oro.

Sezione: News / Data: Ven 26 giugno 2026 alle 17:30
Autore: Gabriel Macis
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