La Puglia è un cantico complesso, ma quanto è bello perdersi nelle sue strofe? Il sole ci entra dentro al primo sguardo, a ritmo di vento il mare ci racconta i suoi sogni. Il calcio, invece, ci fornisce lo specchio d'anima in cui riflettere desideri e paure. Aspirazioni e timori. Ogni filo d'erba, da quelle parti, trasuda immensità ed entusiasmo. Orgoglio e appartenenza. Ma soprattutto consapevolezza: la consapevolezza che, per diventare ricordo, basta davvero poco. Nessuno meglio di Giuseppe Raffaele può confermare.

Uno sguardo complice vale quanto un pezzo di argenteria. Una mano sincera fortifica più di qualsivoglia stretta. Un credo appassionato coinvolge anche chi si ferma alle apparenze. A Cerignola, l'allenatore classe '73 non avrà vinto titoli, ma di memorie ne ha occupate parecchie. Per quell'eredità tecnica e valoriale tuttora vivida, riconosciuta, riconoscibile: il secondo posto, i 67 punti, i giocatori sgrezzati e lanciati (come Salvemini, come Capomaggio, come Achik) i centimetri di vetta, la cima mai così vicina. Allontanatasi con il calare dell'ultimo sole, con lo strappo finale dell'Avellino, con i playoff persi a Pescara, con l'addio dello stesso Raffaele direzione Salerno.

Ma è stato troppo bello per dimenticasi in fretta. Ripartire, consequenziale, non è stato semplice. I gialloblù faticheranno a rifarsi un volto; l'allenatore, in Campania, smarrirà certezze e retta via. Verrà esonerato in corso d'opera, resterà fermo a spiegarsi ogni perché. Poi, però, riceverà senza preavviso una chiamata dal destino. Dove il destino ha la forma di un tacco. Dove il tacco si chiama Puglia. Puglia sua.

Del resto, si torna sempre dove si è stati bene. Casa è lì, in quel cantico complesso che appassiona e coinvolge. Spingendo a oltrepassare i limiti, le convezioni: anche qui, Raffaele può confermare. Perché pochi avrebbero accettato di calarsi nell'universo Altamura, capitombolato in un periodo scarno, difficile, a tratti oscuro. Lui, da buon avventuriero, non ci ha pensato un istante. Ha firmato, è arrivato, ha visto e ha anche vinto. Tutto in una settimana.

L'1-3 al Cosenza per preparare il grande ritorno

Poche e semplici mosse, uguale: tre punti che pesano quanto l'aria. Il primo Altamura di Raffaele, subentrato all'esonerato Memushaj, ha passeggiato sulle flebili resistenze di un Cosenza che si è presto dovuto inchinare a Rosafio e soci.

Abili nell'indirizzarla con Curcio, bravi a resistere e contrattaccare 60 secondi dopo il pareggio rossoblù con la zampata di Malcore, cinici nel chiuderla definitivamente con un altro assolo del succitato Curcio (questa volta decisivo dagli undici metri). Undici sono anche i punti dei biancorossi dopo 10 partite: posizione, sedicesima, al pari di Barletta, Foggia e Casarano. Prossima tappa? La più difficile. Ma anche la più avvincente, per la piazza e per il suo condottiero.

Potenza, ti ricordi Raffaele?

Ebbene sì: l'Altamura affronterà proprio la capolista del Girone C nella prossima giornata di Serie C. La squadra di Tisci rientra nel novero delle squadre più belle e rodate di tutto il campionato. Ma se adesso i lucani sono emblema di prosperità calcistica è anche grazie a chi li allenò nel buio.

Proprio lui, proprio Raffaele. La cui prima esperienza tra i pro fu proprio quella con i rossoblù, allenati dal 2018 al 2020 e condotti entrambe le volte ai playoff. Con un quarto e un quinto posto. Tra le altre cose, nel suo staff attuale c'è anche Francesco Dettori, che l'allenatore ebbe come giocatore in terra lucana. Potenza che è anche reduce da una vittoria...contro il Catania: un'altra ex di Raffaele. Un'altra parentesi breve, eppure intensa. Lo ricondurrà in alto, alla guida delle più piccole. Stupire, del resto, è sempre stata la sua specialità. Nella buona e nella cattiva.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Mer 21 ottobre 2026 alle 19:45
Autore: Edoardo Gatti
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