Ascoli e Union Brescia hanno conquistato con pieno merito l’accesso alla finale dei playoff di Serie C. I bianconeri hanno travolto il Catania con un netto 4-0 al Del Duca, per poi difendere il vantaggio al Massimino nonostante la sconfitta nel ritorno. Percorso altrettanto intenso per la squadra di Corini: dopo il pareggio conquistato in extremis all’Arechi grazie a una splendida rovesciata di Valerio Crespi, l’attaccante si è ripetuto anche al Rigamonti, prima del sigillo definitivo di Vido nel recupero.
Si preannuncia una sfida affascinante e ricca di significati, anche perché il passato lega profondamente questi due club. Il 1° maggio 2019, in Serie B, un gol di Dessena contro l’Ascoli regalò infatti a Corini la promozione in Serie A con il Brescia. In quella stagione, i lombardi conquistarono il campionato davanti a Lecce e Benevento.
Parlare di Ascoli e Union Brescia significa inevitabilmente evocare il nome di Carlo Mazzone. “Sor Carletto” ha trascorso gran parte della sua carriera da calciatore con la maglia bianconera, dal 1960 al 1969, collezionando 219 presenze e 11 reti. Proprio ad Ascoli iniziò anche il suo percorso da allenatore: prima nel settore giovanile, poi come tecnico ad interim e infine sulla panchina della prima squadra dal 1969 al 1975, sotto la guida dello storico presidente Costantino Rozzi.
Mazzone tornò poi ad allenare l’Ascoli dal 1980 al 1984, diventando una figura simbolo della storia bianconera. Con lui arrivò anche un record rimasto imbattuto fino a questa stagione. Nel girone di ritorno contro la Vis Pesaro, infatti, l’Ascoli di Tomei ha ottenuto l’ottava vittoria consecutiva in campionato, superando il precedente primato di sette successi di fila stabilito proprio nella stagione 1969/70. Allora Mazzone subentrò a metà stagione e guidò i marchigiani a una straordinaria rimonta in un girone molto competitivo, segnato dai derby con Sambenedettese e Anconitana e dalla presenza di squadre storiche come Vis Pesaro, Ravenna e Torres. Alla fine, però, fu la Massese a conquistare il primo posto, chiudendo con quattro punti di vantaggio sull’Ascoli, che terminò quarto.
Tomei nella storia: superato il record di Carletto
La stagione 2025/26 resterà indimenticabile per l’Ascoli. Un’annata fatta di rimonte incredibili, emozioni continue e nuovi record destinati a entrare nella storia del club. Tra le partite simbolo c’è sicuramente quella contro la Vis Pesaro, una sfida che ha segnato un traguardo mai raggiunto prima dai bianconeri.
Grazie al successo conquistato nei minuti di recupero al Del Duca, con due reti realizzate nel finale, la squadra di Tomei ha centrato l’ottava vittoria consecutiva in campionato. Un record assoluto per l’Ascoli, che ha così superato il precedente primato di sette successi di fila stabilito oltre cinquant’anni fa, nella stagione 1969/70, con Carlo Mazzone in panchina. Numeri che raccontano molto più di una semplice striscia positiva: continuità di rendimento, carattere e capacità di reagire anche nei momenti più complicati. Qualità che hanno permesso ai bianconeri di scrivere una nuova pagina della propria storia.
Il Brescia di Mazzone: talento, spettacolo e leggenda
Parlare di Carlo Mazzone significa inevitabilmente andare oltre Ascoli. Tra le tappe più iconiche della carriera dell’allenatore romano c’è infatti il Brescia dei primi anni Duemila, una squadra diventata simbolo di spettacolo e personalità. Nel 2000 il club lombardo torna in Serie A e sceglie proprio Mazzone per guidare il nuovo progetto tecnico. Il grande protagonista è Roberto Baggio, convinto dal presidente Gino Corioni a trasferirsi a Brescia dopo l’esperienza all’Inter e il difficile rapporto con Marcello Lippi. Per il “Divin Codino”, Mazzone diventa molto più di un allenatore: quasi una figura paterna. Quell’estate arrivano anche Igli Tare, Andrea Pirlo dall’Inter e Dario Hubner, chiamato a formare una coppia offensiva di altissimo livello con Baggio. Il risultato è straordinario: il Brescia chiude al settimo posto, miglior piazzamento della sua storia fino a quel momento, conquistando anche la qualificazione all’Intertoto, dove affronterà il Paris Saint-Germain.
A completare una rosa ricca di qualità arriva poi Pep Guardiola, ex capitano del Barcellona. In squadra ci sono anche giocatori come Petruzzi, Bonera e un giovane Andrea Caracciolo, destinato a diventare simbolo del club. Quella squadra assunse quasi i contorni di un “dream team” per il Rigamonti. Eppure il primo approccio tra Mazzone e Guardiola fu tutt’altro che tenero. Le parole del tecnico romano furono celebri: “Ao’, io nun te volevo”. Da quel momento, però, nacque un rapporto di grande stima e amicizia che durerà negli anni. Nella stagione successiva Luca Toni si laurea miglior marcatore del Brescia con 14 reti, davanti proprio a Roberto Baggio, tornato protagonista dopo l’infortunio e la delusione per l’esclusione dal Mondiale 2002 in Corea del Sud e Giappone. Intanto cresce anche il talento di Andrea Caracciolo, il futuro “Airone” del calcio italiano. Nel 2002/03 il Brescia chiude nuovamente nella parte alta della classifica, conquistando un altro storico nono posto sotto la guida di Mazzone.
Ma oltre ai risultati sportivi, ciò che resta nella memoria collettiva è soprattutto il celebre derby del 30 settembre 2001 contro l’Atalanta. Durante la partita, con il Brescia sotto nel punteggio, Mazzone si lasciò andare a una promessa destinata a diventare leggenda: “Se famo er terzo, vengo sotto la curva”. Poco dopo Roberto Baggio segnò il gol del pareggio e il tecnico romano mantenne la parola, correndo a esultare sotto il settore occupato dai tifosi bergamaschi. Un’immagine entrata per sempre nella storia del calcio italiano.
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