Terzo posto in classifica al primo anno di Serie C: un girone d’andata in vetta, una bella battaglia con Arezzo e Ascoli e l’eliminazione ai quarti di finale play-off contro la Salernitana. Davide Mandorlini sorride: “La stagione è stata molto positiva. Ravenna è tornata a vivere il calcio come un evento: il Benelli sempre pieno è la nostra più grande vittoria”, racconta il direttore sportivo a LaCasaDiC.com: “Per me è motivo di grande gioia lavorare qui, a casa mia. Con questa maglia ho esordito da calciatore in Serie B a sedici anni. Il rinnovato entusiasmo della piazza è una motivazione per continuare a crescere”.
Crescita, concetto fondamentale dell’intervista. Dalla D alla C e in futuro – spera Mandorlini – anche oltre: “Nel 2025 abbiamo vinto la Coppa Italia Serie D e, dopo un’ottima stagione, siamo stati ripescati e promossi in C. Ora al debutto siamo arrivati terzi e l’obiettivo del prossimo anno è fare ancora meglio. Guardiamo in alto, è vero, ma non faremo il passo più lungo della gamba: lavoriamo con investimenti ponderati, cercando sempre i giocatori giusti”. Fuori dal campo, inoltre, il club ha in programma un rinnovamento delle infrastrutture: “Quando siamo arrivati, due anni fa, abbiamo ereditato stadio e centro sportivo fermi agli anni ’90. Ora rinnoveremo manto, panchine e tribune del Benelli, l’area disabili e i palchi: il sogno e la speranza è di portarlo a piena capienza, magari avanzando di categoria”.
Il Ravenna aveva approcciato alla grande la Serie C. Un mercato importante e risultati immediati: a metà dicembre i giallorossi erano primi in classifica con 13 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte. Nei due mesi successivi una flessione di risultati ha portato alla separazione con l’allenatore Marco Marchionni, sostituito da Andrea Mandorlini: “Marchionni ha svolto un ottimo lavoro e mi sento di ringraziarlo per il grande girone d’andata. Quando abbiamo deciso di cambiare allenatore, abbiamo pensato subito a mio padre: il suo curriculum parla per lui. È nato e cresciuto qui a Ravenna e in carriera ha valorizzato molti giovani: penso a Lazzari, Pazzini e Montolivo all’Atalanta, o Jorginho a Verona”.
Un unicum, forse, nella storia. La famiglia Mandorlini, a Ravenna, è sia in tribuna (Davide), sia in panchina (Andrea), sia in campo: “Mio fratello Matteo è uno dei veterani del nostro spogliatoio: lui, il nostro capitano Rrapaj, Esposito e Rossetti, sono stati la base su cui costruire questa stagione e li ritengo i veri artefici di quanto è stato fatto. Lavorare in famiglia è bello, mi emoziona molto, ma sul campo viviamo le nostre relazioni in modo professionale”.
I colpi di mercato di Davide Mandorlini
Il lavoro di Davide Mandorlini è stato cruciale nel costruire una rosa forte e pronta alla categoria: “Sono arrivati sia campioni con esperienza in Serie A, sia giocatori più giovani, di proprietà, che hanno alzato il valore della nostra rosa”. Nella prima categoria rientrano per esempio Okaka, Donati e Viola. “Sono operazioni nate per merito del brand e del progetto Ravenna: non avremo ancora strutture di Serie A, ma ai calciatori mettiamo a disposizione tutto il possibile. Portare qui Stefano, per esempio, era già un’idea lo scorso anno in D, ma non si sentiva ancora pronto a tornare in campo. Non è stato semplice per uno come lui, con un fisico così importante, rimettere la macchina in movimento dopo due anni fermo: è servito tanto lavoro, ma ci è riuscito alla grande e ha segnato gol pesanti”.
Poi ci sono i colpi di categoria: “Fischnaller è arrivato a gennaio e con 8 gol ha avuto un grande impatto: ogni direttore vorrebbe un calciatore con le sue doti, tecniche e prima ancora umane. Penso poi a Tenkorang, 8 gol da mezzala e ne avrebbe potuti segnare altri. Spini. Da Pozzo, molto importante nel finale di stagione. Motti, che arrivando dalla D ha segnato 5 gol prima di fermarsi per infortunio. Luciani, 6 gol prima di andare in prestito a gennaio. E così molti altri: abbiamo tanti giocatori forti e soprattutto di proprietà del Ravenna”.
Dalla Serie D alla Serie A, il sogno nel cassetto
L’operazione Ravenna è iniziata da due stagioni e ha già regalato emozioni. “Lo hanno reso possibile molte persone, a partire dalla proprietà: il gruppo di Ignazio Cipriani, che conosco da tempo, e i soci di Black Duck. L’amministratore delegato Mattia Baldassarre, il direttore generale Paolo Scocco, il direttore tecnico Gianluca Olivieri e tutte le persone che rappresentano il Ravenna e lavorano con noi con passione e impegno”.
Ora si punta in alto. Un sogno nel cassetto? “Sognare non costa nulla quindi direi arrivare in Serie A, e prima ancora in B. Il prossimo anno sarà un campionato difficile, ci attendono squadre forti. Ma mio padre già a Verona è riuscito nell’impresa, dalla C1 alla Serie A. E questo club per il lavoro, gli investimenti e le risorse umane che sta mettendo in campo meriterebbe un percorso del genere, come Monza o Como. Quindi… pur con i piedi per terra, vogliamo sognare in grande”.
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