Il cuore di Bari non batte dall'11 giugno 2023. Quindi, da poco meno di tre anni. Quella sera, sotto la pioggia incessante del San Nicola (quasi un presagio di sventura), il sogno biancorosso si trasformò nel più perfido degli incubi. Come Icaro in direzione sole, il club vide la storia. Poi, la perse per sempre. Il gol di Pavoletti al minuto 94 della finale playoff di Serie B regalò la Serie A al Cagliari. E sradicò ogni piccola certezza dell'ambiente pugliese. Che si lasciò andare, letteralmente. Preda succube di un destino indomito. Il cuore di Bari, insomma, non batte dall'11 giugno 2023.

La stagione successiva, che avrebbe idealmente dovuto segnare una ripartenza forte, non ha garantito le risposte che servivano alla piazza. Il dolore della resa ha probabilmente mosso ogni scelta, dai vertici (che scelsero il silenzio stampa prolungato) allo staff tecnico. Michele Mignani, l'allenatore "del salto e mezzo" (dalla C alla B alla A, sua per 93 minuti e qualche secondo), faticò a incidere come di sua consuetudine. Il mercato gli tolse gran parte dei riferimenti (Caprile, Cheddira e Folorunsho, per citarne tre) e i nuovi volti non lasciarono tracce. Risultato? Venne esonerato dopo nove partite e dieci punti messi in saccocia. Pochi.

Al suo posto arrivò Pasquale Marino, non senza dubbi: era fermo da due anni. Difatti, sotto la sua supervisione, il club raccoglie solamente quattro vittorie in quattordici giornate. Altro giro, altro cambio. De Laurentiis e soci virano su un altro profilo esperto come Giuseppe Iachini. Ma non sembra esserci nessuna cura tanto forte da risollevare le sorti del gruppo. Che, nelle dieci panchine dell'ex Fiorentina, vince solo due volte raschiando il fondo della griglia. L'ennesima mossa della disperazione si concretizza a cinque giornate dal termine, con la squadra ancorata al sedicesimo posto. Un tracollo vertiginoso che avalla il quarto smottamento stagionale: panchina affidata all'allenatore della Primavera Federico Giampaolo.

Il fratello di Marco vince una partita e ne pareggia tre, annettendovi un ko che vale l'artimetica partecipazione ai playout. Che strano il calcio, non è vero? Solamente un anno prima il club sfiorava la A. Ora rischia la C. Ma la evita e c'è da dargli merito, perché in postseason sovrasta la Ternana con un 4-1 complessivo. Pericolo scampato, ora si riparte? Lo sperano tutti. Eppure, la crepa permane...

Bari, non hai imparato la lezione

L'estate del 2024 apporta una consistente serie di modifiche all'organigramma societario. Ciro Polito, direttore sportivo, viene destituito in favore dell'ex Catanzaro Giuseppe Magalini. In panchina arriva Moreno Longo, ma il clima di contestazione nei confronti della società aumenta nei decibel. Il campo fa il resto, perché non fa dormire sogni tranquilli. La squadra, profondamente ridisegnata, raccoglie 24 punti nel girone d'andata e 24 punti nel girone di ritorno. Un copia-carbone che vale il nono posto: ergo, niente playoff. Ancora.

Il dato più debilitante? L'affluenza al San Nicola. Direttamente proporzionale alle performances del Bari, che perde anche la sua componente di tifo più accanita. Dai 26 mila spettatori di media del 2022/2023 si passa ai 15 mila del 2024/2025. Ad alcuni potrebbe non dire nulla, eppure dice tanto se non tutto. Rappresenta la caduta, forse definitiva, di un progetto che necessita di nuova linfa. Eppure, i De Laurentiis continuano a crederci. E, nell'estate del 2025, decidono di ripartire nuovamente da zero. Via Longo, dentro Caserta, nella speranza di trovare - finalmente - una guida stabile. Niente da fare: anche in questo caso, non arriverà il responso tanto atteso. I galletti, insomma, soffocano in un cant stridulo. Quello del cigno.

Il colpo del ko

Arriviamo quindi ai giorni nostri. Estate 2025, il Bari volta pagina. Ma la pagina resta vuota: nessuno scrive la parola cambiamento. Fa paura e restringe le prospettive. Dopo 13 giornate insipide, i biancorossi stravolgono nuovamente le proprie gerarchie. Via Caserta, dentro Vivarini. Che centra subito un record negativo, perdendo 5-0 contro l'Empoli. La squadra non subiva tale passivo da 64 anni. La svolta è lenta e il gruppo, nuovamente ridimensionato negli interpreti, non sterza. Avete già capito: l'ex Catanzaro viene sollevato dall'incarico. Insieme a lui, fa le valigie anche Magalini.

Mossa della disperazione, parte due: torna Moreno Longo. Poi, il mercato porta ben 11 giocatori nuovi. E il 2026 inizia con il ritorno al successo dopo due mesi. L'inizio di una nuova era? Negativo: il club non trova continuità di rendimento. Accumula propositi che non realizza, quindi resta lì sul fondo, al terzultimo posto. Lo scoccare della trentottesima giornata e i 40 punti raccolti in 38 partite lasciano acceso soltanto per qualche settimana il discorso salvezza. Il doppio 0-0 però, ottenuto prima al San Nicola e subito dopo al Druso di Bolzano, segnano il triste epilogo nella stagione dei pugliesi.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Ven 22 maggio 2026 alle 23:01
Autore: Edoardo Gatti
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