Dalla Masia del Barcellona ai palcoscenici della Serie A con il Monza, passando per alcune piazze storiche del calcio italiano. Oggi il talento di José Machín, per tutti "Pepin", è al servizio della Vis Pesaro. Un calciatore che abbina classe a un’esperienza internazionale, arrivato nelle Marche per alzare l’asticella e guidare i biancorossi in una stagione ambiziosa.
A Lacasadic.com il centrocampista ha raccontato la sua scelta, l’impatto con la città e cosa lo ha convinto del progetto della Vis: "A fine settembre ero a casa senza squadra e a gennaio avevo la Coppa d'Africa con la Nazionale; per poterla giocare, dovevo necessariamente scendere in campo con continuità. Tramite il Direttore sono venuto a provare qui e mi sono trovato bene fin da subito con la società, lo staff e il gruppo. Ho capito immediatamente che sarebbe stato il posto giusto per ripartire. Qui mi trovo benissimo: Pesaro è una città bellissima, io e la mia famiglia ci siamo ambientati alla perfezione. È il posto ideale per continuare la mia carriera".
Una squadra dove il classe 1996 si sente un punto di riferimento per i tanti ragazzi giovani: "Sicuramente la politica della società è quella di far crescere molti giovani, quindi noi più esperti sappiamo di avere la responsabilità di aiutarli in questo percorso. In squadra abbiamo diversi ragazzi che considero importanti: Primasso, Durmush, Rosada, Mariani, ma anche lo stesso Zini che ha 24 anni e molto potenziale. Sono bravi, ma dipende tutto da loro. Se saranno pronti a fare sacrifici e a continuare ad allenarsi con grinta e professionalità, sono sicuro che faranno una grande carriera".
Un gruppo giovane ma molto ambizioso, come racconta lo stesso Machín: "A livello di gruppo l'obiettivo è fare il meglio possibile, giocando ogni partita come fosse una finale, perché questo è un campionato molto difficile. Il nostro girone è estremamente competitivo, con molte squadre forti. Chiaramente la salvezza resta l'obiettivo principale, ma l'ambizione deve essere quella di rientrare nei playoff e giocarsela fino in fondo. Siamo in ripresa dopo un periodo complicato e dobbiamo continuare su questa strada. Personalmente, l'obiettivo è dimostrare che qualcuno si è sbagliato sul mio conto dicendo che non ero più pronto per giocare a calcio a certi livelli: voglio dimostrare che chiunque l'abbia pensato si sbagliava".
Machin: "Spagna o Italia? Ecco come la vedo"
Passato nei settori giovanili di Barcellona e Roma, il classe 1996 racconta la differenze principali tra i due: "A livello di settore giovanile, in Spagna curano moltissimo il dettaglio tecnico e il miglioramento quotidiano, mentre in Italia si pensa più a vincere rispetto alla crescita effettiva del ragazzo. Sono due visioni diverse del calcio ed è giusto così, non esiste un modo giusto o uno sbagliato. In club come Barcellona e Real Madrid, i giovani sono abituati a giocare come la prima squadra fin dall'inizio. Al Barça, dai 10 anni in su, giocano tutti con il 4-3-3, con gli stessi concetti e le stesse idee: quando un ragazzo di 17 o 18 anni approda in prima squadra è già pronto e non soffre il salto di categoria".
Esperienze che gli hanno permesso di conoscere molti calciatori di livello: "A livello personale sono rimasto legato a molti ex compagni delle giovanili, sia a Barcellona che a Roma. Tra quelli della mia età, sicuramente Tony Sanabria alla Roma e Adama Traoré al Barcellona avevano qualità fuori dal comune. Magari non sono arrivati a certi livelli per una serie di fattori come infortuni o altro, ma la loro qualità non si discute".
Le prime esperienze e l'affermazione a Monza
Dopo la Primavera della Roma, Machín ha vissuto tappe prestigiose tra Brescia, Trapani, Pescara e Parma: "Mi hanno dato tutte moltissimo, ma ricordo con particolare affetto il periodo a Pescara. Mi ha aiutato tanto a crescere calcisticamente e mi ha formato come uomo, ma sono orgoglioso di ogni tappa della mia carriera".
L’affermazione definitiva è arrivata però con la maglia del Monza, con cui ha ottenuto la storica doppia promozione dalla Serie C alla Serie A sotto la gestione Berlusconi-Galliani: "Sono stati anni bellissimi. Con il Presidente Berlusconi e il Dottor Galliani non ci mancava davvero nulla. L'organizzazione era al livello del Milan: ci facevano sentire tutti in Champions League e penso sia stata una delle forze del nostro percorso. Non si è chiusa come avrei voluto e questo mi dispiace, ma il calcio è così. Porto nel cuore momenti incredibili, come la finale promozione a Pisa e le vittorie in Serie A all'Allianz Stadium contro la Juve e a San Siro contro l'Inter".
"Dopo aver conosciuto Stellone mi è venuta voglia di diventare allenatore"
Tante esperienze importanti e tanti allenatori importanti, come da lui sottolineato: "Ho avuto la fortuna di essere allenato da allenatori di rilievo. A Monza con Stroppa e Palladino sono stato molto bene e penso di aver espresso al meglio il mio calcio, ma a livello umano quello che mi ha lasciato di più è Zauli, avuto a Pescara. Fino all'anno scorso non pensavo al diventare allenatore, ma dopo aver conosciuto Stellone questa voglia ha iniziato a venirmi. Penso che lui sia il top: preparatissimo tatticamente e capace di dare tantissimo a livello umano. Se un domani diventassi allenatore, ruberei sicuramente qualcosa a lui e Stroppa".
Infine il rapporto con la nazionale, alla quale Machín è molto legato: "Andare in Nazionale è il sogno di ogni calciatore. Ho avuto la fortuna di rappresentare il mio Paese in tre Coppe d'Africa ed è per me motivo di immenso orgoglio. I risultati che abbiamo ottenuto ci rendono fieri: fino a qualche anno fa era impensabile, considerando che siamo una nazione piccola. Spero di continuare a farne parte, perché la maglia della Nazionale è il massimo a cui un calciatore possa aspirare".
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