Strappare lungo i bordi o riscriverne i limiti? Restare fermi ad attendere o cogliere l'attimo che fugge? Eccolo, il dubbio che attanaglia ogni passo. Specialmente quando l'entusiasmo sbatte contro la paura, accelerando il moto del tempo. Ne hai di meno per dimostrare, quando tutti guardano. Scorre veloce e ogni attimo, inevitabilmente, vale doppio. Specialmente nella vita di un allenatore. Specialmente nella vita di un allenatore...come Marco Giampaolo. Che, tra una resa e una riconquista, è già arrivato al 22esimo anno di panchine. Eppure, non sembra essere sazio.
Non è dunque un caso che la Cremonese lo abbia cercato, così come non è un caso che - in una seppur ristretta cerchia di nomi - lo abbia issato al vertice della stessa per provare a mantenere la Serie A. Eppure, il viaggio del suo predecessore - Davide Nicola - sembrava potesse scrivere una storia spessa. 20 punti in 14 partite sono pur sempre metà orizzonte. Le successive 15 tappe hanno però smarrito quella versione abbagliante e ferrea del gruppo, scivolato nel peggiore dei decorsi. Soli 4 punti racimolati entro l'ultimo lasso sportivo e conseguente discesa, incontrollata, verso lo spauracchio retrocessione.
Ora vicino, vero, specialmente dopo il ko incassato contro una diretta rivale come la Fiorentina targata 2025-26. Da temere, senz'altro, perché la squadra fatica da un po' a rispondere agli input. Epilogo certo? Affatto: mancano ancora 8 partite e tutto può cambiare. Giampaolo, dalla sua, insegna che l'ultima parola va concessa al campo e privata agli scettici. Il suo Lecce, lo scorso anno, preservò la categoria all'ultima giornata, battendo la Lazio allo Stadio Olimpico. A Cagliari, ben 19 primavere fa, mantenne la A al penultimo atto battendo 3-2...la Roma. Corsi e ricorsi storici.
Nel vero senso del termine, in questo caso. Non solo perché due delle rincorse-salvezza confezionate strada facendo sono arrivate una volta battute le realtà della Capitale. Ma soprattutto perché il classe '67 di Bellinzona, precisamente nel 2014/2015, aveva già guidato la Cremo. Sì: si tratta di un ritorno a casa. E sì: conosce l'ambiente. Per chi ha scarsa memoria: lo ha trainato in Serie C. Oggi, cercherà di consolidarlo tra i grandi. Per chi crede nelle favole.
Cremonese-Giampaolo, atto secondo
Di chilometri, nel mentre, ne sono stati percorsi parecchi. Sia da una parte che dall'altra. La Cremonese, superata la cadetteria, è tornata ad assaporare il palcoscenico della Serie A. Perdendolo una volta (2022-23), riconquistandolo una seconda (quest'anno). Giampaolo, al contrario, ha vinto e perso da sé. In questo esatto ordine: ha salvato l'Empoli e abbellito la Sampdoria, forte di un credo tattico in solida escalation. Passato al Milan, però, ha nuovamente smarrito le certezze riacquisite in azzurro e in blucerchiato. A conferma della tesi, le brevi parentesi di Torino e il precoce secondo mandato del Marassi, poco redditizio. A Lecce, invece, ha ritrovato animo e parallelamente risultati importanti. Redenzione e riconquista, in purezza.
Ma c'è un prima e c'è un dopo nella sua carriera. E a separare i confini dei due enti temporali è stato proprio un filo...grigiorosso. Ecco il perché. Giampaolo, prima di ripartire dalla Lega Pro con la Cremo di allora, era infatti reduce da esperienze tanto arricchenti quanto flebili. La salvezza e il conseguente esonero di Siena, gli addii "svelti" al Catania e al Cesena, la fuga (letterale) da Brescia. Annessa separazione dal Cagliari dopo averne lucidato lo charme, annesso anno di pieno stop dopo la già citata separazione con i biancoblu. Poi? Poi, come detto, è arrivato il passaggio in C. Uno step indietro che, un anno più tardi, gli varrà il pronto rientro tra i grandi. Subentrato a novembre 2014 post-esonero di Montorfano, Giampaolo guiderà la squadra (in cui spiccarono Brighenti e Di Francesco jr, tra gli altri) per 26 partite, trascinandola a un comodo 8° posto. Dei 50 punti totali agguantati dal gruppo, inoltre, 37 arrivarono sotto la sua guida. A fine anno le strade si separarono, vero, ma il classe '67 - storia nota - tornò a sorpresa in Serie A rese e l'Empoli un mini-esempio di futbol piacevole ai sensi. Garantendosi presto nuove missioni da vincere. Ed erigendosi, nel bene e nel male, volente o meno, a personaggio sui generis del nostro calcio.
La Serie C ai tempi di Giampaolo
Dieci anni dopo, il connubio è ancora vivido. Giampaolo cercherà un'altra salvezza, e la Cremonese insieme a lui. "Come in Serie C, ma più in grande", direbbe un famoso spot. Ciò che sarà, sarà. Inutile anticipare il tempo. Possiamo però riavvolgerne il nastro. Perché quella Lega Pro merita ricordo.
Difatti, il 2014/2015 segnò la promozione in Serie B del Como, che oggi è tra le superpotenze della A. Inoltre, vide la Salernitana trionfare insieme all'Ascoli, che rimpiazzò un Teramo declassato d'ufficio per illecito sportivo. Infine, fu trampolino anche per giocatori tuttora coinvolti nella lotta. Alfredo Donnarumma, ad esempio, chiuse con 22 gol proprio in maglia Teramo, al fianco di un Lapadula da 21 reti (allenatore, nemmeno a dirlo, Vincenzo Vivarini). Manuel Fischnaller, oggi al Ravenna, ne sigillò 16 con il Sudtirol. E nel Girone C? Primeggiarono i granata, vero, ma prese gradualmente piede anche il primo Foggia di De Zerbi, spinto da Iemmello e soci. Altro? Sì: in quel torneo c'era anche il Lecce. Che poggiava sulle spalle di...Davide Moscardelli: realizzò 15 reti. Meritava ricordo, decisamente.
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