Giornata di presentazioni in casa Bari, in un momento particolarmente delicato per il club biancorosso. Oggi, giovedì 9 luglio, la società ha ufficialmente presentato il nuovo direttore generale Pierpaolo Marino e l'allenatore Massimo Rastelli.
Un doppio appuntamento che segna l'inizio di una nuova fase per il Bari, chiamato a ripartire con una programmazione chiara e obiettivi definiti dopo le difficoltà vissute nelle ultime settimane. Durante la conferenza stampa sono stati affrontati diversi temi: dalla situazione societaria legata alla presidenza fino alle strategie e alle possibili operazioni di mercato.
A prendere subito parola è stato il direttore generale che ha introdotto così la sua esperienza in questo ruolo: "Vi dico che la mia esperienza mi permette di capire al volo le situazioni. Quando mi hanno arrestato il presidente al calciomercato, che poi fu assolto ovviamente, mi ritrovai con una società sulle spalle. Quando andai a Bergamo, nel pieno di Calcioscommesse e non solo, superai due anni di penalizzazioni con arresti di giocatori, con Percassi che aveva ripreso la società, e abbiamo gettato le basi per l'Atalanta di oggi. A Udine mi hanno sempre richiamato per tre volte. Vengo a Bari e trovo l'ambiente nei miei confronti più freddo della mia carriera. Questo mi stimola, è una scelta ponderata. È la scelta più ponderata della mia carriera. Con l'aiuto di voi giornalisti mi potete aiutare a fare quello che so fare: riconciliare la gente con il calcio, portare i club al loro valore sportivo e nelle categorie che meritano. Il Bari non solo merita la Serie A, ma anche uno scenario internazionale. Io non voglio fare proclami, è il momento in cui si gettano le fondamenta di questo scenario. Io sono un professionista, i dati li ho visti sempre bene e non ho mai sbagliato nelle piazze che ho scelto. Ho fatto solo 6 piazze in 45 anni di carriera. Ci sono stati dei cicli. Non voglio fare proclami, lavorerò con il mio metodo. Non ho fretta. So la passione che hanno i baresi per il calcio. L'ho provato in passato con le mie squadre. Era peggio di andare dal dentista giocare in questo stadio. Io vi dico che il Bari dovrà essere un palazzo di cristallo in cui tutti potranno guardare dentro e noi avremo piacere quando vengono a guardare. Il nostro lavoro sarà chiaro, onesto e direi competente e propedeutico a creare valore. Tutto quello che faccio è sostenibile".
Il direttore ha poi proseguito chiarendo come mai è arrivata tardi la sua ufficialità: "Ho approfondito tutto quello che andava approfondito. Ci sono voluti diversi giorni, ecco perché il comunicato di ufficialità è tardato. Ho verificato che ci siano le condizioni per fare bene il mio lavoro con gli investimenti giusti. Forse io pensavo... mi avevano chiamato squadre di categoria superiore e non sono mai andato a parlare. Questa cosa la dovete considerare come l'atto di coraggio e determinazione di una persona che ha scelto la sfida e vuole vincere con grande determinazione e impegno, oltre all'onestà e alla chiarezza. Il Bari sarà sempre aperto alle domande, con risposte all'insegna dell'onestà. Accetteremo le critiche. Purtroppo a volte le critiche sono giuste, mentre altre volte no. Questo me lo ha insegnato la carriera". E sulle critiche ricevute: "Il concetto che mi piace sottolineare è che il Bari con me sarà un palazzo di cristallo, dove cercheremo di convincere tutti che siamo qui per un bene comune e non per un bene di terzi".
Bari, il dg Marino: " Prima di accettare ho avuto rassicurazioni"
Il direttore generale si sofferma anche sul calcio giocato: "Io ho detto che non voglio fare proclami. Sono venuto qui per vincere, non per fare la villeggiatura. Prima di accettare ho avuto rassicurazioni dalla proprietà che avrei avuto il budget necessario per ricostruire la squadra, che ora è di 7 elementi. Avremo un ritiro che inizia con una squadra e finisce con un'altra. I tempi del mercato li fanno le quotazioni. I migliori acquisti della mia carriera li ho fatti sempre il giorno del mio compleanno: il 30 agosto. A volte il mercato non ti permette di prenderli prima, ma devi aspettare gli ultimi giorni. A me piace questa rifondazione che devo fare e voglio farla in prospettiva. I giocatori che verranno li vorrò portare anche nelle categorie superiori. A Napoli ci sono riuscito: 5 giocatori di C hanno poi fatto la Champions League. A me non piace fare toni da smargiasso perché sono umile. Mi sono fatto dal nulla dopo la morte di mio padre, che è arrivata in età giovanile salutandolo su un campo di calcio, e non credo che mi abbandonerà dal cielo proprio a Bari. Sarò un libro aperto".
Il direttore si è soffermato anche sulle accuse di diventare uno scudo umano tra i giornalisti e la proprietà: "Non è importante sapere se parlerò al posto del presidente. Mi piacerebbe comunicare da solo con la gente. Fare da scudo? La mia professionalità prevede anche questo. Mi prenderò le responsabilità e ne parlerò. Sono andato in posti come Udine, dove sono arrivato e la prima domanda è stata: 'Come mai un altro meridionale che dirige l'Udinese?'. È stato un caso nazionale. Fare da scudo non mi spaventa. Vi voglio smentire e dimostrare che riuscirò. Voglio avere positività. Se le cose non vanno come dico io, non sono qui per l'ingaggio perché ho una società di consulenza e quindi non ho problemi a dire grazie per l'aiuto, vi saluto e vado. Quando non ci saranno i presupposti per fare quello che voglio fare, saluterò. Sono una persona mite, umile, e credo sia la caratteristica più importante. Non sono per la voce grossa, ma se mi fanno arrabbiare sono bravo a farlo, soprattutto negli spogliatoi dove si può incidere".
Il direttore generale ha poi dichiarato da dove si deve ripartire per creare il nuovo Bari: "Rifondazione intendo tecnica ed è obbligata. Se non vado errato, abbiamo sotto contratto solo 8 giocatori, di cui qualcuno chiederà di andarsene e qualcuno manderemo via noi. La rifondazione è totale, se non del tutto. I ruoli sono tutti da coprire. Per vincere il campionato, che è uno dei più difficili della storia, bisogna e lo deve fare il mister, dominare e fare gol. Altrimenti ti aggrediranno. Nella rifondazione tecnica cercheremo di condividere con il mister tutto quello che sarà condivisibile e dovrà essere felice di tutti i giocatori che andremo a portargli. Vogliamo fare una squadra duratura nel tempo, non solo per vincere. Se ci accorgeremo che non sarà una squadra per la categoria superiore, andremo a intervenire. Io sono qui per fare meglio di prima, non per fare peggio. Per me è una sfida professionale e di cuore che può darmi soddisfazioni maggiori delle precedenti. Ho un buon animo, nonostante siamo in uno scenario di guerra. Sono meridionale, conosco bene il territorio. Non sono uno stupido".
Bari, Marino: "Sono un professionista"
Il direttore generale si è soffermato anche sulla vicenda giudiziaria che ha colpito la famiglia De Laurentiis in questi ultimi giorni: "La vendita non la faccio io. Io sono un professionista per riportare in alto il Bari. Quello che conta è far vincere il Bari. Per l'inchiesta posso dire che ho studiato la situazione, che è pregressa. Non ho potuto far altro che informarmi. Ho letto il comunicato della società che, per i miei pregressi di carriera, sono cose che propongono un'inesistenza dei fatti. Nel momento in cui un passaggio di giocatori è supportato da una perizia giurata fatta da un perito, non si può dire che uno si è passato i soldi da una tasca all'altra. Per quanto riguarda anche la fattispecie, mi è piaciuto l'articolo del Sole 24 Ore, dove è descritto bene lo scenario. Ho fiducia nell'autorità giudiziaria, pur non conoscendo i fatti perché non li ho vissuti. Per quanto riguarda invece il fatto che io pensi che il Bari fallirà, vi dico che ho studiato i numeri, tutto quello che c'era da studiare, e non sono venuto per essere protagonista di un fallimento. Posso escluderlo. Per me finirà tutto con un'archiviazione". E sulla situazione della stagione passata, il dg dichiara: "Quando sei a casa fermo professionalmente, non ho visto tutte le partite in diretta, ma le ho recuperate. Già durante la stagione vedevo criticità nel Bari che, secondo me, sono dovute all'errata quotidianità della squadra. Ho visto giocatori che in campo non hanno mostrato quello che potevano fare. La squadra dello scorso anno non ha dato il massimo rispetto al proprio standard. Probabilmente hanno influito l'avvicendamento delle guide tecniche e i problemi di poca motivazione, che è una cosa assurda. Credo che abbiano influito. Sono felice di poter rifondare. Se qualcuno mi chiede di andare via, lo aiuto. C'è un virus che non mi piace. Nessuno gli ha detto di perdere, ma ho visto giocatori poco motivati, allenatori sotto i loro standard. Una squadra che ha reso il 40-50% di quello che poteva rendere". Il direttore generale poi prosegue: "La presenza della società è fondamentale e soprattutto la presenza di chi ha manovrato giocatori per 50 anni. Il giocatore per mentalità è una scolaresca. Se non riconosce nell'area tecnica una persona rispettabile è difficile. Il giocatore ha paura della comunicazione del dirigente se ha credibilità e dell'allenatore se ha il coraggio nelle scelte. I meccanismi li conosciamo, la quotidianità è importante, non bisogna esagerare nella quotidianità".
Il dg si è soffermato anche sulla rosa che andrà a costruire: "Li convocheremo tutti. La valutazione la faremo in base a quello che ci dirà il mister e sui giocatori. Non voglio tenere giocatori che non amano Bari. Nello spogliatoio c'era un virus da sconfitta. Il resto spetta al mister, che deciderà al ritiro. Vi anticipo che la società ha investito molto, con investimenti oltre il milione. Inoltre, andremo in ritiro con 7 giocatori della Primavera. Mano mano andranno via quelli sostituiti dagli arrivi e quelli che il mister selezionerà a seconda delle situazioni. Sono 16 i giocatori sotto contratto, ma saranno 7 quelli che resteranno, se vorranno restare". E sul ruolo del ds, Marino dichiara: "Io sono direttore generale e dell'area tecnica, per quello che sono stati gli accordi. Ho avuto la possibilità di scegliere l'allenatore e avrò la possibilità di scegliere un collaboratore per aiutarmi a essere il pesce pilota delle trattative. Questo lo farò a breve. È chiaro il discorso che il direttore dell'area tecnica sono io".
"Voglio risvegliare la passione dei baresi"
Il direttore Marino racconta anche di un aneddoto che l'ha sempre legato a Bari: "Voglio risvegliare la passione dei baresi, che non possono divulgarla come hanno sempre fatto. Io sono appassionato di calcio da quando avevo pochi anni, perché mio padre mi portò allo stadio dell'Avellino. Frequentando i Pulcini dell'Avellino mi facevano fare il raccattapalle. Un anno, mentre facevo il raccattapalle, Avellino e Bari si giocarono la promozione in Serie B. Ci fu uno scontro diretto, io ero dietro la porta e mi colpì il fatto che ci fossero più baresi. Tutti con i fazzoletti bianchi e rossi. Questo è il pubblico più bello d'Italia, poi hanno lanciato i galletti. Ha segnato Lucio, il mio idolo. Un dolore incredibile. Mi è diventato simpatico il Bari in quel momento. Dovevo arrivare a Bari dopo aver portato il Pescara in Serie A. Vincenzo e Antonio mi chiamarono e ci eravamo messi d'accordo perché venissi. Sono tornato a Pescara, la città impazziva, il presidente mi trattava come un figlio. Avevo tanta voglia di venire, ma feci la telefonata per rifiutare. Le strade sono infinite per ricongiungersi".
Il dg chiarisce anche la scelta di Rastelli come nuovo allenatore per ricostruire il Bari: "Conosco bene Massimo, che contro le mie squadre ha sempre fatto gol. Io ho fatto sempre scelte coraggiose. Ho sempre cercato nel bravo allenatore la volontà di riscatto: uno che è andato in alto e poi è tornato in basso. Se un bravo allenatore è andato in basso, ha tutta la voglia di riscattarsi. Lui non lo dice, ma ha vinto il campionato da primo. Tre campionati di successo, ma sempre da primo in classifica. Ha le modalità di gioco che premiano in questa categoria: devi cercare di offendere. Non si va lontani solo con il difendersi. A Udine ho portato Spalletti, che veniva da due retrocessioni consecutive (Venezia e Sampdoria). È venuto e una parte della proprietà era contro la mia scelta. Hanno creduto in me e oggi sappiamo di chi parliamo. Ho dovuto lasciare per un malore e non hanno rinnovato Spalletti. Mi hanno richiamato e abbiamo salvato la società con Ventura. L'anno dopo richiamai subito Spalletti e andammo in Europa".
Bari, l'allenatore Rastelli: "Ripartire con entusiasmo"
A prendere parola è stato anche l'allenatore Rastelli che dichiara subito: "Sono emozionato e pronto a essere qui". L'allenatore ha poi proseguito: "Siamo professionisti. Da parte mia c'è grande entusiasmo e questo mi darà la forza per superare le difficoltà che incontrerò nel mio cammino".
L'allenatore Rastelli annuncia da dove riparte: "Dall'entusiasmo e dal cercare in tutti i modi di vincere questa sfida. Le emozioni che ho provato e le sensazioni sono state bellissime quando ho ricevuto la chiamata. Da parte mia ci sarà la motivazione di presentare una squadra dalla doppia faccia: ignorante, ma con il coltello tra i denti quando la palla è dell'avversario. Sappiamo che il Bari verrà affrontato come una grande squadra, per fare la partita della vita e batterci. Allo stesso tempo dobbiamo portare a casa i tre punti. Ne siamo consapevoli. Nella mia esperienza abbiamo già preso squadre reduci da retrocessione. Devo capire come intervenire subito e chi farà parte del progetto tecnico, per presentarci nel miglior modo possibile. Credo che la cosa più importante sarà l'atteggiamento. Il risultato è la conseguenza".
"Essere fermo? Aspettavo la chiamata giusta"
L'allenatore chiarisce il fatto di non essere riuscito a portare risultati nel mondo del calcio nell'ultimo periodo: "Il mio essere stato fermo per un po' non è stata una costrizione, ma aspettavo la chiamata giusta. È stata una scelta. Aspettavo una chiamata importante. Quando il direttore mi ha chiamato ho risentito vecchie sensazioni. Mi ha detto cose importanti e l'ho apprezzato. È stata una scelta coraggiosa, ma penso che nella mia carriera abbia fatto cose importanti. Il bello del calcio è che ci dà sempre occasioni per ripartire e dare lo stesso valore. Non posso fare altro che mettermi a lavorare e ripagare la fiducia". L'allenatore aggiunge: "Per le ambizioni che abbiamo arriveranno giocatori con qualità e caratteristiche per fare determinati risultati. Il mio compito sarà quello di creare il giusto clima negli allenamenti. Lo stesso entusiasmo e piacere di giocare a calcio devono averlo anche i miei giocatori. Sibilli è un giocatore che apprezzo, arriva da un anno difficile e avremo modo di parlarne in ritiro e con il direttore fare le giuste valutazioni".
E sul modulo: "Prima di tutto mi voglio associare anche io al ricordo di Igor, un ragazzo straordinario che ho avuto il piacere di affrontare sui campi di calcio. Sarà compito mio ricordarlo sul campo. Per me è un compito che cercherò di portare a termine. Per quanto riguarda gli aspetti tecnico-tattici, io ho fatto tutti i sistemi di gioco. Il 4-3-3 è l'idea da cui iniziare. Nel ritiro cercheremo di modellare il miglior vestito. Alla base ci sono le caratteristiche dei calciatori. Sappiamo bene che l'occhio dell'allenatore è importante per cambiare qualcosa e far sì che i ragazzi si esprimano al meglio".
Il ricordo di Protti
Durante la conferenza è arrivato anche il ricordo per Igor Protti, recentemente scomparso. "Igor Protti. Io ho avuto la possibilità di conoscerlo come giocatore e come uomo. Il mio sogno era portarlo nelle mie squadre. Mi è dispiaciuto non essere alla commemorazione, perché è stato un atto bellissimo. Vorrei che tutti voi dedicaste insieme a me un pensiero a Igor, affinché ci aiuti dal cielo anche lui in questa annata difficilissima. Credo che i nostri morti, i nostri cari, abbiano la possibilità di spingerci e credo che Igor lo farà". Questo l'annuncio del direttore.
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