Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC. Nella giornata di oggi, lunedì 22 giugno, l’ex presidente del CONI ha superato Giancarlo Abete, ottenendo il 68,58% dei voti. Un risultato netto che segna l’inizio di una nuova era per il calcio italiano, chiamato ad affrontare le sfide di un sistema che negli ultimi anni ha evidenziato diverse criticità strutturali.

Il programma presentato in sede di candidatura ha delineato le priorità del nuovo corso: valorizzazione del talento italiano, maggiore impiego dei giovani, rinnovamento della classe dirigente, centralità delle infrastrutture, attenzione alla Serie A e sviluppo del calcio femminile.

Tra i punti principali figura proprio la questione dei giovani, oggi impiegati in minima parte in Serie A: solo il 2,3% del minutaggio è riservato agli Under 21 italiani. L’obiettivo è invertire la tendenza attraverso incentivi, il rafforzamento delle seconde squadre e un percorso più strutturato dalla formazione al professionismo, con un’attenzione anche agli aspetti tecnici e psicologici della crescita.

Nel progetto rientra anche un ruolo rafforzato per Coverciano, destinato a diventare un centro metodologico del calcio italiano, non solo casa delle Nazionali ma hub per scouting, analisi, medicina sportiva, preparazione atletica e gestione dei dati.

Governance e grande attenzione alla sostenibilità economica

Sul piano della governance, la linea è quella di una FIGC più efficiente e meno burocratica, capace di superare le divisioni interne e accompagnare le varie componenti del sistema calcistico senza appesantirne l’operatività. Grande attenzione anche alla sostenibilità economica del professionismo. La Serie A, negli ultimi 17 anni, ha registrato perdite complessive per 9,3 miliardi di euro e debiti pari a 5,5 miliardi. Le misure indicate puntano su lotta alla pirateria, sviluppo degli stadi, sostenibilità gestionale e valorizzazione del brand Italia.

Il tema degli impianti resta centrale: tra il 2007 e il 2024 in Italia sono stati realizzati soltanto sei nuovi stadi, a fronte dei 226 costruiti nel resto d’Europa. Nel programma sono già presenti 31 progetti in grado di generare oltre 5 miliardi di investimenti e circa 80mila posti di lavoro, ma sarà necessario un coordinamento istituzionale più efficace. Spazio anche al calcio dilettantistico, con la proposta di riforma della Lega Nazionale Dilettanti che prevede semplificazione amministrativa, digitalizzazione, riduzione dei costi e maggiore tutela del volontariato sportivo. Infine, il calcio femminile: il progetto punta a rafforzarne la sostenibilità, ampliarne la base e consolidarne la struttura organizzativa attraverso investimenti su vivai, scuole e territori, con l’obiettivo di una crescita stabile e duratura del movimento.

Sezione: News / Data: Lun 22 giugno 2026 alle 15:20
Autore: Alessia Albani
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