Il Ravenna si prepara a tornare in campo per la dodicesima giornata di Serie C. Domenica 1 novembre, alle ore 14.30, i giallorossi saranno impegnati nella sfida contro il Pineto.

Nel frattempo, a prendersi la scena sono anche le parole di Giulio Donati, che si è raccontato ai colleghi de Il Resto del Carlino, soffermandosi sul momento della squadra e su una delle novità più attese: Ronaldinho, ormai vicino al debutto in Serie C, che potrebbe arrivare nel derby contro il Forlì: "Abbiamo allestito una grande squadra, un gruppo forte e unito. Siamo secondi, nonostante tanti torti arbitrali, dietro a uno Spezia altrettanto forte. Non vedo l'ora di ritrovare Dinho: ebbi l'onore di esordire in A nel 2010 contro il Lecce proprio contro il suo Milan a San Siro. E' un fenomeno assoluto, e, nonostante l'età, non vorrà sfigurare in serie C. Sarà uno spettacolo". 

L'ex difensore di Leverkusen, Mainz e Monza - tra le altre, ha poi parlato del suo periodo con la maglia dei brianzoli sotto la guida di Raffaele Palladino, attuale allenatore del Bologna. Il calciatore ha speso parole al miele per l'allenatore, definendolo una persona eccezionale e raccontando un aneddoto su Bologna-Monza del 2023, sfida decisa proprio da un suo gol, affermando che quel giorno non dovesse nemmeno scendere in campo: "Mi aveva visto carico in settimana, ha avuto un buon presentimento. Lui non dice mai la formazione prima, in hotel o in pullman come fanno tantissimi allenatori. Aspetta sempre di arrivare nello spogliatoio prima della partita. E questo è uno dei suoi tanti pregi, è meritocratico: è diretto, onesto con tutti. I giocatori questo lo percepiscono e danno il massimo, stanno sempre sul pezzo".

Donati ha poi concluso parlando di come il metodo di Palladino si applicasse equamente a tutti senza fare sconti o preferenze, così come fu per un altro grande allenatore: "La partita successiva ero sicuro di giocare, invece rimasi in panchina. Ma non rimasi deluso, perché sapevo che usava lo stesso metro con tutti. Ha una personalità forte, non ha paura di essere criticato per scelte sulla carta magari impopolari. Misura concentrazione, motivazione e poi decide: senza distinzioni tra giovani e veterani, come fanno tanti. E in questo mi ricorda un certo Josè Mourinho. Attenzione: parliamo di un extraterrestre, imparagonabile a chiunque. Io ero un ragazzino della Primavera aggregato in pianta stabile, mi fece esordire in Coppa Italia, ma ero di contorno in una squadra di fenomeni che quell’anno fece il triplete. Eppure Mou mi trattava come trattava Javier Zanetti".

Sezione: Girone B / Data: Ven 30 ottobre 2026 alle 09:30
Autore: Alessia Albani
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