É tempo di un grande ritorno in casa Giugliano. Dopo sette anni, infatti, Massimo Agovino tornerà a sedere sulla panchina gialloblù dopo l'esonero di Di Napoli: proprio lui che portò la squadra campana alla promozione in Serie D nel 2019 ha il compito di rimettere in sesto una squadra in difficoltà che occupa attualmente il diciottesimo posto nel girone C. L'allenatore si è presentato in conferenza stampa ringraziando i dirigenti per averlo scelto e per avergli dato una chance: "Desidero ringraziare la famiglia Mazzamauro per avermi concesso questa straordinaria opportunità all'età di 59 anni, così come il direttore sportivo Antunazzo, che tra tantissimi profili ha scelto proprio il sottoscritto. Permettetemi di sottolineare un aspetto che mi ha toccato profondamente: leggendo i commenti dei tifosi sui social ho visto molti messaggi con scritto “bentornato a casa”. Ed è proprio così, qui mi sento davvero a casa. Ho un fortissimo senso di appartenenza verso questa gente e questa maglia. Chiaramente sono avvantaggiato dal fatto di aver già vinto qualcosa in passato, guadagnandomi la simpatia dell'ambiente, ma ci tenevo a ringraziare tutti di cuore".

L'allenatore ha poi continuato parlando del motivo per il quale abbia accettato tale incarico in un momento così complicato: "Quando a 59 anni un club professionistico pensa a te per la prima volta, devi venire a piedi. Per me si tratta del coronamento di un sogno; alleno dal 1994 ed era un traguardo che inseguivo da tempo. Credo di essermelo guadagnato sul campo, attraverso sofferenze, sacrifici, sudore e lacrime. Sono felicissimo di essere qui pur consapevole delle difficoltà, perché subentro in una squadra che sta attraversando un momento complesso. La motivazione, però, è enorme e ringrazio ancora la società per la fiducia".

Sulla squadra, invece, Agovino ha parlato della condizione del gruppo e di come è gliè parso lo spirito della squadra: "Lo dicevo a telecamere spente sia al presidente che al direttore: ho visto una squadra che ha voglia di fare, di stare sul campo e di lavorare. Per un allenatore questo rappresenta tantissimo. Se avessi trovato un gruppo demotivato e sfiduciato, la situazione sportiva sarebbe stata davvero drammatica. Al contrario, ho riscontrato la massima disponibilità da parte dei ragazzi, che già in questi primi due giorni mi hanno regalato sensazioni molto positive. Poi, chiaramente, il campo e il futuro diranno il resto".

Ricordando il periodo della promozione, l'allenatore ex Vibonese e Grosseto - tra le altre - ha parlato chiaramente di ciò che la squadra deve fare per risollevarsi: "Si trattava di una categoria diversa, ma pur sempre di una vittoria. E l'anno successivo facemmo un'altra splendida cavalcata, chiudendo al terzo posto dietro Palermo e Savoia prima che il Covid fermasse tutto. Arrivo con lo stesso entusiasmo e la determinazione di ribaltare l'inerzia. I tifosi chiedono giustamente anche di divertirsi, ma se abbinare bel gioco e risultati sarebbe l'ideale, oggi la nostra priorità assoluta deve essere fare punti. Io e i ragazzi ci danneremo l'anima per invertire la rotta. Ci sarà tempo per costruire una precisa identità di gioco; adesso dobbiamo tamponare l'emorragia difensiva, perché i gol subiti sono troppi e serve lavorare sodo".

Agovino: "La rosa non è scarsa, servono risultati"

Sull'impronta e lo spirito che intende dare alla squadra Agovino non ha dubbi: "Non credo ci sia bisogno di spiegare ai calciatori dove si trovano: sanno perfettamente per quale piazza giocano e in che club militano. Ai ragazzi oggi ho detto chiaramente che sono io ad aver più bisogno di loro che non loro di me. Senza i calciatori, un allenatore non è nessuno: sono loro a determinare i tuoi successi o a decretare il tuo esonero. Io proporrò con umiltà le mie idee, ma serve la loro totale adesione. Questa rosa non è affatto scarsa. Per raddrizzare la rotta conosco una sola medicina: il risultato. Tutto il resto sono chiacchiere".

Infine, l'allenatore ha ribadito la volontà piena di accettare l'incarico in un momento complicato per rialzare una squadra a cui è legato, senza paura di fallire: "Ribadisco quanto espresso prima: come avrei potuto rifiutare una proposta simile da parte di una società così solida e strutturata? Sarebbe stata una follia dire di no. So bene di mettere in gioco la mia carriera: se le cose dovessero andare male, rischierei di chiudere col calcio che conta. Ma dovevo accettare il rischio, spinto dall'entusiasmo pur con la giusta dose di apprensione, perché non eredito una squadra al quarto posto, ma una formazione in difficoltà. L'unica via che conosco per invertire la rotta è il lavoro sul campo. Vengo dalla polvere e dalla gavetta vera, quella dei campi polverosi e duri della Serie D; è questa cultura del sacrificio che mi tiene in piedi. Metterò tutto me stesso per riuscirci".

Sezione: News / Data: Ven 30 ottobre 2026 alle 12:45
Autore: Matteo Di Mario
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