Tanta esperienza e tanta voglia di rimanere costantemente aggiornati, per quello che va oltre l’essere un lavoro e sfocia in una vera passione che arde nel cuore e non si spegne mai. Quello di Nevio Orlandi è stato un lungo viaggio, prima da giocatore e poi da allenatore, che lo ha accompagnato fino alla sua ultima esperienza nel 2022 con la Vibonese, dove il viaggio si è momentaneamente fermato. Proprio in quel luogo, anni prima, nella stagione 2017/18, arrivò il salto di categoria: subentrando a stagione in corso, l’ex Reggina conquistò la promozione in Serie C. In quella Vibonese, accanto a lui, c’era anche Simone Lo Schiavo, attuale vicedirettore sportivo dell’Inter, di cui Orlandi ricorda l’ambizione e la visione del calcio, già evidenti quasi dieci anni fa: "Era già ambizioso da ragazzo, con una visione moderna del calcio. Sono questi gli aspetti che mi hanno colpito quando l’ho conosciuto", Ha spiegato qui a LaCasadiC.com.

Quello tra i due era un rapporto basato sul dialogo quotidiano e sulla vicinanza alla squadra: "C’è stato subito un buon rapporto di collaborazione e confronto. A me piace confrontarmi con la dirigenza, soprattutto con chi si occupa dell’area tecnica. Con lui il dialogo era quotidiano: spesso ci confrontavamo anche nello spogliatoio. Era molto vicino alla squadra, sempre con noi anche sul campo".

Tra gli innesti di quella stagione, Orlandi ricorda soprattutto l’arrivo di Ciotti: "Quell'anno sono subentrato a ottobre, quindi ho trovato una squadra già costruita. A dicembre abbiamo individuato e portato un solo elemento: Ciotti, un laterale destro classe 1999 che quest’anno in forza al Casarano. All’epoca era un under e, considerando la regola sull’impiego dei giovani in Serie D, era importante averne uno valido. Sicuramente è stato un elemento che ci ha fatto crescere nell’anno in cui abbiamo vinto il campionato".

Una stagione culminata nella promozione, conquistata attraverso lo spareggio con il Troina: "È stata una cavalcata. Abbiamo pareggiato tre o quattro partite e vinto tutte le altre, compreso lo spareggio finale contro il Troina al Granillo. È stata sicuramente un’annata importante". 

Nevio Orlandi: "Vibonese? Era una squadra costruita per vincere il campionato"

Alla base della rimonta, Orlandi indica soprattutto la fiducia e la serenità ritrovate dal gruppo: "Abbiamo cambiato qualcosa nelle posizioni in campo, ma credo sia stato soprattutto un discorso di fiducia reciproca e serenità ambientale. Era una squadra costruita per vincere il campionato, che però si trovava distante dalla vetta. Ho cercato di alleggerire i ragazzi da qualche responsabilità che probabilmente sentivano. Attraverso il lavoro settimanale ho introdotto alcune cose mie, magari diverse da quelle a cui erano abituati. Hanno visto subito i risultati nelle partite e questo ha permesso loro di acquisire fiducia in se stessi".

Il ritorno tra i professionisti cominciò con risultati incoraggianti, prima di una seconda parte di stagione dedicata al mantenimento della categoria: "L’obiettivo era disputare un campionato tranquillo, ma siamo partiti molto bene. All’inizio di gennaio eravamo quinti in classifica. Alcuni infortuni, già a settembre, avevano condizionato il reparto offensivo. Dopo degli infortuni pensavamo di poter trovare qualche altra soluzione sul mercato, ma non è successo. Da gennaio in poi abbiamo quindi disputato un campionato orientato al mantenimento della categoria. Secondo me, con qualche ritocco all’organico, si poteva ambire a qualcosa in più".

Nevio Orlandi: "A Lo Schiavo credo che nel mio piccolo, credo di avergli trasmesso qualcosa"

Tornando a Lo Schiavo, Orlandi sottolinea la curiosità e la voglia di approfondire gli aspetti tecnici del gioco: "Era agli inizi, ma nei nostri confronti avevo percepito una visione moderna del calcio. Era molto presente al campo e parlavamo spesso, sia con lo staff sia a quattr’occhi, prima, durante o dopo gli allenamenti. Vedevo una persona che voleva apprendere, conoscere alcune dinamiche e approfondire situazioni specifiche di gioco. Io avevo già allenato la Reggina in Serie A e portavo con me esperienze di un certo livello. Nel mio piccolo, credo di avergli trasmesso qualcosa. Si intuivano le sue capacità: era un terreno fertile, c’era voglia di approfondire".

La passione per la panchina resta intatta, così come l’attenzione all’aggiornamento e alle diverse categorie: "È una passione, una cosa che rifarei in qualsiasi momento. In questo periodo non ho fatto altro che aggiornarmi. Seguo la Serie D e la Serie C, nei fine settimana vado sui campi a vedere le partite e sfrutto anche quello che ci permette di seguire la televisione. In più, sul computer ho Wyscout, che mi consente di guardare le gare di ogni categoria". Parole che esprimono la voglia di scrivere ancora qualche pagina di una storia già bellissima, ma che non vuole ancora conoscere la parola fine.

Sezione: News / Data: Gio 29 ottobre 2026 alle 20:00
Autore: Martin Shira
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