Ha iniziato a giocare ad alti livelli in Brasile, crescendo nel Corinthians per poi calcare i palcoscenici della Serie A e della Serie B italiana. Dalle prime esperienze con il Lecce fino a Parma, Siena e le annate indimenticabili a Foggia in Serie C, prima di chiudere la carriera tra Matera e Gravina e intraprendere una nuova strada imprenditoriale. Ângelo Mariano de Almeida non ha mai vissuto il calcio come un'ossessione cieca, ma come una concreta possibilità per cambiare il proprio destino.

Le storie di ragazzi partiti dal Sudamerica con la valigia piena di speranze e un pallone stretto tra le mani sono tante e bellissime, ma la sua è una parabola atterrata dritta nel cuore del calcio italiano, capace di resistere per oltre un ventennio tra Serie A, cadetteria e piazze molto calde. Il racconto di una vita vissuta a tutto campo, dove la determinazione ha sempre superato ogni barriera culturale.

Ângelo si è raccontato a LaCasadiC.com, ripercorrendo le tappe principali del suo percorso e ricordando il primo impatto con il calcio italiano: "Del calcio italiano ne sapevo poco, sinceramente. C'era questo sogno di venire in Europa per raggiungere una grandezza del genere. Quando è arrivata la chiamata, l'impatto culturale è stato molto diverso, ma quando hai la passione per questo sport ci passi sopra e metti tutto il resto in secondo piano".

A portarlo in Italia fu il direttore sportivo Pantaleo Corvino: "La trattativa con lui è andata via liscia perché da entrambe le parti c'era una gran voglia di chiudere. Io e il mio procuratore volevamo venire a Lecce a tutti i costi. Per me si trattava di dare continuità a quello che stavo già facendo in Brasile al Corinthians e in Serie A. La parte più difficile non è arrivare in alto, ma rimanere, e il mio pensiero fisso era sempre quello di crescere".

L'umanità di Zeman e la consacrazione con De Zerbi a Foggia

Nel corso della sua carriera, Angelo ha lavorato con tantissimi allenatori importanti, da Gian Piero Gasperini a Serse Cosmi, da Pasquale Marino fino a Giuseppe Iachini e Luigi De Canio. Ognuno gli ha lasciato qualcosa, ma un posto speciale resta riservato a Zdeněk Zeman: "Per quanto riguarda il rapporto umano, Zeman era veramente una persona squisita. I suoi ritiri erano pesantissimi, ma servivano per gettare le basi giuste per la stagione".

Un legame fortissimo è poi quello nato a Foggia, dove ha conquistato la promozione in Serie B nel 2017 dopo la finale playoff persa l'anno prima con il Pisa di Gattuso: "A Foggia sono stati due anni bellissimi in una città che vive per la famiglia e per il calcio. A 36 anni mi sono riscoperto in un nuovo modo di giocare grazie a Roberto De Zerbi, mi sono divertito davvero tanto. Anzi, sono sicuro che se lo avessi avuto a inizio carriera avrei fatto cose ancora più grandi. Entravi in campo con la consapevolezza e la sicurezza di essere superiore. Quella a Foggia è stata l'esperienza più bella di tutta la mia carriera".

Tra campo e ricordi, fino al Brasile Under 20

Nel periodo d'oro della Serie A, Angelo si è trovato di fronte ai più grandi campioni dell'epoca. Tra tutti, uno in particolare lo ha messo a dura prova: "L'avversario contro cui ho faticato di più in assoluto è stato Ezequiel Lavezzi. Con attaccanti del genere non puoi pensare di fermarli, puoi solo cercare di limitare i danni, e con il Pocho era difficile anche fare quello".

In compenso, tra i compagni di squadra più forti, l'onore va a Sebastian Giovinco: "I giocatori davvero forti li vedi tutti i giorni in allenamento. Giovinco era uno di quelli che ti lasciava a bocca aperta per quello che riusciva a fare". Ricordi importanti anche con la maglia della Nazionale Under 20 del Brasile, vestita insieme ad amici come Kaká e Adriano: "Eravamo il gruppo dei nati tra l'81 e l'82, siamo cresciuti insieme nelle nazionali giovanili per sei anni. Tra i miei idoli di sempre nel ruolo, invece, ho sempre guardato a Cafu e Zé Maria". E sul primo gol in Serie A, arrivato con la maglia del Siena il 13 aprile 2013, ammette: "Segnavo poco ed ero più un uomo assist, ma segnare nella massima serie è stata la ciliegina sulla torta di una bella carriera".

A Matera adesso gestisce... una churrascaria

Il momento di dire basta al calcio giocato è arrivato spontaneamente, quando la mentalità dei più giovani è cambiata rispetto alla sua: "Fisicamente stavo bene e avrei potuto giocare altri 4 o 5 anni, ma quando inizi a fare fatica ad alzarti la mattina e ti danno fastidio certi atteggiamenti dei compagni più giovani, capisci che è ora. C'era troppa differenza di visione e ho preferito smettere piuttosto che snaturarmi".

Oggi Angelo ha trovato la sua dimensione a Matera insieme alla propria famiglia: "Matera è un'isola felice per crescere i figli. Quando ho smesso ho aperto una churrascaria brasiliana ed è diventata un'attività a gestione familiare con mia moglie, mio fratello e mio figlio. È un lavoro da 20 ore al giorno che mi tiene impegnato e mi ha evitato di sentire il vuoto del post ritiro. Ho fatto anche i patentini da allenatore per la Serie B e la Serie A, ma gestendo il ristorante non ho il tempo per allenare. Ho fatto la mia carriera, mi sono divertito e oggi sono felice così".

Sezione: Interviste e Storie / Data: Mar 03 novembre 2026 alle 12:30
Autore: Federico Cevoli
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