"Sogna, ragazzo, sogna" cantava Roberto Vecchioni nel 1999, nel brano inno alla vita per eccellenza, dove esortava i giovani a non smettere mai di credere ai propri sogni nonostante le avversità della vita. E chissà quanto ha sognato quel bambino partito da Talenti e arrivato in punta di piedi a Trigoria, con il sogno di indossare la maglia della propria squadra del cuore.
L'esordio con la Roma e poi Crotone. La maturità calcistica, le scelte, le soddisfazioni e le delusioni, e un sogno ancora da compiere. Il rapporto e i successi con il fratello Matteo, fino all'ultimo capitolo: il Sorrento. Federico Ricci si racconta a LaCasadiC.com, in un viaggio tra calcio, emozioni e vita, ripercorrendo una carriera fatta di traguardi, cadute, ripartenze e sogni mai messi da parte. E oggi, mentre il suo Sorrento vive un momento magico, Ricci si gode il presente con la consapevolezza e l'equilibrio di chi sa che nel calcio, come nella vita, non è mai davvero finita finché c’è un sogno da inseguire, perchè c’è sempre una nuova storia da scrivere. "Sogna, ragazzo, sogna, quando cala il vento, ma non è finita".
Si parte dalla fine di questa storia, e dunque dal Sorrento. Sette vittorie nelle prime sette uscite stagionali, in un inizio da sogno per i campani: "Sicuramente è stato un’avvio inaspettato anche per noi, perché volevamo far bene ma non ci aspettavamo fino a questo punto, o quantomeno di partire così forti. Eravamo consapevoli di aver fatto un buon precampionato e ritiro, e di arrivare al campionato con un’assetto consolidato, adesso dobbiamo cercare di prendere consapevolezza da questi risultati che stanno arrivando e sfruttarli al massimo per il proseguio del campionato. Il mister Maiuri è arrivato con idee diverse rispetto al percorso intrapreso lo scorso anno, ma è stato fin da subito bravo a trasmettercele in poco tempo e penso questo poi si rifletta sul campo".
"Da subito si è formato un gruppo di ragazzi affiatati, che sta bene insieme e che crede nell’idea di calcio che porta, e questo è fondamentale per ottenere certi risultati. Credo che questo tipo di gioco stia giovando un po’ a tutti e dobbiamo esser bravi a “cavalcare questo trend” perché può dare visibilità a tutti, soprattutto a una realtà come la nostra. È bello regalare questa soddisfazione alle nostre famiglie e ai nostri tifosi che fanno molti sacrifici per noi e in qualche modo cerchiamo di ripagarli".
Le prospettive per il futuro e un auspicato ritorno a casa
Un inizio di stagione formidabile per gli uomini di Maiuri, ma lontani da casa. A causa delle irregolarità del campo del Sorrento, che non ne permettono l'utilizzo per la Serie C, la squadra è obbligata a giocare le proprie partite casalinghe a 145km di distanza da Sorrento, più precisamente a Picerno: "Quella che stiamo vivendo con lo stadio è una situazione anomala per noi, giocare lontano da Sorrento ci toglie tanto. Noi ci siamo adattati fin da subito per farne un punto di forza, anche perché il campo di Picerno è un campo particolare dove in tante trovano difficoltà se non sei abituato, e quindi se riesci a sfruttarlo a tuo favore questo diventa un grande vantaggio. Non vediamo l’ora comunque di tornare a Sorrento e avere dalla nostra tutti i nostri tifosi a sostenerci, anche se nonostante la distanza non ci hanno mai fatto mancare nulla."
Adesso il test con il Bari, per capire davvero le ambizioni di questa squadra: "Il Bari è sicuramente una delle pretendenti alla Serie B insieme a Salernitana e Catania. Hanno fatto un mercato importante e dispongono di giocatori importanti, per noi sarà una partita di una difficoltà altissima, dovremmo essere bravi a sfruttare il momento e i nostri punti di forza per metterli in difficoltà. Fare questi risultati non è una casualità, qualcosa di speciale questo gruppo lo ha, non so dire dove possiamo arrivare perché dovremmo esser bravi a navigare a vista e non farci distrarre da fattori esterni. Dobbiamo rimanere con i piedi per terra altrimenti non abbiamo capito niente. L’unica cosa che mi sento di dire è che possiamo toglierci belle soddisfazioni, fare proclami sarebbe inutile".
La Roma e la scelta di cercare più spazio
Due gemelli, Roma e un sogno. Potrebbe sembrare l'inizio della storia di Romolo e Remo, e invece è quella dei Fratelli Ricci. Nati nella periferia a nord di Roma da una famiglia romana e romanista, Federico e Matteo hanno sempre avuto un sogno in comune: giocare a calcio e farlo con la maglia della Roma. Dai campetti sotto casa fino ai cancelli di Trigoria, passando per le trasferte fino ad arrivare alla prima convocazione con i grandi. Anni di sacrifici e sogni per arrivare a un solo momento: quello di scendere in campo all'Olimpico con la maglia della tua città: "L’esordio con la Roma è stato tutto una bellissima sorpresa. Un'emozione unica perché sinceramente non me l’aspettavo, dato che stavamo perdendo in casa e un cambio giovane non te lo aspetti per andare a riprendere la partita. Invece Garcia mi ha dato l’opportunità di entrare a dieci minuti dalla fine e di fare anche bene. Per me era un sogno che si realizzava, giocare per la squadra della mia città e della mia famiglia, perché siamo tutti romanisti, e dare anche un contributo per andarla a pareggiare poi è stato qualcosa di unico e un ricordo indelebile. Alla Roma devo tutto, è la squadra che mi ha dato l’opportunità di realizzare il mio sogno e di formarmi anche come uomo. Il mio rapporto oggi con la Roma è quello del tifoso, di uno che spera possa vincere qualcosa e per me quest’anno ha tutte le carte in regola per poter lottare per lo scudetto."
"Il record delle 10 vittorie con Garcia me lo ricordo bene, era una squadra fortissima quella. Ricordo che Pallotta ci diede un rolex a testa per festeggiare questo record. Quella squadra arrivò seconda poi ma aveva un livello di qualità altissimo. C’era un gruppo bellissimo di un livello e un carisma altissimo. Stare con loro tutti i giorni era un sogno, e imparavo a vista d’occhio. Aneddoti ce ne sarebbero tanti, anche perche quella era una squadra molto scherzosa e il fatto che i risultati aiutavano c'era un clima veramente bello, ma è giusto che le cose dello spgliatoio restino nello spogliatoio. Dopo il prestito a Crotone dove feci un'annata da protagonista ho avuto anche l'opportunità di tornare in pianta stabile in prima squadra, ricordo che ne parlai con Spalletti che mi disse che gli piacevo e mi vedeva all'interno del gruppo. In quel momento però io sarei stato il quinto esterno, ma dato che volevo giocare ho scelto di andare a Sassuolo. Non rimpiango nulla, era la scelta più logica in quel momento per la mia carriera".
Crotone, una bella e lunga storia
A Crotone la prima vera opportunità tra i grandi. Lontano da casa, per crescere e dimostrare. Un rapporto a più riprese, ma sempre speciale, con quella promozione lì però rimasta nel cuore. "Il primo anno è stato d'ambientamento, ci siamo salvati e io ho avuto modo di conoscere meglio l'ambiente e la città, rapportandomi con la mia prima vera stagione da professionista. Poi l'anno seguente è arrivato Juric e abbiamo compiuto un vero e proprio miracolo. Giocavamo un calcio moderno che all'epoca non faceva nessuno, un gioco gasperiniano. Ci ha sempre spronato a dare il massimo e abbiamo raggiunto traguardi straordinari insieme".
"Da quella stagione lì è inizato un rapporto indelebile per me con Crotone, poi ci siamo ritrovati più volte nel corso degli anni e ogni volta ho cercato sempre di dare il massimo per quei colori e ricambiare tutto l'affetto ricevuto. Anche due anni fa ero tornato con grande entusiasmo, in una sagione in cui poi abbiamo fatto i playoff dopo una grande annata. Sarei rimasto volentieri a dare il mio contributo ma purtroppo nel calcio non sempre le cose vanno come ci si augura, adesso però sono molto contento a Sorrento e felice di aver sposato questa causa."
Spezia e il rapporto con Matteo
Fratello, amico e collega. Il rapporto tra Federico e Matteo, tra campo, famiglia e una sana competizione. "Abbiamo un rapporto speciale, per me lui è una figura importantissima. Facciamo lo stesso lavoro quindi ci sentiamo anche spesso per darci dei consigli e confrontandoci, avere una persona così vicina che ti può capire è fondamentale. Noi fin da piccoli abbiamo sempre avuto la palla fra i piedi e giocare insieme è sempre stato un modo per crescere e stimolarci, passare dai giardinetti a trigoria prima e poi a vincere insieme a La Spezia è stato speciale. Anche grazie ai sacrifici della nostra famiglia siamo riusciti a realizzare i nostri sogni e alzare un trofeo insieme ha ripagato in qualche modo tutto questo. Quell'anno fu speciale perchè facemmo un lavoro importante anche grazie alla società e alla fiducia del Ds Angelozzi, con un mister come Italiano che ci aveva trasmesso le sue idee di calcio che poi nel tempo si son viste, e le soddisfazioni raggiunte poi si son raddoppiate perche farle con un fratello in campo non ha prezzo".
"Una cosa che ruberei a lui? Facciamo due ruoli diversi perchè lui gioca più in mezzo al campo in fase di impostazione e a me piace giocare un pochino più in alto per finalizzare. Sicuramente ti direi il piede destro, essendo io mancino, e lui credo farebbe lo stesso per il resto non ti direi altro ma perchè siamo sempre stati molto competitivi anche fra noi e quindi non vorrei dargli soddisfazioni, e sicuramente lui direbbe lo stesso (Ride ndr). Scherzi a parte credo che avere giocatori della tecnica e della qualità di Matteo sia importantissimo per chi gioca nel mio ruolo, quest'anno a Sorrento abbiamo Bacci e il mio grande amico Capezzi che stanno facendo molto bene e siamo contenti".
Famiglia e sogni nel cassetto
"Esser lontani da casa non è facile, soprattutto adesso che io e la mia compagna abbiamo una bambina piccola e avere la famiglia lontana non è il massimo. Loro ci sono sempre state e mi seguono sempre, fanno e facciamo molti sacrifici ma siamo felici qui e io appena ho un momento libero cerco di esser il più presente possibile, è un'impegno che mentalmente ti prende tanto ma l'amore che ricevi ti ripaga di tutto. Paradossalmente quando vado al campo stacco la testa e mi riposo un pochino, perche poi a casa biisogna stare sul pezzo (ride ndr)".
Da ragazzo della primavera a uomo e calciatore, in cosa è cambiato di più Federico. "Nel tempo mi sento che sono cresciuto tanto. Adesso sono più equilibrato rispetto a prima, magari ero più emotivo e mi potevo buttar giu più facilmente da una brutta prestazione o da una sconfitta. Adesso con l'esperienza giusta le prendo diversamente certe cose, cercando anche di imparare e capire meglio dagli errori e dalle sconfitte e indirizzare le cose nel punto giusto. Un sogno nel cassetto? I sogni nel cassetto rimangono nel cassetto, gli obiettivi ora son sicuramente differenti da quelli con cui ero partito quando avevo iniziato e bisogna anche un attimo riassestare il tutto. Adesso oltre al fare bene con la squadra e puntare al massimo qui a sorrento direi che il mio sogno potrebbe esser un giorno vincere la Serie C, non avendolo mai fatto, e magari tornare in B".
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