La famiglia, il lavoro di tutti i giorni e una mentalità da stacanovista: per Joseph Ekuban è da qui che trae tutta la sua energia. Ventisei anni e la testa sulle spalle, dopo l’esperienza al Latina i colori restano gli stessi anche in questo finale di stagione, ma l’avventura che lo attende sarà decisamente diversa. Il Renate che punta in alto ha deciso di fare affidamento su di lui e l’attaccante ha risposto subito presente: cinque titolarità nelle prime cinque gare e tre gol con la nuova maglia.
La nuova sfida è stata accolta a braccia aperte: “Sapevo come lavorava la società, avevo già collaborato con il team manager, ma mi hanno attirato soprattutto la serietà e la serenità dell’ambiente. Negli ultimi anni sono sempre stati al vertice e hanno fatto campionati importanti ma la scelta è ricaduta sul Renate anche per stare più vicino alla mia famiglia” ha raccontato Joseph ai nostri microfoni. “Sono diventato papà e avere la possibilità di tornare vicino a Mantova, la città che ormai considero casa, è stata fondamentale. Tutto mi ha spinto a venire qui”. Nonostante le novità però, tutta la Serie C ha ormai, per il giovane classe 2000, un senso di “casa”: “Un'altra sfida che mi ha attirato è il girone A. Negli ultimi anni ho giocato negli altri due, ma questo mi mancava. Anche ciò ha sicuramente influenzato la mia scelta: un’altra parte importante di questa nuova avventura”.
Forse però un filo che legava Joseph alle pantere c’era già, anche prima del suo effettivo arrivo nel mercato di gennaio. Il destino infatti vuole, che Ekuban non sia un cognome nuovo sulle maglie del Renate. Caleb infatti, fratello maggiore di Joseph, oggi è in forza al Genoa, fa l’attaccante proprio come lui e prima del salto in Serie A è passato da quegli stessi colori: “Quando a gennaio è arrivata l’offerta della società Caleb mi ha rassicurato ulteriormente, sono molto contento di aver ascoltato il suo consiglio anche perché lui è uno dei miei punti di riferimento” ci ha raccontato. “Inoltre nell'ultimo weekend abbiamo segnato entrambi, è stato un fine settimana felicissimo a casa” aggiunge con soddisfazione, parlando del fratello rossoblù.
Il nuovo numero 16 nerazzurro sembra aver trovato non solo nel club, ma anche sul terreno di gioco un nuovo habitat naturale perfetto, sia per le sue caratteristiche tecniche, che per quelle fisiche: “Il gol arrivato alla seconda partita mi ha sbloccato molto mentalmente. Ma il mister Foschi era stato chiaro fin da subito: vuole permettermi di sfruttare al meglio ogni mia qualità, l’attacco dello spazio, e il gioco di gamba su tutte. Questa infatti è una grande squadra di gamba!” ha aggiunto poi raccontando le prime sensazioni sul campo. “Qui ho trovato un gioco molto verticale, che mi ha permesso di adattarmi al meglio. Da subito mi è stato chiesto di dare una grande mano in fase di non possesso ed essere un riferimento davanti: mi sono trovato a mio agio fin dal primo istante”.
Torre del Greco nel cuore e l'obiettivo playoff: passato e futuro che si incontrano in Serie C
I campi di Serie C hanno uno spazio importante nella carriera e nel cuore di Joseph. Da Guidonia Montecelio ad Andria, passando per Arezzo e Virtus Villafranca, prima delle ultime avventure di Latina e Renate. Sono tante le piazze conosciute negli ultimi anni ma più di tutte ce n’è una che ha lasciato il segno: “La piazza che tra tutte mi è sicuramente rimasta più impressa è quella della Turris, a Torre del Greco. Sono rimasto solo tre mesi e nel bel mezzo di una situazione societaria davvero complicata. Nonostante tutto nessun tifoso ci ha mai abbandonato, mi sono sentito a casa da subito e il legame creatosi in spogliatoio era talmente forte da essere rimasto tutt’oggi vivo. Ho conosciuto persone davvero eccezionali e molti dei miei compagni dell’epoca sono ancora tra i miei più cari amici. Lì ho proprio capito come le difficoltà potessero creare un legame fortissimo tra tutto il gruppo squadra e una città intera che ti sostiene”.
Ora però Joseph ha una nuova piazza da scaldare a suon di gol, e tutto sembra indicare proprio lui come uno dei protagonisti perfetti per questo finale di stagione. Agli obiettivi personali non pensa, quelli di squadra sono più importanti: “Il mio obiettivo per questo finale di stagione è contribuire a portare avanti il Renate. Il mister ora ci chiede di pensare partita dopo partita, ma siamo una grande squadra ben organizzata e possiamo puntare in alto. Abbiamo tutte le carte in regola per guadagnare i playoff ma soprattutto per proseguire e farci valere fino alle fasi nazionali. Lavorerò con tutto il gruppo per contribuire a far vivere questa grandissima occasione al club”.
"Vorrei la mentalità di Ronaldo ma mi ispiro a Eto’o"
Se si chiede a Joseph come vorrebbe vedersi da qui a 10 anni, si comprende tutta la sua mentalità. “Ho imparato nel tempo a pensare al presente” risponde. “Lavorare quotidianamente per raggiungere i risultati richiesti è il mio obiettivo ogni giorno". La testa di chi ha sudato su tanti campi diversi e, nonostante la giovane età, ha collezionato un bagaglio importante, fatto di spirito di sacrificio ed esperienze, viene fuori attraverso le sue parole: “Mi piace impegnarmi giorno per giorno, dare sempre il massimo e rimanere concentrato. Se dovessi vedermi tra una decina di anni esprimerei solo un desiderio: vorrei che la mia famiglia e mio figlio siano fieri di me, orgogliosi del mio impegno e dei miei sacrifici”.
Ma Joseph Ekuban “calciatore perfetto” come sarebbe? Gli abbiamo chiesto a chi vorrebbe “rubare” la mentalità, i piedi e il fisico per migliorarsi ulteriormente e, dopo un istante di esitazione, la risposta è arrivata, sicura come un gol allo scadere: “Per la mentalità sceglierei senza dubbio quella di Cristiano Ronaldo: l’ossessione per la perfezione e la voglia di non smettere mai di lavorare per migliorarsi. Per i piedi prenderei quelli di Dembele, mi piacerebbe avere la sua capacità di giocare allo stesso modo sia con il destro che con il sinistro: è una caratteristica che gli invidio tantissimo!” Per le qualità fisiche tentenna di più ma alla fine la scelta è sicura, e ricade su chi già un po’ gli somiglia: “Fisicamente forse sceglierei Lukaku” risponde. La sua passione per il calcio però ha anche soprattutto un altro nome e cognome, resta invariata nel tempo e si lega anche alla squadra che, fin dalle prime corse dietro un pallone, ha portato nel cuore: “Anche mio fratello Timothy è un calciatore ed è stato lui a portarmi al campo la prima volta a 10 anni. Lui era milanista e ha sempre provato a influenzarmi anche in quello, ma io all’epoca, avevo già un altro idolo, tutt’altro che rossonero: Samuel Eto’o. Con lui ho iniziato a innamorarmi davvero del calcio ma soprattutto dell’Inter, e la passione da lì in poi non mi ha mai più abbandonato”.
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