La Next Gen continua a essere molto più di una semplice seconda squadra. È un laboratorio, un punto di passaggio, ma soprattutto un motore capace di accompagnare i giovani verso il grande salto. Dalla seconda squadra bianconera, impegnata in Serie C, negli anni sono usciti numerosi giocatori di livello, diventati pedine importanti della prima squadra oppure protagonisti di plusvalenze in grado di finanziare il mercato in entrata. Un flusso costante, quasi naturale, che ha cambiato il modo di intendere la formazione in casa Juventus.

L’ultimo nome della lista è quello di David Puczka, terzino austriaco classe 2004, capace di segnare 10 reti nell’ultimo campionato di Lega Pro. Arrivato nel 2024 dall'Admira Wacker, il giovane esterno si è imposto rapidamente in Serie C sotto la gestione Brambilla, diventando uno dei profili più osservati dell’intero gruppo bianconero. La grande occasione per lui si chiama Genoa, che l'ha prelevato a titolo definitivo dai bianconeri e gli darà l'occasione di imporsi in Serie A.

Accanto a lui, un altro movimento significativo è quello di Giovanni Daffara, ufficialmente passato al Parma in un’operazione da circa 6 milioni di euro con grossa percentuale sulla futura rivendita a favore della Juventus. Il portiere classe 2004 ha completato tutta la trafila bianconera fino all’esordio in Serie C nel 2023, accumulando esperienza con la Next Gen prima del prestito in Serie B all’Avellino che ha rappresentato un passaggio chiave nella sua maturazione. Una tappa che ha convinto definitivamente il Parma a puntare su di lui, confermando il valore del lavoro svolto nel sistema bianconero.

Il dato che emerge con forza è la continuità del modello: la Next Gen non produce soltanto giocatori, ma asset tecnici pronti a generare valore sportivo ed economico. Ogni stagione porta con sé nuove uscite, nuovi percorsi e nuove opportunità, in un meccanismo che ha reso la Juventus un riferimento in Italia per la gestione dei giovani. La Serie C, in questo senso, diventa un passaggio tutt’altro che marginale: un contesto competitivo in cui la formazione non è teorica, ma reale, continua e quotidiana.

Il modello Yildiz e il peso della formazione

Se la Next Gen è diventata un modello riconosciuto, il merito va soprattutto ai giocatori che ne hanno incarnato lo spirito. Il riferimento principale resta sicuramente Kenan Yildiz, uno dei volti più rappresentativi della nuova Juventus. Il fantasista turco classe 2005 è diventato leader e simbolo dei bianconeri, indossando anche in più occasioni la fascia da capitano dopo aver ereditato la numero 10 dei grandi campioni del passato. Il suo percorso, dalla Primavera alla Next Gen fino alla prima squadra, è la dimostrazione più chiara di un sistema che funziona: crescita graduale, impatto immediato e centralità tecnica conquistata in tempi rapidi.

Accanto al talento turco, un altro esempio emblematico è quello di Tarik Muharemovic, difensore bosniaco classe 2003 passato al Sassuolo con la Juventus ancora in controllo su una parte del suo futuro economico. Una scelta che riflette una strategia precisa: non perdere completamente il legame con i propri talenti anche dopo la cessione. Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di un possibile ritorno in bianconero a condizioni favorevoli, a conferma di quanto il suo profilo resti monitorato.

Da Savona a Fagioli, le plusvalenze che finanziano il mercato

Il percorso della Next Gen ha già dimostrato di poter lanciare giocatori in grado di imporsi nel calcio professionistico, anche se non sempre all’interno della Juventus. Samuel Mbangula e Nicolò Savona, dopo una stagione positiva sotto la guida di Thiago Motta, sono stati ceduti per monetizzare, seguendo una linea gestionale sempre più chiara. Caso simile quello di Matías Soulé, che alla Roma ha confermato il suo talento, dimostrandosi uno dei giocatori più incisivi della Serie A.

Ma il racconto non si esaurisce nelle cessioni. Nicolò Fagioli e Hans Nicolussi Caviglia rappresentano invece la continuità interna del progetto, due giocatori cresciuti dentro il sistema Juventus e oggi protagonisti nel massimo campionato. Le loro carriere, pur diverse per tempi e modalità, condividono lo stesso punto di origine: una struttura che li ha accompagnati nella transizione dal settore giovanile al calcio professionistico. È forse qui che si coglie l’essenza più profonda della Next Gen. Non solo una squadra, non solo un passaggio, ma una vera e propria filiera che unisce formazione, competizione e sostenibilità economica. Un meccanismo che, stagione dopo stagione, continua a ridisegnare il rapporto tra crescita e risultato, trasformando i giovani in risorse concrete per il presente e per il futuro della Juventus.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Ven 03 luglio 2026 alle 12:30
Autore: Gabriel Macis
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