Si sa, gli attacchi vincono le partite, le difese i campionati (e i playoff). Una vecchia legge del calcio che non mente quasi mai e la stagione dell'Ascoli di certo non è stata quell'eccezione che, come si dice, "conferma la regola", ma semmai un'ulteriore riprova della sua vigenza. Già, perché se i bianconeri sono riusciti a conquistare la promozione in Serie B, vincendo i playoff, buona parte del merito va proprio alla solidità difensiva dimostrata nel corso delle trentasei giornate di campionato e nelle sei partite giocate nel post season, compresa la finale di ritorno terminata 3-0.
Solo 23 gol subiti e ben 17 clean sheet messi a referto in regular season, solo 3 reti incassate negli spareggi promozione, con 4 clean sheet : dati impressionanti, indice di un lavoro eccellente svolto da Tomei e dal suo staff, in grado, sin da subito, di dettare alla squadra una chiara impostazione difensiva e una ferrea disciplina tattica. Se chi ben comincia è a metà dell'opera, allora le premesse per una stagione del genere c'erano tutte, già a partire dalle battute iniziali del campionato.
L'Ascoli, infatti, è stata l'ultima squadra, considerando le leghe professionistiche dei top cinque campionati europei, a perdere l'inviolabilità della propria porta. Il gol di Chiabotto al quarto minuto di recupero nel match vinto 4-1 contro il Bra dello scorso 4 ottobre (8ª giornata) ruppe dopo 672 minuti l'imbattibilità di Vitale, interrompendo una striscia divenuta record, pur senza scalfire le certezze dei marchigiani, che hanno proseguito il loro percorso sulla stessa lunghezza d'onda, continuando a subire pochissimo e a tenere gli avversari lontani dalla propria porta.
Ed ecco che, numeri alla mano e a campionato chiuso, Curado e compagni possono vantare il miglior reparto arretrato dei tre gironi di Serie C, uno dei più impermeabili della storia recente della Lega Pro. C'è anche questo tra i fattori chiave che hanno permesso alla squadra di Tomei di infilare dieci vittorie consecutive nelle ultime undici uscite stagionali prima del trionfo ai playoff e tramutare in realtà quello che, fino a qualche mese fa, sembrava solo un lontano miraggio. Insomma, Ascoli città delle cento torri e... dalle mura invalicabili.
LINEA ALTA, RIAGGRESSIONE E GIOCO UOMO SU UOMO: LA STRATEGIA DIFENSIVA ( E VINCENTE) DI TOMEI
Tanto palleggio, presenza costante nella metà campo avversaria e pressing asfissiante in fase di non possesso: questo è stato lo stile di gioco adottato dall'Ascoli per tutta la stagione. Una modalità prettamente offensiva, orientata al dominio della gara, ma capace di produrre, di riflesso, effetti positivi anche sulla tenuta difensiva. Il principio è chiaro: più si ha la palla tra i piedi, meno l'hanno gli avversari, e quando questi riescono a recuperarla, si va di forte riaggressione giocando uomo su uomo, con la linea dei difensori alta, e senza temere, quando necessario, di andare all'uno contro uno. Il risultato è quello di concedere pochissimi spazi per il tiro e di tenere distanti i pericoli dalla propria area di rigore.
Un modus operandi che ha portato i frutti sperati. Solo quattro volte, infatti, i bianconeri hanno subito in campionato, tra regular season e playoff, più di un gol a partita: nel match di andata contro l'Arezzo lo scorso 23 novembre al Del Duca, terminato con il risultato di 0-2 per gli amaranto, nella trasferta di Piancastagnaio del 3 gennaio contro la Pianese persa per 2-4, nel pareggio in casa contro la Torres per 2-2 il 12 febbraio e nella semifinale di ritorno dei playoff il 27 maggio contro il Catania al "Massimino", conclusa con l'ininfluente sconfitta per 1-2. Statistiche che premiano le scelte di gioco, di identità e di campo fatte da Tomei, e che, soprattutto, incorniciano una stagione da sogno per l'Ascoli.
UN "CENTROCAMPISTA IN PORTA" E UN MURO A SUA DIFESA
Per poter permettere a un allenatore di esprimere le proprie idee è necessario che ci siano giocatori pronti a recepirle e a metterle in atto: ad Ascoli così è stato. Tomei ha potuto contare su un gruppo di ragazzi in grado di fare immediatamente propri i concetti dell'allenatore e riportarli sul terreno di gioco. A livello difensivo l'allenatore ex Picerno ha sempre proposto, nel corso della stagione, una linea di difesa a quattro molto dinamica, che ha visto protagonisti, prevalentemente, la coppia centrale Curado-Nicoletti e gli esterni di fascia Alagna a destra e Guiebre a sinistra, davanti al portiere Samuele Vitale.
Come si diceva, un assetto di difesa mobile e intercambiabile, con Guiebre, a differenza di Alagna, più propenso a salire e spingere in fase di impostazione e attacco. Un meccanismo a elastico, una linea a quattro in ripiegamento e copertura, a tre in costruzione, dove il contributo di tutti è stato fondamentale, ma il vero valore aggiunto si è dimostrato essere l'ex portiere del Monopoli. Abilissimo con i piedi, un "centrocampista in porta" come più volte definito dai suoi compagni, Vitale si è messo in mostra, nell'arco della stagione, non solo per alcune parate decisive e salvifiche (vedesi quelle su Tourè nel derby di andata contro la Sambenedettese e su Varela Djamanca nella trasferta di Arezzo), ma soprattutto per la capacità di iniziare il gioco dal basso e di gestire con freddezza le situazioni di pressione, per poi uscire palla a terra con i difensori o pescare con un lanci millimetrici gli esterni di fascia. La sua sicurezza, tra i pali e non, ha reso ancora più collaudato un sistema curato sin nei minimi dettagli. E oggi, se per le strade di Ascoli è festa grande, molto lo si deve proprio a questo.
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