Il Barletta è finalmente tornato a respirare l'aria del professionismo, mettendo fine a un'attesa estenuante durata ben undici anni. La promozione in Serie C rappresenta il coronamento di un percorso di rinascita, un riscatto atteso da una piazza che non ha mai smesso di lottare, trasformando il "Cosimo Puttilli" in una vera e propria bolgia capace di trascinare la squadra verso il traguardo. È il momento dell'elogio per un gruppo che ha saputo dominare il Girone H, riportando il club in quella dimensione che la storia e il blasone gli impongono, chiudendo un cerchio aperto con le lacrime del 2015.

La stagione 2025/2026 è stata un capolavoro di equilibrio e forza. I numeri parlano chiaro e raccontano di una difesa difficilmente penetrabile, capace di subire pochissime reti, e di un attacco trascinato dai "tre cavalieri": Lattanzio, Da Silva e Malcore. Questa solidità ha permesso ai biancorossi di mantenere ritmo da grande squadra, costruendo la promozione mattone dopo mattone, sia tra le mura amiche che in trasferta.

Il momento simbolo di questa cavalcata rimarrà impresso nella memoria collettiva: la straordinaria vittora per 3-2 contro il Fasano, una rimonta incredibile davanti a ottomila spettatori. Quella domenica non è stata solo una partita di calcio, ma un segnale di identità di una città che pretende la Serie C e che non accetta più di restare nell'anonimato dei dilettanti. Quegli 8000 cuori pulsanti sono numeri che molte piazze di categoria superiore possono solo sognare, a testimonianza di una passione che non è mai svanita nonostante le cadute.

Riavvolgendo il nastro, questa gioia serve a cancellare il dolore di quel lontano 2015, l'ultima volta che il Barletta aveva calcato i campi della Serie C. Fu una fine traumatica: dopo una stagione conclusa con una salvezza eroica sul campo, il club sparì dal calcio professionistico per la mancata iscrizione. Da quel punto zero è iniziato un "thriller" sportivo durato un decennio, fatto di cadute in Eccellenza, risalite in D e ancora retrocessioni amare, fino alla stabilità trovata nell'ultimo biennio che ha finalmente riportato la città nel calcio che conta.

Il miracolo del 2015 e l'incubo del fallimento: quando il campo non bastò

Nella stagione 2014-2015, il Barletta visse un paradosso sportivo senza precedenti. La squadra, guidata prima da Marco Sesia e poi da Ninni Corda, conquistò 47 punti sul campo, raggiungendo una salvezza meritata con tre giornate d'anticipo nonostante un contesto societario devastato dalle inadempienze del presidente Giuseppe Perpignano. In quel gruppo spiccava la grinta di Ameth Fall, capocannoniere con 7 reti e giocatore più presente, affiancato da talenti come Roberto Floriano e il capitano Alessandro Radi. Fu una grande stagione, dove venne eguagliato il record di risultati utili consecutivi della storia del club.

Fu tutto vanificato fuori dal rettangolo verde: le inadempienze economiche portarono a 6 punti di penalizzazione e, infine, all'impossibilità di iscrivere la squadra al campionato successivo. Quella ferita, aperta da una gestione che non rispettò il sacrificio dei calciatori e l'amore della gente, è rimasta per anni una macchia indelebile. Il Barletta dovette ripartire dal basso, perdendo lo status di professionista e iniziando un periodo tutt'altro che roseo della sua storia.

Similitudini e riscatto: il cerchio biancorosso si chiude

Le similitudini tra quel Barletta del 2015 e quello attuale sono sorprendenti, soprattutto nella capacità di fare gruppo nei momenti di pressione. Entrambe le squadre hanno costruito i propri successi su una solidità difensiva invidiabile: se allora i 42 gol subiti erano considerati un dato confortante per la categoria, anche in questa stagione la retroguardia del Barletta si è dimostrata una delle migliori del campionato, un vero bunker su cui è stata costruita la promozione. Inoltre, come allora con Fall e Floriano, anche oggi il Barletta ha trovato nei suoi attaccanti, Lattanzio, Da Silva, Malcore, i terminali perfetti di un gioco corale che esalta il collettivo.

Oggi, però, la storia ha un finale diverso e glorioso. Il Barletta non è più una società allo sbando, ma una realtà che ha saputo rialzarsi dopo l'incubo della retrocessione in Eccellenza del 2023/2024, rispondendo con una doppia promozione in due anni. La Serie C non è più un miraggio o un ricordo sbiadito, ma la realtà quotidiana di una piazza che merita questo tipo di palcoscenico. Il Barletta è tornato grande, e questa volta ha tutta l'intenzione di restare tra i professionisti, lì dove il suo popolo lo ha sempre immaginato.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Dom 19 aprile 2026 alle 17:15
Autore: Filippo Gambacorta
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