Il calcio toglie, il calcio dà. Questa potrebbe essere la perfetta sintesi degli ultimi, incredibili mesi vissuti da Massimo Paci, l'allenatore che ha appena trascinato il Barletta alla vittoria del girone H di Serie D. Un trionfo che gli ha permesso di rientrare dalla porta principale nel calcio professionistico, quella stessa categoria che era stato costretto a lasciare nel settembre del 2025 dopo l'esonero dal Lumezzane. Proprio da quel momento di buio, infatti, è nata la clamorosa opportunità di ripartire dalla Puglia per riconquistare sul campo ciò che aveva perso.
L'avventura di Massimo Paci sulla panchina del Lumezzane sembrava destinata a ben altri traguardi, soprattutto dopo quanto accaduto nella passata stagione. Subentrato in corsa in una situazione di classifica estremamente delicata, era riuscito a compiere un vero e proprio capolavoro sportivo, traghettando i lombardi verso una salvezza insperata e festeggiata da eroe. Tuttavia, le difficoltà iniziali di questo campionato hanno spinto la dirigenza a optare per un esonero lampo già a settembre, cancellando in un colpo solo i meriti acquisiti appena pochi mesi prima.
La svolta arriva nel gennaio del 2026. Paci accetta la sfida e sbarca a Barletta per prendere il posto dell'esonerato Massimo Pizzulli, ereditando una squadra al quarto posto e attardata di ben sette lunghezze dalla capolista Paganese. L'impatto è devastante: grazie a una ritrovata solidità difensiva e a un filotto di vittorie pesantissime negli scontri diretti contro Fasano, Martina e la stessa Paganese, orchestrando una rimonta formidabile. Un passo alla volta, i biancorossi riescono a scalare la classifica, raggiungendo e mantenendo una vetta che al suo arrivo sembrava un miraggio.
Dall'incubo dell'esonero alla gioia incontenibile di una promozione storica: l'allenatore ha vissuto due vite diametralmente opposte in una sola annata, riprendendosi con il sudore e con le idee quella Serie C che gli era stata sottratta a settembre.
Dalla salvezza insperata all'esonero: il Lumezzane di Paci
Il rapporto tra Massimo Paci e il Lumezzane ha vissuto le classiche montagne russe. Solo pochi mesi prima, infatti, l'allenatore marchigiano era stato portato in trionfo: chiamato in panchina per risollevare le sorti di una squadra in caduta libera, aveva firmato un'impresa straordinaria centrando l'obiettivo di mantenere la categoria.
Una fiducia che però si è esaurita in pochissime settimane, all'alba di questo campionato. Le difficoltà iniziali hanno spinto la dirigenza a optare per un doloroso esonero a stagione appena iniziata nel mese di settembre. Oggi, mentre i lombardi continuano la loro faticosa battaglia nel Girone A per cercare di restare a galla, Paci osserva quella stessa lega da una prospettiva diametralmente opposta, forte di un trionfo che cancella ogni amarezza.
Il miracolo Barletta e l'intuizione Malcore
Sceso nel Girone H, Paci non si è limitato a fare il semplice "gestore". Ha plasmato il Barletta, trasmettendo al gruppo uno spirito guerriero e un carattere d'acciaio, armi fondamentali per non crollare sotto le enormi pressioni della piazza pugliese. La sua impronta decisiva, però, si è vista anche fuori dal campo, in sede di trattative: è stato proprio Paci a spingere in prima persona per assicurarsi Giancarlo Malcore, centravanti prelevato dal Casarano. Un'intuizione di mercato che si è rivelata la mossa decisiva per la vittoria finale.
Il capolavoro si è compiuto e di questa rincorsa che ne è valsa la promozione rimarrà per sempre il ricordo nei tifosi biancorossi. La fotografia della promozione, e della personalissima vendetta sportiva di Paci, sta tutta in un abbraccio: liberatorio, a bordo campo proprio con Malcore. Una scena che arriva subito dopo il clamoroso gol vittoria segnato all'ultimo secondo di recupero, a coronamento di una doppietta pesantissima dell'ex Casarano che ha fatto esplodere lo stadio. Chiudere il cerchio in questo modo, riprendendosi il professionismo aggrappato al bomber che aveva fortemente voluto, è il finale da brividi di una stagione diventata leggendaria.
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