8 maggio 2026. Stadio Adriatico, Pescara. Sguardi tesi, passi lenti, sogni lasciati lì. Persi e piangenti, come chi non è riuscito a realizzarli: lo Spezia, D'Angelo, i suoi uomini. Che, nella fredda primavera abruzzese, chiusero il proprio cammino senza più fiato né speranza. L'esito del campo fu chiarissimo: retrocessione in Serie C. Dopo 14 anni di continua crescita, di picchi estremi, di cadute e di rinascite.

Quel giorno si chiuse un capitolo. E nessuno sapeva quanto tempo sarebbe servito per scriverne subito un altro. La mancata promozione in Serie A dell'anno prima, invece che accrescere le prospettive, le ha ristrette nel segno della paura, della frenesia. Della mancanza.

Mancanza di stimoli, di leadership, di solidità. Limiti pregressi, emersi due anni prima con il ritorno in Serie B, che la cavalcata del '24/25 (terzo posto e finale playoff persa contro la Cremonese) riuscì quantomeno a contenere. Ma non ad assopire.

Poi la cadetteria lasciata lì, sul verde dell'Adriatico, tra le lacrime di chi - tornato sulla panchina - cercò invano un nuovo miracolo. Nacque dunque la consapevolezza che, per tornare a splendere, fosse necessario cambiare tutto. E che, per guardare avanti, si potesse e si dovesse anche guardare indietro. 20 giugno 2026. Non siamo in uno uno stadio, questa volta; bensì, in ufficio dietro le quinte. La rinascita.

Il ritorno di Angelozzi, l'arrivo di Turati

Si riparte insieme. Quando Guido Angelozzi prende le redini della direzione sportiva bianconera, la mente degli appassionati riavvolge spontaneamente il nastro di qualche anno. Sette, per la precisione: fu lui, insomma, l'artefice della prima promozione in Serie A della storia del club ligure. Era il 2020 e mentre il mondo si guardava da uno schermo, sulla panchina del Picco, Vincenzo Italiano dirigeva il suo film più bello. Seguito da un sequel altrettanto splendido - la salvezza in massima serie - e da un altro capitolo scritto da Thiago Motta. 

Dopo la recente caduta, a curarne il dolore, dal 20 giugno 2026, c'è l'uomo che più degli altri è abituato a credere nei sogni. Con un allenatore giovane, coraggioso e preparato al suo fianco. Semplicemente Marco Turati. Che due anni fa portò il Siracusa nel professionismo, che ancora prima formò il suo credo proprio al fianco di Vincenzo Italiano. Proprio allo Spezia, in seguito alla Fiorentina. E, come il suo mentore, ha scelto le cattedre del Picco per fare calcio. 

Mercato ambizioso, calcio limpido

Scelto l'allenatore, scelto il ds, lo Spezia inizia a studiare il mercato. Con visione semina idee, con prontezza raccoglie certezze: il duo Angelozzi-Turati portano ben 23 volti nuovi in Liguria. Per giunta da club di spessore. Arriva Jimenez dal Catania, torna la bandiera Simone Bastoni, dal Pisa sbarcano i promettenti Durmush e Sapola mentre da Cosenza raggiungono il gruppo Florenzi e Mazzocchi. Cardinali, ex Parma, rinforza la fascia sinistra; Capomaggio lascia Salerno per sposare il progetto bianconero. E Cazzadori, lo scorso anno all'Union Brescia, arricchisce ulteriormente un attacco fortissimo. 

Ci sono tutti i presupposti per raccontare un dominio. E il bello è, che quei presupposti, lievitano presto. Sin dal primo fischio d'inizio, lo Spezia gira che è una meraviglia. Vince, tanto. Segna, un sacco. Al 21 settembre i successi sono cinque (in sei partite), i punti 16 e i gol 12 (meglio di tutti). La classifica? Sorride: la squadra è prima con due punti di vantaggio su Ravenna e Reggiana. Tra speranze e nuovi sogni, in attesa che il campo produca nuova bellezza. 

Sezione: Interviste e Storie / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 16:00
Autore: Edoardo Gatti
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