Quel 2009/2010, per il Brescia, fu un vero e proprio ottovolante di emozioni folli. Perché partì a stento in Serie B, esonerando l'allenatore Alberto Cavasin con il fiorire di ottobre. Perché faticò ad assestarsi anche sotto la rinnovata egida di Giuseppe Iachini, allontandosi progressivamente dalle desiderate zone di vertice. E perché, alla fine, riuscirà nella clamorosa impresa di stravolgere, del tutto, gli equilibri del campionato.

Nel girone di ritorno, infatti, le Rondinelle sterzarono nel ritmo, raccogliendo 41 dei 72 punti totali. Per qualche secondo mise addirittura un piede in Serie A, ma la perse all'ultimo brivido stagionale per mano del Cesena. Che vinse a Piacenza e terminò secondo, davanti alla truppa di Iachini. Sconfitta a Padova, quindi costretta ai playoff.

Contro chi? Contro il Cittadella. Reduce da una delle cavalcate più estasianti della sua storia: la banda di Foscarini chiuse la regular season al sesto posto con 66 punti. L'anno precedente, per inquadrare la portata di quel conseguimento, terminò diciassettesima. Cambiò tutto, specialmente grazie alle geste di un Ardemagni formato grandezza, che raccolse 22 centri in campionato. Non bastarono per prolungare il sogno granata.

Il 2 giugno, al Tombolato, l'atto numero tre di un duello memorabile. I primi due, quelli di campionato, si chiusero con un pareggio (frutto dei gol dello stesso Ardemagni e dell'airone Caracciolo) e con un successo biancazzurro firmato Bega. Cambierà la sostanza? No. Il vento direzionò la sorte verso il Rigamonti. Il Brescia, in trasferta, vinse 1-0: rete di Victor Hugo Mareco, onnipresente, da batticuore (segnò all'88').

E via di festa. Nessun timore. Niente di niente. Nemmeno quando il Citta - al 90' della gara di ritorno del 6 giugno - riuscì a vincere e riequilibrare l'aggregato con Curiale. Il Brescia, in regular season, si era classificata sopra la sua controparte. Quindi, pur perdendo, esultò lo stesso: fu finale. Poi eternità.

Quell'annata si chiuse così

Il resto, come detto, è stato, è tuttora e sarà sempre storia. Passata in finale, la squadra di Iachini incrociò il Torino. Il granata nel destino di un gruppo che, ancora una volta, saprà riscrivere i codici. Era la squadra di Colantuono (esonerato e poi subentrato a Beretta), degli ingenti aggiustamenti in corso d'opera, delle difficoltà eclissate da una luce di speranza. Una sola.

Rolando di nome, Bianchi di cognome: segnò 24 gol e due di questi li rifilò al Sassuolo nella semifinale playoff. Timbrò anche al Brescia...ma solo in regular season. Il doppio confronto per il salto in A-lto vide trionfare i biancazzurri. Con il gol di un altro grande bomber: Andrea Caracciolo. E del suo fedele scudiero Davide Possanzini. 13 giugno 2010.

Ora ci si gioca la B

Domani, 24 ottobre, ore 17.30. Stessa storia, stesso posto, stesso obiettivo: prevalere sull'altra. Stati d'animo e status opposti, ma nella testa un solo grido. Il Brescia è terzo nel Girone A, ha perso l'ultima contro la Giana Erminio e arriva indolenzita all'appuntamento di gala.

Dall'altra parte, invece, il Citta è pronta a sfilare con eleganza e ferocia su quel palcoscenico che, 16 anni fa, privò del mito Ardemagni e soci. Perché è prima, anzi primissima. E perché un eventuale vittoria contro il nuovo Union di Corini la porterebbe a +11 sulla rivale. Non siamo nemmeno a novembre, ma potrebbe cambiare già tutto...

Sezione: Interviste e Storie / Data: Ven 23 ottobre 2026 alle 18:50
Autore: Edoardo Gatti
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