Se chiedeste ad Alex Rolfini di scegliere una data chiave della sua vita sportiva, probabilmente vi trascinerebbe con sé in quel 7 settembre 2026 di gioia e rinnovata consapevolezza. Era appena arrivato all'Alcione, dopo un'esperienza complessa con la maglia del Catania. Ma l'esordio contro il Treviso lo pose subito, senza preavviso, dinanzi a un bivio: attendere un colpo di destino o prendersi velocemente i ricordi? A buon intenditor, poche parole: freccia a destra, seconda uscita. E via verso il riscatto: 589 giorni dopo l'ultimo sorriso, il caro pallone ripagò gli sforzi e la fatica del classe '96. Che, quella sera del 7 settembre, rivendicò al mondo tutto il suo esserci: un riverbero tangibile, ancora adesso. La nostra storia (ri)parte proprio da lì.

Alex, a lacasadic, erige proprio quel momento specifico a cartolina più dolce dei suoi primi mesi orange: "Aspettavo da tanto un'occasione del genere, era un po' che non facevo gol e farlo subito, all'esordio con questa squadra, mi ha liberato di qualcosa. Lo scorso anno è stato un bell'esame, davvero travagliato". Per una serie infinita di motivi. Tra questi, gli infortuni. Troppi: "Due fratture al piede, uno strappo, altri guai fisici. Ecco perché non sono riuscito a dimostrare il mio valore a Catania. In più, due anni prima a Vicenza mi ero anche rotto il crociato. Sappiamo bene, poi, che quando ti succedono determinate cose in determinate piazze è difficile che ti aspettino. Il rossazzurro sarà sempre un rimpianto. Non sono mai stato io: ho sempre avuto un freno esterno".

Ma da quando veste la maglia dell'Alcione non cammina più solo: "Devo dire che mi sto trovando bene. Questa è una società ambiziosa con un gruppo serio, solido, dove si sta bene e dove si può lavorare nel quotidiano con attenzione ai dettagli e tanta fame. Sono contento di aver scelto di rilanciarmi qui". Rolfini ha trovato la sua isola felice? I numeri approvano: in quattro partite ha segnato quattro gol ed esibito quei guizzi che, in categoria, riscrivono le trame. Merito a lui, che non molla: "Io sono sempre stato uno determinato, specialmente nei momenti bui. Ma è quando i riflettori sono spenti che si vede la forza di una persona". Aspirazioni? Giuste: "Firmerei per segnare anche tutti i gol a 5 metri dalla porta. L'importante è farne più possibili". Cosa ritoccare? "La fase difensiva. Ci stiamo lavorando e anche il mister vorrebbe prendere meno gol. Ovviamente dobbiamo continuare a proporre":

Merito a lui, si, ma merito anche a chi, quotidianamente, lavora per lucidarne il pregio: "Ho scelto questa squadra anche per il calcio che propone. Avevo molte richieste, ma ho dato precedenza agli orange per l'interesse dimostratomi e per il modo di lavorare di mister Cusatis. Mi ero informato sull'idea di gioco e ho subito pensato che potesse risaltare le mie caratteristiche: un calcio verticale è quello che mi serve". Pallone, sì, ma soprattutto parole. Rolfini, quando sveste i panni del bomber, indossa il mantello del leader. Gli dona: "Ho 30 anni, e per indole mi piace scherzare con i compagni e aiutare i più giovani, mostrando sempre l'atteggiamento giusto in campo e negli allenamenti. Vorrei che tutti raggiungano il meglio, e che percorrano anche strade migliori delle mie. Per questo, serve mettersi l'elmetto".

Il potere della gavetta

"La vita è fatta così. Se non ti reinventi è dura: rischia sempre di coglierti impreparato". Parola di Rolfini, che di cose ne ha viste e vinte. Eppure, il ragazzone di Portomaggiore non ha mai perso l'entusiasmo bambino: "Io ho sempre giocato per divertirmi, con umilità. Il mio approccio con il pallone è stato molto naturale: non ho mai pensato di dover per forza fare questo o quello nel mio percorso. Sono partito dalla squadra del mio paesino senza l'ossessione di dover diventare. Tuttora che col calcio lavoro cerco sempre di mettere il divertimento al primo posto".

Dall'Eccellenza fino al professionismo. Passando per la D: "La tappa di cui vado più fiero, quella di Castelfranco in cui segnai 15 gol. Non ho mai avuto regali, mi sono guadagnato tutto da solo. Tanti magari oggi partono dalla Primavera e poi vengono proprio occultati in C. Sono campionati importanti, difficili, ma soprattutto formativi".

Riferimenti

Difatti, ne formeranno il background. Che raggiungerà la sua definitiva pienezza in quel di Ancona: "Nel 2021/2022 vinsi il titolo di capocannoniere, segnando 18 gol e raggiungendo i playoff. Quella è stata un'annata bellissima, con ragazzi eccezionali che sento e vedo tuttora. Si era creato veramente un bel gruppo. Diciamo che fu un anno perfetto".

Dopo, come noto, arrivò il passaggio al Vicenza. Tappa allenante, ma - anche qui - sfortunata. Nel 2024 la succitata frattura del crociato destabilizzò i piani: "Ho fatto lo step e sono stati anni buoni, anche se non ho vinto campionati ho incontrato giocatori come Golemic, Ronaldo, Scarsella, Ferrari e Pippo Costa. Stesso discorso a Catania: Forte, Caturano, Lunetta. Ho cercato di prendere qualcosa da tutti". A Carpi, per giunta prossimo avversario dell'Alcione, un due di picche indigesto: "Ho firmato un contratto da professionista e poi sono stato messo da parte. Mi hanno sempre mandato in prestito: nessuno spirito di rivalsa in vista di sabato". Nessuno spirito di rivalsa, certo, ma sicuramente tanta voglia di sentire Milano brindare al Cobra. Quello sì. Quello sempre.

Sezione: Interviste e Storie / Data: Gio 22 ottobre 2026 alle 15:30
Autore: Edoardo Gatti
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