Un'attesa lunga, interrotta nel modo più bello: Mattia Rossetti ha trovato contro l'Ospitaletto il suo primo gol con la maglia della Pergolettese, completando la rimonta da 0-2 a 3-2 con la rete decisiva. Un momento che l'attaccante aspettava da tempo: "Era una cosa che aspettavo da tantissimo. Già dopo il primo gol della squadra me lo sentivo, continuavo a ripetermi che avrei segnato. Quando è arrivato il 3-2 è stata una liberazione unica, una gioia incredibile". Una rete che mancava dall'aprile 2025, quando con il Sorrento aveva segnato contro l'Avellino: "Era passato un po' troppo tempo. In mezzo, però, ci sono stati infortuni e cambi di squadra. È stato un periodo un po' così, ma ormai è alle spalle".

Per raccontare la storia di Rossetti bisogna però tornare molto più indietro, fino all'Eclanese, la squadra del suo paese nella quale muove i primi passi. Poi la Salernitana e la prima esperienza lontano da casa, a soli 13 anni: "Ero un ragazzo che aveva un sogno nel cassetto e non capiva tanto tutto il resto. Volevo solo quello e cercavo di dare il massimo per raggiungerlo il prima possibile". Poco dopo arriva il Catania, una scelta ancora più impegnativa: "Salerno era a un'ora da casa, Catania a sei-sette ore. A 14 anni è stato complicato, ero ancora piccolo. Per fortuna trovai tanti ragazzi campani e alla fine sono rimasto lì dieci anni: è diventata la mia seconda casa".

Proprio con il Catania arriva uno dei momenti che Rossetti porta ancora con sé. È il 3 marzo 2015, ha 18 anni e al San Nicola, contro il Bari di Davide Nicola, trova il suo primo gol tra i professionisti, poco dopo essere entrato in campo: "Era tutto un sogno, non mi sembrava vero. Ero subentrato dieci minuti prima. Se chiudo gli occhi e ripenso a quel momento, vorrei tornare lì e riviverlo allo stesso modo". Un ricordo che, inevitabilmente, segna l'inizio del suo percorso nel calcio dei grandi.

Negli anni successivi iniziano infatti le esperienze lontano da Catania e il confronto con realtà differenti. La Lupa Castelli Romani rappresenta uno dei primi passaggi importanti: "Dopo il primo gol in Serie B sognavo già in grande, poi l'anno successivo mi sono ritrovato in una squadra che lottava per non retrocedere in Serie C. Mi ha riportato un po' con i piedi per terra, ma lo ricordo positivamente perché è stata una fase della mia crescita e mi ha fatto capire diverse cose". Poi altre esperienze in C, tra Vibonese e Sicula Leonzio, fino alla Serie D con Messina e Acireale: "Avevo bisogno di continuità, di sentire fiducia addosso e di sentirmi vivo. Ho scelto piazze calde perché mi piace giocare con il tifo e con la gente. Lo rifarei? Assolutamente sì".

Campobasso, il Nord e la tripletta con il Potenza: "Quel pallone è ancora nella teca"

Nel 2021 riparte da Campobasso, prima con la vittoria del campionato di Serie D e poi con una stagione da 9 gol in Serie C. Un periodo che l'attaccante considera tra i migliori della propria carriera: "Già negli ultimi sei mesi dell'anno della promozione avevo fatto diversi gol ed ero stato protagonista. Mi sentivo davvero bene e davvero amato. Anche il primo anno in C siamo partiti forte e abbiamo fatto una stagione importante". Alla base c'era un gruppo giovane e ricco di talento: "C'erano tanti ragazzi di prospettiva, infatti diversi sono poi andati a giocare in squadre molto forti. Il mister ci faceva giocare un calcio che altri ci invidiavano. Nonostante fossimo una piccola realtà di Serie C, ci siamo divertiti tantissimo".

Seguono Piacenza e Rimini, con la volontà di conoscere anche il calcio del Nord, prima del ritorno nel girone C con il Potenza. Proprio in rossoblù arriva un'altra giornata indimenticabile, la tripletta contro il Brindisi: "A Potenza sono state montagne russe, con momenti bellissimi e altri più brutti. La tripletta contro il Brindisi è sicuramente il momento più alto: quel pallone è ancora a casa, dentro una teca con tutte le firme dei miei compagni. È qualcosa che mi resterà per sempre". Dopo Potenza arriva il Sorrento, dove ritrova continuità e gol: "Mi trovavo bene, c'era un bel gruppo. Mi è dispiaciuto non rimanere perché sembrava fosse tutto fatto, poi non siamo riusciti a trovare l'accordo".

Dalla Sarnese al ritorno in C: "Alla Pergolettese ho detto subito sì"

Una consapevolezza costruita anche attraverso gli alti e bassi di oltre dieci anni di carriera. E il classe 1996 guarda indietro al proprio percorso: "Al Mattia più giovane direi di non fossilizzarsi sugli errori e sulle cose che non vanno, di concentrarsi di più su se stesso e di avere fiducia giorno dopo giorno". Ripensando alle persone che hanno fatto la differenza nel suo percorso, lascia spazio ai ricordi: "In primis Giovanni Pulvirenti, il mio allenatore della Primavera a Catania. È stato un martello per due anni, mi ha voluto veramente bene e mi ha aiutato tantissimo a crescere. Poi Maurizio Pellegrino, che era l'allenatore del Catania in Serie B: mi ha fatto esordire e mi ha dato l'opportunità di entrare nel mondo dei grandi. Senza dimenticare Mirko Cudini, a Campobasso; sicuramente mi è rimasto impresso e abbiamo ancora oggi un bel rapporto. Mi ha fatto riesplodere e mi ha ridato quella gioia di giocare che negli anni avevo un po' perso".

Tra i giocatori incontrati durante il suo cammino, invece, Rossetti torna con la mente soprattutto agli anni di Catania: "I più forti li ho visti sicuramente quando ero piccolo e mi allenavo con quelli della Serie A. Papu Gomez, Castro e Lodi. Poi in B c'è stato anche Rosina, che mi fece l'assist proprio al San Nicola". Adesso, però, lo sguardo è rivolto al futuro con la Pergolettese: "Già da luglio avevo una voglia e una testa diverse. Mi ero detto che quest'anno la situazione doveva cambiare, perché devo dimostrare cosa posso fare e cosa posso essere in questo mondo. Siamo una squadra giovane, ma giochiamo bene, siamo affiatati e ci divertiamo insieme. Possiamo fare belle cose".

Sezione: Interviste e Storie / Data: Gio 22 ottobre 2026 alle 11:15
Autore: Mattia Cordì
vedi letture