Il Renate non è più una sorpresa. Da qualche anno, la squadra brianzola si è trasformata in una realtà solida, credibile e capace di scalare le gerarchie senza rumore ma con una continuità che pochi, in Serie C, possono vantare. Il punto più alto della stagione è arrivato proprio nell'ultima giornata contro la Pro Patria: una partita che sembrava destinata a spegnersi sul pareggio, riaccesa all’improvviso dalla botta da fuori di Andrea Delcarro all’87’. Un gol pesantissimo, che all’ultima curva ha permesso il sorpasso sul Lecco, consegnando al Renate il terzo posto.
Sessantaquattro punti. Mai così tanti in Serie C. Il Renate firma così il proprio record storico in categoria, migliorando ulteriormente i 60 della scorsa stagione. Numeri che raccontano molto più di una semplice annata positiva: parlano di un progetto costruito nel tempo, di una società che dal 2010 è diventata presenza stabile e rispettata nel panorama della Serie C.
Il terzo posto spalanca le porte della fase nazionale dei playoff, evitando ai nerazzurri le insidie dei primi due turni. Un vantaggio tutt’altro che marginale, perché consente di arrivare al momento decisivo con gambe riposate e la mente sgombra.
In una recente intervista a Tuttomercatoweb, Luciano Foschi ha racchiuso l’essenza del suo Renate in una frase: "Siamo una favola… sì, ma organizzata". Una definizione che suona quasi come un manifesto. Perché dietro l’apparente leggerezza del racconto si nasconde una struttura societaria solida, fatta da idee chiare e lavoro quotidiano, capace di colmare il gap con realtà più blasonate attraverso competenza e organizzazione.
Luciano Foschi, l’architetto del sogno Renate
Tornato sulla panchina del Renate nell’estate 2024, Foschi ha rimesso al centro il suo credo tattico: il 3-5-2, sistema ormai rodato e difficile da scardinare. Non è un caso. Foschi sa come attraversare la giungla dei playoff: lo ha già dimostrato nel 2023, quando portò il Lecco a una storica promozione in Serie B.
Ma il vero punto di forza del Renate è nella testa prima ancora che nelle gambe. Nessuna pressione paralizzante tipica delle piazze più blasonate, solo la consapevolezza dei propri mezzi. L’ambiente trasmette un’idea chiara: arrivare ai playoff con la mente libera, senza zavorre. Ed è proprio questa leggerezza, nel momento in cui la tensione cresce e ogni dettaglio diventa decisivo, a poter fare davvero la differenza.
Renate, non solo Karlsson: la forza è nella cooperativa del gol
In campo, poi, il Renate è tutto fuorché dipendente da un solo uomo. Certo, Óttar Magnús Karlsson rappresenta il terminale principale con 11 gol in campionato, ma la vera forza è nella distribuzione delle responsabilità. Michele Calì ne ha messi 7, Delcarro abbina inserimenti e qualità negli ultimi metri, impreziositi da 6 gol e 8 assist. Insomma, i nerazzurri sono una squadra che segna in tanti modi e con tanti interpreti.
E allora il quadro è completo. Da una parte c'è chi vive i playoff con il peso della storia e del dovere. Dall’altra il Renate, che ci arriva con la leggerezza di chi ha già vinto la propria sfida. Ma attenzione a confondere leggerezza con superficialità. Perché, come ha detto Foschi: "Siamo una favola... si,ma organizzata".
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