Luca Ercolani, protagonista in Serie C con la maglia della Pianese, di vite ne ha già vissute tante. Da Ravenna a Manchester, dai profumi e i colori della sua Romagna a un mondo nuovo, diverso, ma affascinante. Cresciuto in fretta, lontano da casa, è oggi uno dei punti di riferimento della formazione di Alessandro Birindelli, pronta a sfidare la Ternana nel primo turno dei playoff: "L'obiettivo iniziale era la salvezza, ma noi volevamo comunque migliorare il piazzamento dello scorso anno. Il sesto posto è un traguardo storico e ci dà anche un vantaggio in ottica playoff, cercheremo di sfruttare il fattore casa e portarlo a nostro favore", ribadisce a LaCasadiC il difensore bianconero. 

I toscani, al terzo anno in assoluto tra i professionisti, sono ormai una vera e propria certezza del girone B. La storica partecipazione alla post season della scorsa stagione è stata infatti accompagnata da una seconda qualificazione consecutiva agli spareggi promozione. Un risultato che Ercolani descrive così: "A Piancastagnaio ci sono poche distrazioni, il focus è solo sul campo. È un posto che ti dà la possibilità di vivere a stretto contatto con i compagni di squadra, creando così dei legami che vanno al di là del campo. Per questo motivo qui si creano sempre gruppi incredibili, non c'è spazio per i protagonismi. I cittadini pianesi ti trasmettono il loro senso d'appartenenza, è un luogo che ti resta nel cuore". 

Alla base di tutto, però, c'è un mix praticamente perfetto di giovani e più esperti, guidato da un allenatore che ha saputo trasmettere i suoi valori fin dal primo momento: "Birindelli cura ogni dettaglio, soprattutto a livello difensivo. Ho imparato tanto da lui, non a caso in tanti stadi storici abbiamo portato a casa risultati importanti, ci ha dato compattezza". La soddisfazione più grande, tuttavia, riguarda la crescita del gruppo: "Vedere il percorso che hanno portato avanti tanti compagni molto più giovani di me mi rende orgoglioso, è importante dargli tempo e spazio. Magari anche con una battuta in più per metterli a loro agio. Non a caso quest'anno non ci sono stati cali di tensione, siamo quasi sempre stati in zona playoff". 

Ambizione, programmazione, ma soprattutto tanta spensieratezza: "Di aneddoti ce ne sarebbero davvero tanti, ma una cosa che ci fa tanto divertire sono i balletti del nostro medico sociale. Succede spesso dopo vittorie importanti (ride, ndr)". Voglia di stare insieme, di stupire: sono (anche) questi i segreti della Pianese

Un sogno chiamato United

Immaginate di avere solo 14 anni, di amare il calcio e di ricevere la chiamata da parte di uno club più importanti al mondo. Lasciare casa, famiglia e abitudini per inseguire un sogno. Il viaggio di Luca Ercolani inizia proprio da qui, da un posto chiamato Inghilterra, o più esattamente da un club chiamato Manchester United: "All'inizio pensavo fosse uno scherzo, è un'esperienza difficile da dimenticare. Ricordo che avevo circa 14 anni, giocavo tra Forlì e Cesena, quando a un certo punto mi contattò uno scout del Manchester. È iniziato così un percorso di avvicinamento, che ha poi portato al mio tesseramento a sedici anni per regolamenti FIFA". 

Una novità ambiziosa, che dà la possibilità al classe 1999 di misurarsi con un ambiente competitivo: "Lì non ti aspettano, devi mentalizzarti subito. Mi ha formato dal punto di vista umano, sono cresciuto in fretta". E così, con il lavoro e il sacrificio, arrivano anche i primi momenti speciali: "Non dimenticherò mai il mio esordio con l'U23 al King Power Stadium di Leicester, ma soprattutto l'amichevole con la prima squadra". Tutto accade quando Luca ha poco più di sedici anni: "Il mio allenatore Ricky Sbragia mi informò di questa partita e mi disse che avrei dovuto marcare Ibrahimovic. Forse porto ancora i segni di quella battaglia (ride, ndr). Lui sapeva delle mie origini italiane, alla fine abbiamo scambiato anche qualche battuta". Un incontro che ha cambiato ogni cosa: "Per me è stato un esempio, ironico e senza peli sulla lingua. Non guardava in faccia nessuno, le dava e le prendeva sempre in maniera sportiva, proprio come piace a me".  

Una questione di famiglia 

Il calcio, però, non è sempre stato la prima scelta di Ercolani: "Dai 5 agli 8 anni ho fatto il ginnasta, il centro d'allenamento non era lontano da casa mia. Ho partecipato anche a qualche gara di ginnastica artistica. Si tratta di uno sport che mi ha dato dei concetti di coordinazione importanti. Poi un giorno, a 8 anni, mi sono svegliato e sono andato nella camera da letto dei miei genitori dicendogli che avrei voluto iniziare con il calcio. Da lì è partito il mio percorso".

A casa Ercolani, d'altronde, è sport tutto l'anno: "Ravenna è sempre stata una città di pallavolisti, mio papà è stato dirigente nella pallavolo, mia mamma ha giocato a basket, mentre mia sorella è arrivata fino alla Serie C con la pallavolo". E se dovesse fare un fioretto in caso di Serie B..."Sarei anche disposto a non fare le ferie quest'estate (ride, ndr). Scherzi a parte, non voglio sbilanciarmi. Dobbiamo pensare a divertirci, con la consapevolezza che ogni partita sarà una finale". Un sogno già realizzato, un altro ancora tutto da vivere: da Manchester a Piancastagnaio, con una nuova storia da scrivere. 

Sezione: Interviste e Storie / Data: Sab 02 maggio 2026 alle 09:00
Autore: Rocco Cristarella
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