A 29 anni appena compiuti, Alberto Rizzo si racconta a LaCasaDiC.com con la lucidità di chi ha attraversato diverse esperienze e ne ha fatto tesoro: il difensore dell’Union Brescia ripercorre il proprio cammino umano e professionale, tra sacrifici, scelte coraggiose e momenti che ne hanno segnato la crescita. Dalle radici siciliane fino ai playoff da protagonista, ecco la storia di un calciatore maturo, ma soprattutto di una persona consapevole del percorso costruito nel tempo dentro e fuori dal campo.
Ripensando a questa stagione, Rizzo ha sottolineato il valore del gruppo e la capacità della squadra di restare competitiva anche nei momenti più complessi: “È stato un anno particolare perché è iniziato un nuovo progetto, una nuova avventura. Nonostante questo siamo stati molto bravi secondo me, perché nonostante il Vicenza abbia vinto con tanti punti di vantaggio, arrivare secondi è stato comunque un risultato importante. È stata una stagione particolare perché abbiamo avuto veramente tante difficoltà, soprattutto perché non siamo mai stati al completo: la rosa comunque poteva avere delle grandi potenzialità che purtroppo per gli infortuni non sono state sfruttate al massimo, però il gruppo ha dimostrato di saper navigare in queste difficoltà".
Prosegue il difensore biancazzurro: "Ognuno, quando c'è stato, ha dato una mano importante e quindi diciamo che questo atteggiamento ci ha portato oggi a poter avere questa possibilità di giocarci i play-off nella migliore posizione possibile.” Nel racconto delle sue origini, emerge un legame fortissimo con la sua terra e con gli affetti che hanno accompagnato i primi passi nel calcio: “Io sono molto affezionato alla mia terra, alla mia città, che è Trapani. In futuro vorrò vivere lì, per il calcio ho dovuto lasciare casa da giovane, ma resto molto legato alla mia famiglia e ai miei amici".
Una città che quindi rappresenta molto, anche il ricordo di una persona molto speciale: "Di quegli anni ricordo tantissimo tutte le amicizie che ho creato, tutti i momenti che ho passato con la mia famiglia, con chi voglio bene e soprattutto il ricordo che mi lega a mio nonno: è stato proprio lui ad accompagnarmi sin da piccolino agli allenamenti nella scuola a calcio vicino casa dove sono cresciuto che si chiama Trapani Junior Club. È un ricordo che ho e che mi tengo stretto.”
Dal primo distacco da casa al sogno realizzato tra i grandi: il viaggio di Alberto Rizzo
Il trasferimento a Bologna ha segnato il primo vero distacco da casa, ma anche una tappa fondamentale nella sua crescita personale. “Sicuramente è stato difficile lasciare tutti gli amici perché io andavo a scuola, comunque avevo una vita oltre al calcio, quindi lasciare la famiglia a quell'età è stato sicuramente un passo importante. Però devo ringraziare i miei genitori che mi hanno dato la possibilità di farlo e mi hanno aiutato sempre nella maniera corretta, nel lasciarmi libero di fare le mie scelte e di accompagnarmi in questo percorso. Io avevo un sogno, in quel momento era un'opportunità, senza troppi pensieri ho accettato, mi sono buttato e lo rifarei perché è stata una grandissima esperienza. Ho continuato ad andare a scuola lì, quindi ho anche dei ricordi legati a una vita extracampo, ho preso la maturità lì, ho degli amici e quindi sono anche molto legato alla città di Bologna.”
Poi l’approdo tra i grandi, a Cuneo nel 2016, e il successivo ritorno nella sua città hanno rappresentato due passaggi decisivi del suo percorso: “È stata un'esperienza molto formativa, ero in prestito dal Trapani, mi sono andato a giocare questa possibilità. Abbiamo vinto il campionato, infatti poi la squadra è stata promossa in Serie C. È stato sicuramente un crocevia della mia carriera, perché è stata la prima esperienza tra i grandi, abbiamo vinto il campionato, quindi è stato anche importante vivere in un gruppo che comunque giocava per un obiettivo importante. La Serie D risulta essere una grande palestra per la crescita di un giovane. Giocare per la tua città è qualcosa di probabilmente spiegabile, che ti entra dentro e ti fa dare qualcosa in più. Per me, che ero cresciuto con il sogno di giocare in una squadra della mia città, è stato un sogno che si è realizzato.”
Dai sogni sfiorati alla crescita personale: il percorso di Rizzo tra campo, studio e consapevolezza
Tra i ricordi più significativi del suo percorso, Rizzo conserva l’esperienza di Cittadella, vissuta a un passo da un traguardo che avrebbe avuto un valore storico: “L'esperienza a Cittadella è stata un'esperienza importante, anche lì siamo arrivati a un passo dalla Serie A, c'è il rammarico di non esserci riusciti perché sarebbe stato sia una cosa storica per Cittadella, sia per il calcio italiano. È stata una grande avventura, ho vissuto emozioni intensissime.” Anche le parentesi a Juve Stabia e Foggia hanno avuto un peso decisivo nella sua crescita, soprattutto sotto il profilo caratteriale e della leadership: “Sono state due esperienze molto formative perché ho giocato in due piazze molto esigenti dove il calcio viene vissuto in una maniera molto intensa, tipico delle piazze del sud. Lo senti fuori e questo ti porta ad avere maggiore responsabilità. Sicuramente queste due esperienze mi hanno fatto crescere tanto.”
Dalla Feralpi al presente con l’Union Brescia, il filo conduttore resta la costruzione di un’identità forte e condivisa: “Abbiamo fatto anche lì un'ottima stagione. Abbiamo costruito qualcosa, abbiamo costruito un bel gruppo che poi è stato lo scheletro di questa squadra quest'anno. Della Feralpi mi porto dentro tantissimo di quello che abbiamo vissuto insieme". Poi tornando a quest'anno, su Corini: "Da quando è arrivato il mister abbiamo cercato di lavorare su dei principi, abbiamo cercato di fare quello che ci ha chiesto da subito. C'è voluto del tempo per arrivare ad avere un'identità che nelle ultime partite è stata più forte. Quello che è importante, adesso, è cercare di non accontentarsi, di lavorare in questi giorni che ci portano a questo periodo che per noi è importantissimo al massimo, cercando di curare tutti i dettagli. Sappiamo e sentiamo la responsabilità dei nostri tifosi della città che ha il sogno di ritornare in Serie B. Noi non possiamo che cavalcare questo entusiasmo.” Infine, fuori dal campo, Rizzo ha raccontato il valore dello studio come parte integrante della propria crescita. “Prima mi sono laureato in scienze motorie e poi ho continuato il percorso di scienza della nutrizione umana. La carriera di un calciatore è relativamente breve e quindi bisogna comunque avere anche qualcosa che poi vada a valorizzare il proprio futuro. Lo studio è stata anche una parte importante della mia carriera perché mi ha fatto capire che una persona non si esaurisce in quello che è poi la sua professione, ma può essere anche altro, può nutrire anche altre passioni, può far crescere la propria personalità. Sono orgoglioso di quello che ho fatto, continuo sempre a studiare, a cercare nuove opportunità perché mi piace.”
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