“Fatico a descrivere la mia felicità. Sono emozionato. Ma lo sapevo. Sapevo che sarebbe andata così. Prima dell’ultima visita ho detto all’amico che mi ha accompagnato: ‘Le stelle sono con noi, andiamo a brillare’”.
Vladimir Golemic parla da Roma pochi giorni dopo il momento che gli ha cambiato la vita. O meglio, gliel’ha cambiata di nuovo. Fermatevi un attimo e immaginate che all’improvviso vi venga tolto quel sogno e quella passione per cui lavorate da tutta la vita. Poi immaginate di aspettare per mesi un solo istante. Avete pensato a come potrebbe essere. “Ecco, ora mettete insieme queste due cose. Questo è stato il mio ultimo anno”.
È il 31 luglio 2024, Vladimir Golemic sta per iniziare una nuova stagione con il suo Vicenza. Poi lo stop improvviso: “Ti devi fermare”. Durante le visite mediche viene rivelata un’aritmia. Arriva il certificato di non idoneità sportiva: “Ma io mi sentivo bene”. Lo stop dal calcio, la lontananza dalla squadra, la mancata vicinanza di alcune persone, le domande dei figli sul motivo di quelle domeniche seduto in tribuna. La conferma della non idoneità anche dopo il ricorso, la risoluzione con il Vicenza. “Non è stato un periodo facile, forse il più duro della mia vita”.
Nessuno crede possa tornare a giocare. Nessuno tranne Vladimir. “Sono stato l’unico a crederci. Non ho mai mollato. Dentro di me lo sapevo. Questo mi rende orgoglioso”. Mesi seguito dal dottore Antonio Spataro, il ritorno in campo in Serbia, allenamenti e dieta studiati per risolvere quel problema cardiaco. Golemic non si è mai fermato.
Il 1º agosto la visita per ottenere l’idoneità. Un giorno che racchiudeva un anno intero. Una data che raccontava paure, coraggio, fatica, speranza, forza di volontà. “Bravo, sei andato bene. Posso darti l’idoneità”. “Le parole del dottore mi risuonano ancora nelle orecchie. Penso che lo faranno sempre. Non potrò mai dimenticare quel momento”. Dopo un anno, il sogno si è realizzato. “Sono tornato. Sono tornato davvero”.
Il viaggio
A novembre la scelta di affidarsi al dottor Spataro. L’utilizzo di “un loop recorder per tenermi controllato. Ogni tre mesi facevo una visita per confermare l’idoneità all’attività sportiva”. Tanti cambiamenti, compresa l’alimentazione: “Ho seguito una dieta specifica che potesse aiutare a migliorare la situazione legato alle aritmie. Ho smesso con i caffè che potevano facilitarle. E ho mangiato un sacco di pomodori. Mi hanno detto che fanno bene al cuore. Per fortuna quelli dell’orto di mia mamma sono buonissimi”. E poi il calcio. “Ho deciso di ripartire dal Mladost Lucani, una squadra vicino a casa in Serbia per stare vicino alla famiglia e a persone che non vedevo da tanto. Ho fatto le visite in un centro di eccellenza in Serbia dove mi hanno dato via libero. Ho chiesto di fare una visita ogni tre mesi per tenermi controllato. Ogni volta andava sempre meglio”. Quel campo, quel pallone, quelle sensazioni. Tutto dopo sei mesi: “Una liberazione. Ero felice come un bambino. Anche perché io mi ero sempre sentito bene, non avevo avuto problemi gravi che avrebbero potuto mettere in pericolo la mia salute. All’esterno, invece, veniva percepito come un qualcosa di grande e pericoloso, questo mi infastidiva”. Tornare in campo è stato come rivivere tante prime volte. Rivivere l’allenamento, l’adrenalina di una partita. E farlo dopo mesi di sofferenza, dubbi, sacrifici: “Mi sono liberato di tutto ciò che avevo dentro. Volevo dimostrare che nonostante tutto potessi tornare in campo”.1º agosto 2025
A giugno la decisione di prenotare quella visita tanto aspettata: “È stato un modo per pormi un nuovo obiettivo da conquistare. Non è stato facile. A volte avevo il timore che l’esito sarebbe potuto essere negativo”. Alla fine, però, la risposta a quelle paure era sempre la stessa: “Un sorriso. Avrei trovato una soluzione a tutto”. Un biglietto di sola andata per Roma per il 30 luglio. “Quando torni?”, mi ha chiesto mia moglie. “Non ho preso il ritorno. Vado per restare. Voi mi raggiungerete”. Dalla Serbia all’Italia: manca poco. “Quando sono arrivato all’aeroporto di Roma mi ha fermato la polizia. Non mi era mai successo”. “Scusi signore, cos’ha nella borsa?”. “Le mie scarpe da calcio”. Un unico pensiero. “La notte prima ho faticato ad addormentarmi, avevo un po’ di pensieri in testa. Poi è arrivato il giorno della visita. Avevo immaginato più volte a come sarebbe stato quel 1º agosto. Ero molto nervoso, continuavo a sudare. Mentre andavo sulla cyclette, cercavo di leggere e interpretare le espressioni del dottore". “Bravo, sei andato bene. Posso darti l’idoneità”. “Ho stretto e alzato i pugni al cielo, come un gol al 90esimo. Sono scoppiato a piangere. Era successo. Era successo davvero. Ho chiamato mia moglie, non ci credeva. Poi i miei genitori e a mia sorella. Dopo le telefonate ho spento il telefono, avevo bisogno di staccare e realizzare”. Nella testa passano tante immagini. In lui vive lo stesso coraggio del primo giorno: “Questa esperienza mi ha dato tanto. Mi rende orgoglioso perché non ho mai mollato. Questo dimostra che nella vita non bisogna mai arrendersi. Sentir dire che non ce l’avrei fatta è stato uno stimolo, volevo dimostrare di poter tornare. Ho lavorato per questo ogni giorno. Ci ho creduto ogni giorno. Era l’obiettivo più grande della mia vita. E ho imparato che oltre al calcio esiste anche altro. Altro di davvero importante. Bisogna apprezzare la vita, ogni giorno”. Ora la volontà è di “tornare a giocare in Italia. Avuta l’idoneità, la felicità era tanta che il mio primo pensiero era rivolto al Vicenza calcio ed alla tifoseria per l’affetto sempre dimostrato a tal punto che ho detto subito al mio legale e agente di proporsi alla società ma credo che la richiesta sia stata declinata. Ora cerco un progetto importante, un club che voglia fare bene”. Intanto, però, c’è ancora il tempo per emozionarsi. “Mi vengono i brividi ripensando a questi mesi. Ci ho creduto. Non ho mollato. È stata dura, ma ce l’ho fatta”. Sì, Vladimir Golemic ce l’ha fatta.Altre notizie - Interviste e Storie
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