L’Ascoli di Francesco Tomei è la quarta squadra promossa in Serie B, risultato ottenuto dopo aver battuto l’Union Brescia di Eugenio Corini in finale playoff. I bianconeri sono stati protagonisti di una stagione da record, con la miglior difesa del professionismo italiano e un 2026 fuori dal comune: quattordici partite consecutive senza sconfitte, tredici vittorie e una sola volta fermati sul pari, con addirittura dieci successi consecutivi.
Tra gli artefici principali c’è sicuramente Tomei, che ha raccontato la stagione dei bianconeri ai microfoni dei colleghi di Rete8: “È stata una cavalcata esaltante. È stata lunga e abbastanza faticosa, ma la cosa più importante alla fine è aver raggiunto un traguardo importante per una città che desiderava molto questa rinascita”.
Un traguardo raggiunto giocando un calcio propositivo, con un’impronta riconoscibile e una grande attenzione alla fase difensiva: “Giocare bene e subire poco si può fare, non abbiamo inventato chissà cosa. Io amo fare un tipo di lavoro, poi, come tutte le cose, io non scendo in campo ma sono i ragazzi a interpretare la partita, e quest’anno sono stato molto fortunato perché ho trovato un gruppo eccezionale. Noi abbiamo ricostruito da zero la squadra stando molto attenti a inserire giocatori con uno storico positivo e con un atteggiamento sano, questo permette di fare una doppia fase con molta coesione”.
Una menzione speciale su Rizzo Pinna, tra i simboli: “Andrea (Rizzo Pinna) è un giocatore che riesce a legare i reparti e ti dà una grande mano in non possesso, e nel calcio di oggi non puoi privarti neanche di un giocatore. Ormai il calcio è molto atletico e fisico, non esiste più un giocatore che non si sacrifica in campo. Entrare in quest’ordine di idee aiuta anche perché poi la squadra si dà una mano e diventa squadra”.
“Proprietà e allenatore devono viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda”
Tomei sottolinea anche il lavoro del DS Patti, capace di creare un organico importante: “Bisogna essere convinti di fare una cosa insieme, il DS e l’allenatore devono viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda. Se la proprietà ha un’idea e l’allenatore ne ha un’altra, nelle difficoltà ci si può scollare, e Matteo (Patti) mi ha dato una mano incredibile. Su 24 giocatori ne abbiamo cambiati 18, cercando di mantenere una logica e una funzionalità nei ruoli e nel gioco.
Continua: "Vedere i ragazzi riprodurre il lavoro fatto in allenamento ti riempie d’orgoglio, e molti giocatori come D’Uffizi e Milanese lo hanno fatto con grande entusiasmo, ma il merito è loro”.
“Mi piace avere la palla il più possibile”
Tomei sottolinea anche il grande lavoro svolto quest’anno dai suoi ragazzi, che hanno impersonificato un calcio tra i migliori non solo della categoria ma proprio del calcio italiano: “Ricercare lo spazio per attaccare la profondità è una logica conseguenza di una buona prima costruzione. Reputo inutile il discorso giochisti e risultatisti, perché, come dice Kompany, il calcio è come una religione e ognuno sceglie la sua. Io non penso che ci sia un allenatore che faccia qualsiasi lavoro per non vincere, quindi la vittoria è una conseguenza logica di quello che ami fare. A me piace avere palla il più possibile perché aumentano le possibilità di far male e mi piace costruire con il portiere perché è la prima superiorità che abbiamo”.
Un ruolo, quello del portiere, che in stagione ha visto in Vitale il suo guardiano: “Vitale era un portiere che ho trovato a Monopoli, di proprietà del Sassuolo ma già molto bravo con i piedi. Non ha la struttura da portiere, ma con la prima costruzione lui è un play. All’epoca si fece male e purtroppo non lo ebbi a disposizione tanto, poi fece due anni fa un campionato bellissimo con il Monopoli ma fu lasciato a casa perché era under. Quest’estate l’ho chiamato e, vedendo la possibilità, l’ho portato ad Ascoli, ed ora è un punto cardine di questa squadra. All’inizio anche il direttore era scettico, ma poi si è fidato ed è andata bene”.
“Di Francesco fondamentale per il mio percorso”
Tomei si sofferma a parlare dell’amico Eusebio Di Francesco, allenatore del Lecce e del quale è stato vice per molti anni: “Gli faccio i complimenti anche pubblicamente, dopo averglieli già fatti in privato, per la salvezza ottenuta a Lecce. Sono contento che abbia raggiunto un obiettivo difficilissimo, perché salvarsi in Serie A è molto complicato, soprattutto con un lavoro che gli è sempre stato riconosciuto. Con Eusebio ho passato tanti anni e l’ho sempre ringraziato perché mi ha dato la possibilità di formarmi come allenatore, mi ha fatto crescere molto in tantissime situazioni, soprattutto quella della gestione. Abbiamo fatto cose importanti e bellissime che mi porto dietro, come la promozione in Serie B ottenuta con il Pescara”.
Da Pescara a Sassuolo, passando per Roma e Lecce, con due giocatori su tutti che hanno lasciato in Tomei un ricordo indelebile: “Muriel e Cuadrado erano entrambi giovanissimi ma si vedeva che avrebbero fatto una carriera incredibile. Muriel era impressionante, l’unico difetto era che gli piaceva un po’ mangiare, ma era un giocatore meraviglioso. Anche per Cuadrado poco da aggiungere, parlano le carriere per loro. Roma-Barcellona? Indimenticabile anche perché era il giorno del mio compleanno. Nel tempo ho imparato a godermi il momento, e nel calcio come nello sport ci sono più sconfitte che vittorie e bisogna imparare a godersi i momenti positivi”.
“Pescara è la mia città, sono stato fortunato ad allenarla e vincere”
Un nome, quello di Tomei, che era stato accostato anche al Pescara, con il Presidente Sebastiani che non ha mai nascosto la grande stima: “Sicuramente fa piacere anche perché Pescara è la mia città. È normale che faccia sempre piacere e ringrazio anche Daniele. Lo conosco da tanti anni e so che è una persona capace, mi spiace per come sia finita quest’anno ma sono sicuro che si rialzerà come ha sempre fatto. Da tifoso e da pescarese mi auguro presto che si possa tornare su”.
Conclude con dei ricordi su Galeone e ribadendo il suo affetto per la città: “Pescara è la mia città. Sono nato qua e, nonostante abbia vissuto i primi anni in campagna, dai 14 anni vivo qua e ci vivo tuttora, inoltre ho tanti amici qua. Ho avuto il privilegio di allenarla con Eusebio (Di Francesco), pescarese come me, e di vincere un campionato, ed è stata una gioia immensa. Ai tempi ero in campo con la maglia della Fermana quando affrontammo il Pescara e, dopo il primo tempo che stavamo vincendo 2-1, poi Galeone si inventò tre sostituzioni nell’intervallo e perdemmo. L’altro giorno mi è stato chiesto il perché molti allenatori vengano da Pescara, e secondo me l’influenza di Zeman e Galeone è stata fondamentale. Spesso ricordo ai ragazzi che il calcio è un gioco, sicuramente popolare e mediatico, ma pur sempre un gioco e bisogna cercare di divertirsi. Secondo me dobbiamo riscoprirlo ed essere leggeri perché non bisogna estremizzarlo”.
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