Sera del 2 settembre. Guardi il soffitto, pensi al Trento e al suo arsenale, al Briamasco e al suo verde, alla Coppa e al suo fascino. Senti sia la paura che il desiderio di azzannarla. Adrenalina, adrenalina pura. Sera del 3 settembre. Questa volta guardi il cielo: non ha crepe e ti sorride. Senti solo gioia, perché hai battuto il Trento, il suo arsenale e il Briamasco: sei ancora in gioco nella Coppa che mai avevi giocato prima.
Questa è la storia del Desenzano. Di una neopromossa che si nutre sorprendendo. E sorprendendosi, come fatto questa sera e - più in profondità - fino a questo punto del viaggio. Appena iniziato, ma già bello e ricco. Incisioni di vita: il pari all'ultimo respiro contro la Pro Vercelli, lo 0-0 di campionato strappato a un Trento - come detto -successivamente battuto nel secondo turno di Coppa. Prima ancora, la solida prova di Lecco e il prosieguo nella suddetta competizione conquistato ai calci di rigore.
Eccola, la pietra di Gaburro. Firmata con il sudore e scagliata con il coraggio. Lui che di promozioni in Serie C ne ha conquistate cinque; lui che non ha certo esaurito proprio adesso le scorte di fantasia. Allevatore di idee, dicevamo: la sua è una squadra riconoscibile. Arrembante per vie centrali, qualitativa quando scorge metri, soprattutto muscolosa e umile nei momenti di sofferenza. Ha incassato una sola rete in 360 minuti. Sono piccoli segnali, eppure valgono grandezza.
Esperienza, meglio ancora, perché è pur sempre una tappa di mille e non bisogna accelerarne il moto. Siamo all'inizio, ripetiamolo. Ma la strada è tracciata e i mezzi per rifinirne i dettagli sembrano esserci tutti. Il mercato ha apportato freschezza e un tocco di esperienza finale - leggasi Moscati - che addolcisce il gioco delle coppie dentro le linee. Alla guida c'è un uomo che ne sa. Alle spalle un'ambiente che non morde ma accarezza. Ecco come Desenzano, dalle impervie della D, è arrivato a incrinare Tabbiani e i suoi gialloneri. Lottando felice.
La decide un ex Juventus
Minuto 74. Equilibrio e bagarre. Tic tac, un passo e poi l'altro. Ma nessuna sfonda. Il Trento palleggia, il Desenzano taglia i fili e poi ricuce con il gol. C'è di nuovo feeling. Graffia quando nessuno guarda. Ci pensa Andrea Procaccio. Lui, scuola Madama, il match winner. Semplice: prende, spara e dispensa gioia.
Come fatto per tutta la durata dello scorso campionato, dove ha segnato 10 reti, servito 4 assist e inciso un marchio di bellezza sulla conquista della Serie D. Come fatto anche l'anno prima, dato che parliamo di un capostipite del blocco biancazzurro: è alla stagione numero tre sul Garda, ha ritrovato stabilità dopo vari traslochi e, oggi, può godere di piena spensieratezza.
I prossimi impegni
Ora, occhi sul futuro. E il futuro, per il Desenzano, si chiama Union Brescia. Tira aria di derby e il solo sentirne la brezza diverte: da una parte la corazzata di Corini, dall'altra la giovane realtà di Gaburro. Il consiglio è sempre quello di non prendere impegni.
D'altro canto, il Trento cercherà riscatto contro il Lecco: corsi e ricorsi, la prima vittima di Coppa dello stesso Desenzano. Hai capito, a volte, questo folle gioco?
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