Nel cammino importante del Grosseto, grande protagonista di questa prima parte di stagione, c'è sicuramente anche la firma di Lorenzo Andreoli. Giovane centrocampista classe 2006, è una delle piacevoli scoperte del club toscano. Otto presenze complessive e un gol, siglato durante l'ultima giornata sul campo del Pineto. Una gioia, la prima tra i professionisti, descritta così: "Per me è stata un'emozione unica, soprattutto perché ha contribuito ad allungare il nostro periodo positivo". 

La dedica, invece, è per due figure speciali: "Ai miei genitori devo tanto, anche nei momenti più difficili non mi hanno mai lasciato da solo. Era inevitabile che dopo la rete il primo gesto andasse a loro. Li ringrazierò sempre". Già, perché nel percorso di Andreoli ci sono stati anche giorni complessi, come quelli vissuti dopo il fallimento della SPAL: "Ero lì fin da quando avevo nove anni. Non dimenticherò mai la vittoria del torneo di Gallipoli nel 2020 con l'Under 14 e poi la prima convocazione in Serie C, dove ho assaporato per la prima volta l'aria della prima squadra. Sono ancora legato al club e alla città, è stato un dolore forte. Quasi come vivere un lutto, è successo tutto in modo inaspettato. Quello è stato il periodo più duro della mia carriera", dichiara il centrocampista. 

Rimboccarsi le maniche e ripartire. Arriva così la chiamata dell'Adriese, in Serie D, dove ritrova una sua vecchia conoscenza: "Massimo Pedriali, allenatore che ho avuto anche alla SPAL, mi ha spinto a sposare quel progetto. È stato uno step fondamentale per la mia crescita, mi ha formato, dandomi la possibilità di arrivare tra i professionisti. Lui, insieme a Massimiliano De Gregorio, è uno degli allenatori che ricordo con più piacere. Anche se ho sempre cercato di trarre qualcosa da tutti".  Un passaggio praticamente cruciale, che ha dato al classe 2006 la possibilità di osservare il mondo del calcio da un'altra prospettiva: "Dopo quello che era successo a Ferrara è stato giusto ripartire dalla D. Secondo me è uno step necessario per chi viene dalla Primavera. Ti prepara al professionismo, che sto vivendo ora con il Grosseto". 

 A piccoli passi 

In casa Grosseto è praticamente un mantra: gioire dell'ottimo momento, ma senza mai perdere di vista l'obiettivo. A piccoli passi, appunto: "Siamo un bel gruppo, ci troviamo bene sia dentro che fuori dal campo. Ma siamo consapevoli che ci sia ancora molto da fare. Sento la fiducia dell'ambiente, io sono un ragazzo umile che pensa solo a lavorare". 

Tra gli artefici dello straordinario avvio dei toscani c'è l'allenatore Paolo Indiani, il 'mago' delle promozioni. Quattro nelle ultime cinque stagioni, dodici complessive in carriera. Dopo il successo nell'ultima stagione di Serie D ha già saputo trovare nuova linfa da un gruppo giovane, ma ricco di talento: "Si rapporta bene con tutti noi, il gruppo è unito e lo segue, i risultati sono solo una conseguenza. C'è tanto entusiasmo. Come ci ripete spesso, non dobbiamo fare voli pindarici perché la strada è ancora lunga". 

Obiettivi 

Concentrazione, passione...e un po' di scaramanzia. C'è infatti un rituale speciale che accompagna ogni ingresso in campo di Lorenzo: "Faccio sempre un saltello con il piede sinistro". E sugli idoli: "Il mio giocatore preferito è Dybala. Ma per quanto riguarda il mio ruolo seguo molto Pedri, guardo spesso le partite del Barcellona". 

Fuori dal campo, infine, le idee sono già chiare: "In questo momento sto frequentando la facoltà di Economia, che mi ha incuriosito di più rispetto a quella di Scienze Motorire. Penso che sia importante continuare gli studi, nonostante gli impegni con il calcio". Prendere la decisione giusta, lasciare 'casa' e ripartire. Intanto il viaggio di Lorenzo Andreoli ha già intrapreso una nuova direzione. 

Sezione: Interviste e Storie / Data: Mer 30 settembre 2026 alle 09:00
Autore: Rocco Cristarella
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