La corsa verso la Serie B entra nella sua fase più calda. Dopo una stagione lunga, logorante e piena di colpi di scena, i playoff di Serie C hanno finalmente delineato il quadro delle semifinali, dalle quali usciranno le due squadre che si contenderanno l’ultimo pass disponibile per la cadetteria insieme al Vicenza di Fabio Gallo, all’Arezzo di Cristian Bucchi e al Benevento di Antonio Floro Flores, già promossi grazie alla vittoria dei rispettivi gironi.
Da una parte ci sarà il fascino di Catania-Ascoli, due piazze storiche del calcio italiano guidate da due allenatori esperti come Domenico Toscano e Francesco Tomei. Dall’altra, però, i riflettori inevitabilmente si accendono sulla sfida tra Salernitana e Union Brescia, un confronto che sa di categoria superiore non soltanto per il blasone delle società coinvolte, ma anche per i protagonisti seduti in panchina.
Perché quella tra Serse Cosmi ed Eugenio Corini è molto più di una semplice semifinale playoff. È una sfida nella sfida, tra due allenatori che hanno vissuto la Serie A da protagonisti, attraversando epoche diverse del calcio italiano. Due allenatori profondamente differenti per carattere e filosofia, ma accomunati dalla voglia di rimettersi in gioco e di riportare entusiasmo in due città che chiedono soltanto di tornare a respirare grande calcio.
L’unico precedente in Serie A tra i due risale alla stagione 2012/2013. Fine novembre, Chievo contro Siena: terminò 0-0 in una gara povera di emozioni, una partita ricordata più per la tensione che per lo spettacolo. Corini era arrivato da poche settimane sulla panchina gialloblù, mentre Cosmi da lì a poco sarebbe stato esonerato dal Siena. Era un altro calcio, un’altra epoca. Oggi, tredici anni dopo, entrambi si ritrovano in Serie C, a un passo da una finale playoff che può cambiare il destino di una stagione.
Serse Cosmi, l’uomo delle imprese impossibili
Serse Cosmi non ha mai avuto bisogno di presentazioni. Uomo sanguigno, passionale, autentico, rappresenta una delle figure più riconoscibili del calcio italiano degli ultimi quarant’anni. Dopo una carriera da calciatore vissuta interamente nei dilettanti, la sua avventura da allenatore comincia nel 1987 nei settori giovanili, prima del debutto tra i grandi nel 1990 sulla panchina del Pontevecchio, in Prima Categoria. L’impatto è immediato: vince subito il campionato e inizia una scalata che lo porterà fino alla Serie A. La svolta arriva nel 1995, quando firma con l’Arezzo, dove in cinque stagioni trasforma il club toscano conducendolo fino ai playoff di Serie C1 e attirando l’attenzione della massima serie.
Nel 2000 è Luciano Gaucci a consegnargli la grande occasione sulla panchina del Perugia in massima serie. In Umbria costruisce il punto più alto della propria carriera: vince una Coppa Intertoto, conquista la qualificazione in Coppa UEFA e diventa uno degli allenatori simbolo di quel calcio provinciale capace di sorprendere le grandi. Dopo l’addio al Perugia nel 2004, inizia un lungo viaggio tra Serie A e Serie B: Genoa, Udinese, Brescia, Livorno, Palermo, Lecce, Siena, Pescara, Trapani, Venezia, Ascoli e ancora Perugia raccontano il percorso di un allenatore che ha vissuto il calcio senza mai snaturarsi. Indimenticabili le notti europee contro il Barcellona di Messi e Ronaldinho ai tempi dell’Udinese nella stagione 2005/2006, con i blaugrana che a fine anno vinsero la UEFA Champions League. Nel 2021 arriva il ritorno in Serie A con il Crotone, senza riuscire però nell’impresa salvezza. Poi l’esperienza in Croazia con il Rijeka e infine il ritorno in Italia, alla Salernitana, quasi tre anni dopo l’ultima panchina. Ora, a 67 anni, Cosmi sogna un’altra cavalcata trionfale.
Corini e il legame indissolubile con Brescia
Diversa, ma altrettanto significativa, la storia di Eugenio Corini. Da calciatore è stato uno dei centrocampisti più eleganti e intelligenti della sua generazione. Oltre 650 presenze tra i professionisti con maglie prestigiose come Juventus, Napoli, Chievo Verona, Palermo e Brescia, oltre alla vittoria dell’Europeo Under 21 del 1992 da capitano dell’Italia. Un leader silenzioso, capace di incantare in campo con la propria visione di gioco. Dopo il ritiro, il suo percorso da allenatore parte dalla Serie B al Portogruaro, lasciato dopo pochi giorni per divergenze sul mercato, con Crotone e Frosinone che rappresentano le tappe prima della grande occasione nel 2012, quando subentra a Domenico Di Carlo sulla panchina del Chievo in Serie A.
A Verona resta per due stagioni, ottenendo salvezze convincenti e guadagnandosi la reputazione di allenatore preparato e moderno. Dopo l’esonero nel 2014, vive esperienze alterne con Palermo (dove subentrerà a Roberto De Zerbi), Novara, Lecce e Cremonese, ma il suo nome rimane indissolubilmente legato a Brescia. Nel 2018 riporta infatti le Rondinelle in Serie A vincendo il campionato di Serie B, uno dei risultati migliori della sua carriera. Il ritorno nella massima serie sarà complicato, tra esoneri e ripensamenti, ma il legame con la città non si spezzerà mai. Così, nel dicembre 2025, Corini accetta la chiamata della neonata Union Brescia, nata dalle ceneri del vecchio Brescia, subentrando ad Aimo Diana. Con il Vicenza ormai irraggiungibile, l’obiettivo di consolidare il secondo posto viene centrato con pieno merito. Adesso, però, arriva il momento più difficile: superare la Salernitana di Cosmi e regalare a una città ferita, ma ancora innamorata del calcio, la possibilità di tornare a respirare le categorie che si merita.
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