Non si è fatta attendere la risposta del presidente del Trapani Valerio Antonini rispetto al comunicato rilasciato ieri in serata dai tifosi. La curva del Trapani infatti ieri ha annunciato ufficialmente la decisione di non entrare allo stadio fino a data da destinarsi, in segno di protesta contro il presidente Valerio Antonini.

Un duro comunicato dove si legge tutta la rabbia dei tifosi, in uno dei passaggi: Uno stadio vuoto, un popolo tradito, una fede calpestata. Non c’è più orgoglio, non c’è più rispetto, solo silenzio, rabbia e vergogna”.

Pronta in serata è arrivata la risposta di Antonini sui propri canali social. Un lungo messaggio rivolto ai tifosi "veri", come da lui definiti, e successivamente alla Curva. Una risposta che però non è passata solo dalle parole, ma anche dai fatti. Infatti la società in vista della gara contro l'Atalanta U23, ha messo in vendita i biglietti del settore gradinata al simbolico prezzo di 0.10 euro, per cercare di riempire il 'Provinciale'. 

Una situazione delicata che getta ulteriore benzina sul fuoco intorno al Trapani, in un annata travagliata per le questioni extracampo dei siciliani. Adesso si attende di capire quale sarà la risposta del pubblico del Trapani, e come questo influenzerà l'andamento della squadra. 

Le parole di Antonini
 

"Cari tifosi sani, veri, quelli che amano il Trapani Calcio sopra ogni cosa e che lo vivono con il cuore pulito, Non sono bastati 4 titoli in due anni e mezzo, due promozioni conquistate sul campo, due impianti riportati in vita con milioni investiti e tanta passione, per poter semplicemente lavorare in serenità e ricevere un minimo di rispetto umano."

"Ho incassato insulti feroci a me e alla mia famiglia, minacce esplicite anche con coltelli mostrati sui social, aggressioni verbali continue.
E tutto questo è stato puntualmente giustificato, coperto, alimentato da narrazioni costruite a tavolino, con precise indicazioni politiche che ormai sono evidenti anche a chi non vuole vedere, con una chiara e precise matrice comune, alimentata per di più grazie ad una buona parte della stampa locale compiacente."

"Mi accusano di penalizzazioni (che a breve siamo convinti saranno tolte per via delle note vicende degli ultimi giorni), di false promesse (quando invece ho mantenuto ogni singola parola data), di “mancata programmazione”, di “incertezza sul futuro”. Ma l’unica vera incertezza che vedo è quella di chi, non avendo più argomenti, continua a inventarsi il nemico da combattere. Sono profondamente amareggiato. Lo sport, che dovrebbe essere aggregazione, fratellanza, orgoglio condiviso, troppo spesso tira fuori il peggio dell’animo umano. E fa male, fa male davvero, scoprire che 36 minuti di insulti selvaggi,  urlati davanti a mia moglie e ai miei figli, accompagnati da uno striscione infame e da attacchi personali ai miei collaboratori , vengano considerati da alcuni “normali”.

"Pretendere che io, dopo aver ricevuto rassicurazioni in settimana da alcuni degli stessi tifosi in cambio di un alleggerimento delle mie posizioni che avevo messo in essere prima della partita con la Cavese, debba far finta di nulla e sorridere, è un insulto non solo a me, ma al buonsenso e alla dignità di chiunque abbia una famiglia. I presidenti delle squadre che vengono a Trapani mi dicono TUTTI di essere increduli nel sentire certi cori e vedere certi striscioni ricordandosi di cosa fosse lo Stadio Provinciale prima del mio arrivo e di come lo hanno trovato dal mio arrivo."

Il messaggio finale

"Ma non arretrerò di un millimetro nella lotta contro ogni forma di violenza, di intimidazione, di minaccia, di prevaricazione dentro e fuori lo stadio.
Se qualcuno crede che il Trapani Calcio possa finalmente un giorno ambire a diventare grande senza rispetto reciproco, senza regole, senza sicurezza, si sbaglia di grosso."

"E quando , e se,  si tornerà a giocare sui campetti di periferia, a inseguire campionati che non contano nulla per la città, in tanti capiranno, amaramente, cosa si è perso. Ho dato tutto quello che avevo, e lo farò ancora, finché avrò forze e possibilità. Ma non lo farò mai in ginocchio davanti a chi usa la violenza come linguaggio. Con dolore, ma con la schiena dritta."

Sezione: News / Data: Gio 26 febbraio 2026 alle 11:35
Autore: Luca Jannone
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