La fase nazionale dei playoff mette di fronte due mondi calcistici diversi, separati da storia, obiettivi e percorso stagionale. Per l’Union Brescia di Eugenio Corini il cammino playoff inizierà contro la squadra più imprevedibile e spettacolare di questa post season. Il Casarano si è infatti preso la scena con un percorso clamoroso, ribaltando pronostici e avversari con una personalità sorprendente. L’ultima impresa è arrivata contro il Renate: dopo il 2-0 subito in Puglia, i salentini hanno travolto i lombardi con un netto 0-3 in trasferta, completando una rimonta che ha lasciato tutti senza fiato.
Eppure il viaggio del Casarano era iniziato già con segnali evidenti. Al primo turno i pugliesi erano andati a vincere 0-2 sul campo del Monopoli, mentre nel turno successivo avevano firmato il risultato simbolo della loro corsa playoff: un incredibile 1-5 al “San Vito-Gigi Marulla” contro il Cosenza. Una notte da incubo per i rossoblù e da leggenda per la formazione di Vito Di Bari, capace di compiere un'impresa storica.
I numeri lontano da casa raccontano meglio di qualsiasi definizione il momento del Casarano. Tre trasferte playoff, dieci gol segnati e appena una rete subita. Un rendimento impressionante per una squadra che durante la stagione regolare aveva spesso alternato calcio spettacolare e fragilità difensive. Nei playoff, invece, il gruppo pugliese sembra aver trovato equilibrio senza perdere quella spensieratezza offensiva che ne ha fatto una delle squadre più divertenti dell’intera Serie C.
Ora però il livello si alza ulteriormente. Davanti ci sarà un Union Brescia costruito per vincere, che ha chiuso al secondo posto del Girone A alle spalle del Vicenza da record di Fabio Gallo. Una squadra, quella di Corini, diversa da tutte quelle affrontate finora dal Casarano: più esperta, più strutturata e soprattutto dotata della miglior organizzazione difensiva del girone.
Dalle macerie del Brescia al progetto Union: il ritorno firmato Pasini e Corini
Gli ultimi tredici mesi della società lombarda rappresentano una delle trasformazioni più profonde viste recentemente nel calcio professionistico italiano. Tutto nasce dal fallimento del Brescia di Massimo Cellino e dalla successiva esclusione del club dai campionati professionistici. Il 17 luglio 2025 prende così vita l’Union Brescia, nato attraverso il trasferimento del titolo sportivo della Feralpisalò e il cambio di denominazione voluto dal presidente Giuseppe Pasini, deciso a non disperdere la tradizione calcistica bresciana. Il progetto parte con Aimo Diana in panchina e con un obiettivo dichiarato dalla società: riportare il Brescia in Serie B nel giro di tre anni. Ma il campionato accelera i tempi delle decisioni e a dicembre, dopo il ko contro il Lumezzane e con il Vicenza capolista ormai distante tredici punti, arriva la svolta: Diana viene esonerato e la guida tecnica passa a Eugenio Corini, bandiera storica del calcio bresciano. Con la promozione diretta ormai compromessa, l’obiettivo diventa blindare il secondo posto e prepararsi ai playoff nel miglior modo possibile.
Corini riesce pienamente nella missione. L’Union Brescia chiude infatti la stagione con la miglior difesa del Girone A con appena 24 reti subite e 18 clean sheet, numeri inferiori soltanto a quelli dell’Ascoli considerando tutti e tre i campionati professionistici italiani. Ma a impressionare è anche la forza collettiva del gruppo: ben 19 marcatori diversi mandati a segno nel corso della stagione, simbolo di una squadra compatta, equilibrata e capace di trovare protagonisti differenti in ogni momento dell’anno. Ora l’ingresso nella fase nazionale da testa di serie rappresenta il primo vero banco di prova di un progetto nato appena un anno fa ma già chiamato a riportare il nome Brescia nel calcio che conta.
Casarano, l’outsider che sogna ancora: dai 27 anni d’attesa alle notti folli dei playoff
Di fronte, però, ci sarà probabilmente la squadra più libera mentalmente di questi playoff. Il Casarano del presidente Filograna era partito a inizio stagione con un obiettivo molto più semplice: salvarsi serenamente al ritorno tra i professionisti dopo ventisette anni di assenza. Invece i pugliesi hanno costruito un campionato sorprendente, chiuso da protagonisti grazie soprattutto ai gol di Cosimo Chiricò. L’attaccante classe 1991 ha raccolto l’eredità pesantissima di Nicola Loiodice, simbolo della promozione della passata stagione, chiudendo il campionato come capocannoniere del Girone C con 18 reti.
La squadra di Vito Di Bari è stata per lunghi tratti imperfetta ma spettacolare. I 56 gol segnati hanno rappresentato il quarto miglior attacco del girone, mentre i 57 subiti ne hanno fatto contemporaneamente una delle difese più vulnerabili del campionato. Un equilibrio precario che però ha reso il Casarano una formazione imprevedibile e difficile da affrontare. Se nei playoff i pugliesi hanno costruito le loro imprese soprattutto in trasferta, durante la regular season era stato il “Capozza” il vero punto di forza: 35 dei 56 punti complessivi sono arrivati davanti al proprio pubblico, con appena quattro sconfitte interne in tutta la stagione. I 16 punti conquistati nelle ultime sei giornate hanno spinto il Casarano dentro i playoff, dove la squadra ha assunto il ruolo perfetto: quello dell’outsider capace di imprese impossibili. E dopo aver eliminato Monopoli, Cosenza e Renate, i pugliesi non hanno alcuna intenzione di fermarsi.
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