Dipende tanto, o forse tutto, da come pensi, lavori, ti comporti. Dipende dalle idee che ti guidano e da come sai dar loro forma. Perché saranno queste variabili a indicare la strada e a fornire gli strumenti anche in quei momenti che, per difficoltà o novità, si rivelano diversi rispetto al passato. E le idee del mondo Atalanta sono state da sempre chiare, precise, solide. Basi su cui è stata costruita e modellata filosofia che in modo coerente e armonioso ha permesso di creare l’universo nerazzurro in ogni sua sfumatura, compresa quella dell’U23.
U23 che è stata conferma della grandezza del progetto bergamasco. E lo è stata in ognuna delle tre stagioni giocate. E lo è stata perché ognuna di queste tre annate si è rivelata essere diversa dalle altre. Ed è nella capacità di affrontare tale diversità che si legge e comprende l’importanza di quanto fatto dalla seconda squadra nerazzurra.
Il primo era stato l’anno della novità e della sorpresa. La seconda quella dell’entusiasmo e di un risultato storico. La terza quella della maturità. Rispetto ai due precedenti è stato un percorso meno netto e continuo, ma non per questo di meno valore. Perché la forza di un gruppo e di un club sta anche, o forse soprattutto, nel come si affrontano momenti di incertezza e difficoltà, prima spesso sconosciuti. Ecco, quei momenti l’U23 ha saputo guardarli, viverli, superarli.
L’ha fatto grazie a quella consapevolezza delle idee che affondano nel suo essere. Un essere radicato nei tanti ragazzi che in U23 ci sono arrivati dopo anni nel settore giovanile. Un essere che ha condotto la squadra più giovane del campionato a qualificarsi per la terza volta consecutiva ai playoff. Lo si è detto all’inizio, dipende tutto dalle idee e da come le si mette in atto. Lo insegna la scuola Atalanta.
La stagione della maturità
Maturità, un concetto che apparentemente può sembrare contraddittorio se riferito a una squadra composta da soli giovani. Può sembrare. Non lo è se la squadra è l’Atalanta U23 e la maturità dei suoi ragazzi è figlia di una graduale e attenta formazione della persona e dell’essere umano, ancora prima del giocatore. Le tre qualificazioni ai playoff in altrettanti anni di vita sono “solo” il risultato. Bisogna, però, andare oltre. Bisogna osservare e raccontare chi quel risultato l’ha creato. Ci sono la presidenza Percassi e il ds Fabio Gatti, capace di plasmare una rosa che, per la natura propria delle seconde squadre, deve rinnovarsi stagione dopo stagione. C’è una squadra, guidata da Salvatore Bocchetti, che è la più giovane del girone. Ci sono i giocatori che sono espressione delle direttrici della filosofia atalantina: progettualità, idee, prospettiva.
Da una parte la tradizione. 21 dei 27 giocatori dell’U23, arrivano dall’academy nerazzurra, compresi i quattro over: Bergonzi, arrivato nel settore giovanile 18 anni fa, Panada, Ghislandi e Cortinovis, arrivati 17 anni fa; dall’altra, c’è l’innovazione, con i sei innesti: Plaia, Navarro, Pounga, Levak, Misitano e Zanaboni. Tutti giovani, tutti di prospettiva. Quello dell’Atalanta è un sistema. E in un sistema l’equilibrio si mantiene grazie alle sue variabili e al coordinarsi tra queste. Nel campionato appena concluso, il sistema nerazzurro ha dovuto riscoprirsi e trovare un equilibrio diverso. E ci è riuscito. L’Atalanta U23 è ai playoff, una volta ancora.
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